La guerra al terrorismo è uno dei cardini principali dell’attuale ordine mondiale, propagandata dai Bush, Blair, Aznar, Berlusconi e lacchè vari. E va combattuta senza timori, senza fermarsi di fronte a niente. E’ una dirty war, una guerra sporca. Senza sosta. Della quale ovviamente sui nostri media, impegnati a parlare di quel predicatore di Legrottaglie o dei baci di Guti, non se ne fa mezione. Eppure la vicenda che sto per raccontare, almeno all’estero, ha avuto un certo risalto.
Parliamo di Internet, della Rete sulla quale ormai a livello mondiale corrono quantità incredibili di dati di ogni tipo, economici e sociali. Ma da un continente all’altro come viaggiano questi dati? Dato che le comunicazioni via satellite oltre che essere costose e limitate in banda non sono poi così affidabili, la maggior parte del traffico dati scorre lungo grandi cavi sottomarini, transoceanici, di norma privati e posati da navi speciali. L’importanza di questi collegamenti è facilmente intuibile. Ovviamente sono costosi ed in particolare lo è la loro manutenzione.
Tra fine gennaio ed inizio febbraio 2008 se ne sono rotti, in pochi giorni (11 per l’esattezza) ben sei. Capita a volte che se ne rompa uno, ma è un evento piuttosto raro. Pensare che se ne possano casualmente rompere sei contemporaneamente richiede un significativo sforzo dell’immaginazione.
Ma dove si sono rotti questi cavi? E’ possibile osservare la mappa cliccando qui. Due nelle acque antistanti Alessandria d’Egitto, tre tra l’Iran e la penisola arabica, uno nei pressi delle coste occidentali malesi. Gli effetti sono stati devastanti, anche se in Europa non ce ne siamo praticamente accorti: il 70% delle destinazioni in Egitto è stato a lungo irraggiungibile, circa il 60% in India e consistenti problemi si sono verificati in Bahrain, Bangladesh, Kuwait, Pakistan, Qatar Arabia Saudita ed Emirati Arabi. Negli Emirati Arabi in particolare sono rimasti senza Internet circa 1,7 milioni di utenti, 60 milioni in India, 6 in Egitto e 4,7 in Arabia Saudita. Probabili disagi, benchè negati dal Governo, si dovrebbero essere verificati anche in Iran, probabile obiettivo della manovra aggirante di “taglio dei cavi”.
Attualmente sono in corso delle indagini anche da parte dell’ITU, agenzia delle Nazioni Unite, e sembra confermata l’ipotesi sabotaggio per almeno cinque cavi su sei. L’ultimo potrebbe essere stato tranciato dall’ancora di una nave (?).
In ogni caso i risultati sono stati evidenti. Milioni di persone sono rimaste escluse dal principale canale di comunicazione mondiale. In caso di aggressione improvvisa nei loro confronti da parte di qualche stato estero, avrebbero avuto notevoli difficoltà nel gestire le comunicazioni, quindi i soccorsi, nel tenere i contatti, nel far sapere al resto del mondo cosa sta succedendo.
Ma questa, signori, è la guerra al terrore. Probabilmente Israele e gli Usa hanno fatto una prova generale, hanno dato una dimostrazione di quello che potrebbero essere in grado di fare in caso di ulteriori impennate della war on terror. The best has yet to come, ovvero il meglio deve ancora venire…









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