Ennesima giornata, quel del 10 febbraio, dedicata a commemorazioni nazionaliste e revisioniste. Per fortuna che c’è sempre qualcuno che sa rispondere efficacemente.
Mi riferisco allo striscione di qualche anno fa esposto dagli ultras del Livorno (le mitiche BAL) all’Armando Picchi. “Tito ce l’ha insegnato, la foiba non è reato“.
Naturalmente si tratta di un messaggio che in toto non è difendibile. Il maresciallo Tito in effetti non va certo considerato un esempio da imitare o un riferimento, visto il suo subdolo tradimento al socialismo reale. La cosa bella, puntualizzata dalla BAL (per l’occasione di fronte agli ultras di estrema destra della Triestina) è una: non c’è memoria comune. I fascisti rimarranno sempre fascisti, e noi rimarremo sempre noi. Non c’è sentimento nazionale che tenga, siamo su due sponde opposte.
E’ nostro dovere ricordarsi di chi spara agli operai in piazza, di chi tortura i partigiani, di chi porta in guerra l’Italia. E’ la giornata del ricordo, oggi: sì, di tutto questo io mi ricordo. Il resto è la solita speculazione ipocrito-nazionalistica.












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