Il problema dell’incolumità dei ciclisti a Cesena, e quello strettamente collegato dell’inadeguatezza\carenza di piste ciclabili, diventa ogni giorno più inaccettabile. Mi riprometto di tornare su questo blog a trattare l’argomento con costanza, dedicando spazio alle foto, alle sagnalazioni ed ai commenti di tutti gli “utenti deboli” della strada: i ciclisti. Ecco intanto un ottimo lavoro realizzato da un compagno cesenate che ringrazio calorosamente con foto e pensieri dedicati alla triste realtà cesenate: si intitola “L’arroganza ha quattroruote” ed è anche scaricabile da qui.
L’ arroganza ha quattro ruote
(Testi tratti da: “Elogio della bicicletta” di Ivan Illich a cura di Franco La Cecla)
“La bicicletta richiede poco spazio. Se ne possono parcheggiare diciotto al posto di un’auto, se ne possono spostare trenta nello spazio divorato da un’unica vettura. Per portare quarantamila persone al di là di un ponte in un’ora, ci vogliono dodici (corsie) se si ricorre alle automobili e solo due se le quarantamila persone vanno pedalando in bicicletta”.

La “pista ciclabile” di via Sobborgo F. Comandini
“L’automobile espropria secoli di diritti d’uso, commons che garantivano fiere, mercati, ambulanti, vita intensa e ricca di faccia a faccia. Inventa un handicappato, il pedone, qualcuno che viene definito da una mancanza. E inventa le riserve, i recinti chiusi dove questa minoranza può circolare, le zone pedonali. Offre in cambio l’isterica fissità dello sguardo sul parabrezza, l’idiotismo di chi seduto crede, accelerando, di vivere una grande avventura”.

Automobili in sosta nella zona pedonale di fronte alla Biblioteca Malatestiana
“L’automobile è un ossimoro. La risposta individuale alla mobilità finisce per impedire all’individuo di spostarsi: il traffico e l’imbottigliamento non sono un effetto secondario del sistema, ne sono l’essenza”.

Pista ciclabile in Via L. Montanari
“A ogni incremento della velocità di un veicolo cresce il costo della propulsione e della rete stradale e - cosa più drammatica di tutte – aumenta lo spazio che il veicolo divora col suo movimento”.

Il parcheggio in Piazza della Libertà
L’auto è oggi il disprezzo del mondo là fuori, il poterne chiaramente fare a meno. E’ la fruizione distratta di pedoni, leoni da safari, puttane da marciapiede notturno e blockbusters di periferia. L’auto è l’impero occidentale, è l’avanzare inesorabile dell’asfalto e del calore che porta con sé”.
“ […] C’è posto, in altre parole, per un mondo di maturità tecnologica. Per quanto riguarda il traffico, è il mondo di coloro che hanno triplicato le dimensioni del loro orizzonte quotidiano salendo su una bicicletta. E’ anche il mondo caratterizzato da una varietà di motori ausiliari disponibili per i casi in cui la bicicletta non basta più e una spinta suppletiva non limita né l’equità né la libertà. Ed è ancora il mondo dei lunghi viaggi: un mondo dove ogni luogo è accessibile ad ogni persona, secondo il suo talento e la sua velocità, senza fretta e senza paura, per mezzo di veicoli che coprono le distanze senza far violenza alla terra che l’uomo ha calcato per centinaia di migliaia di anni”.






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