Come ormai consuetudine, anche quest’anno, anche nella mia Cesena, sono state sperperate parole vuote ed ipocrite sulla giornata della memoria per ricordare le vittime dei campi di concetramento nazisti. Apro il Corriere di Romagna del 27 gennaio e leggo nella rubrica “Facciamo i Conti“, tenuta dal Giordanissimo sindaco di Cesena Conti:
Sono passati esattamente 63 anni da quel sabato 27 gennaio 1945 quando i cancelli di Auschwitz furono abbattuti e fu svelato, in tutta la sua vastità, l’orrore del genocidio nazista.
Tale incipit di rubrica moralizzatrice è sintomatica dell’approccio mediatico a quella grande tragedia che fu la Seconda Guerra Mondiale (WWII), oggi praticamente derubricata in “semplice” sterminio di ebrei. Il punto non è appurare “se” lo sterminio di massa sia avvenuto o meno: le teorie negazioniste rischiano spesso di peccare di grossonalità nel negare l’evidenza. L’eliminazione fisica di 5 milioni di ebrei è un fatto appurato e naturalmente gravissimo, che merita certamente di essere ricordato in perpetuo.
Perògli ebrei non sono state le uniche vittime di quel terribile conflitto, e non è giusto ricordare solo la loro tragedia per sfruttarla oggi a fini propagandistici. Oltre ai 5 milioni di ebrei nei campi di concentramento furono eliminati almeno un altro milione di zingari e transitò per i lager un altro milione di civili provenienti dai territori dell’Est Europa. Soprattutto le orde naziste compirono un altro massacro di massa, sterminio, genocidio, o come lo si voglia chiamare, che NESSUNO RICORDA.
Si tratta dell’eliminazione fisica delle popolazioni sprezzantemente definite “slave” sul fronte orientale (Ostfront), nei territori sottratti all’Unione Sovietica. La patria di Stalin sacrificò qualcosa come 20 milioni di suoi figli nell’immane scontro con la Germania fascista. Hitler aveva istruito le sue truppe affinchè si preparassero ad uno “scontro di civiltà”, dipingendo i bolscevichi come barbari selvaggi e malvagi. Ogni villaggio occupato, dall’Ucraina e Bielorussia fino alle porte di Mosca, veniva quindi svuotato di tutti gli abitanti, radunati nella piazza principale, e quindi selvaggiamente fucilati quando non arsi vivi in una delle case di legno. Un reparto speciale delle SS seguiva tutte le armate per occuparsi dell’ordine nelle retrovie e soprattutto di rastrellare gli ebrei.
Le sofferenze provocate dai fascisti nei confronti dei popoli sovietici furono indescrivibili, ed in termini di vite umane, il prezzo pagato fu superiore anche a quello delle vittime dei campi di concentramento. Un buon film, per chi volesse approfondire l’argomento, è Come and See (Russian: Иди и смотри, Idi i smotri).
Oggi però nessuno sembra ricordarsi di questa pagina terribile della WWII, nessuno ricorda che furono proprio i fratelli di questi eroi a liberare Auschwitz (Benigni la tua falsità è vomitevole).
Non lo ricorda nemmeno Giordano Conti, che parla di cancelli di Auschwitz che si aprono, senza citare i T34 sovietici che li hanno sfondati e gli Organi di Stalin che hanno messo in fuga gli aguzzini fascisti.
PS: Io Auschwitz l’ho visitato nel 2000. In realtà Auschwitz non è un solo campo ma un insieme di campi. Il treno arrivava, così come si vede sia in Schindler’s List che ne La Vita è Bella, ad Auschwitz II noto anche come Birkenau, cinque o sei volte più grande di Auschwitz I (dove adesso c’è il museo), comunque l’uno a pochi passi dall’altro. Ci si arriva a piedi dalla stazione di Oswiecim, che altro non è che il nome originale polacco (siamo in Polonia) del luogo, poi tradotto dai tedeschi in Auschwitz.
Consiglio di leggere anche: “Auschwitz fu liberata dall’Armata Rossa di Stalin“



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