L’importanza ed il significato di questa giornata, di questa ricorrenza, sicuramente meriterebbero di più di un semplice ricordo su un blog. Nell’inverno tra il 1942 ed il 1943 l’esercito hitleriano fu definitvamente fermato, e sonoramente sconfitto, nel suo punto di massimo avanzamento ad oriente: Stalingrado.
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Due foto che raffigurano l’innalzamento da parte di un soldato sovietico della bandiera rossa e la felicità dei soldati dell’Armata Rossa per la vittoria (foto Wikipedia)
In una delle più sanguinose e feroci battaglie della storia, l’Armata Rossa riuscì nell’immensa impresa di sconfiggere le unità ed i reparti di elite dell’esercito germanico, segnando il vero punto di svolta di tutta la Seconda Guerra Mondiale. Nel complesso di tutte le manovre del fronte di Stalingrado, l’Unione Sovietica ha immolato alla causa non meno di un milione di suoi figli, tra morti, prigionieri e feriti. Una cifra spaventosa di persone che hanno lottato per garantire anche la nostra libertà. Per questo ritengo che il 2 febbraio non debba avere, nella nostra storia di repubblica antifascista, meno importanza del 25 aprile.
Il mattino del 2 febbraio 1943 mi recai con Gurova all’osservatorio del generale Ivan Ilic Liudnikov che si trovava tra le rovine dell’ufficio della fabbrica Ottobre Rosso, nello stesso punto ove poco tempo prima sorgevano gli osservatori di Sokolov e Goriscni. L’ultimo attacco della 62^ armata fu scatenato contro le fabbriche e le borgate Barricady e STZ. All’offensiva parteciparono le divisioni Goriscni, Sokolov, Satiuk, Liudnikov, Guriev, Rodimtsev e la brigata Strigol. Contemporaneamente il gruppo settentrionale fu attaccato da ovest e nord-ovest dalle armate vicine. L’offensiva ebbe inizio alle 12.
La preparazione d’artiglieria fu breve: si sparò soltanto a puntamento diretto su bersagli visibili. Vedevamo distintamente i soldati fascisti dimenarsi nella zona delle fabbriche. Subito dopo la preparazione dell’artigliera, la fanteria e i carristi si lanciarono all’assalto.
I tedeschi superstiti non accettarono l’ultima battaglia e alzarono le mani. Sulle baionette avevano legato stracci bianchi.
Frammenti tratti dal diario del generale Vasili Ciuikov.



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