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Gaza, in the meanwhile…

March 3rd, 2008 · No Comments

Shoah, ecco la parola chiave. Ottima per ogni occasione. Ampiamente usata dagli americani e dagli inglesi nel dopoguerra come pretesto per cancellare ogni traccia della vecchia alleanza con la Germania nazista, è oggi la chiave di lettura migliore per comprendere le operazioni militari sioniste in Palestina.

Ormai non ne fa mistero nessuno, nemmeno il Governo di Tel Aviv, che tramite il viceministro della Difesa Matan Vilnay ha usato il termine Shoah per descrivere le intenzioni e gli obiettivi dell’esercito con la stella di David all’interno della Striscia di Gaza. Quando poi qualche lobbista americano ha ritenuto troppo esplicita la presa di posizione dell’esecutivo sionista, è arrivata una parziale correzione delle affermazioni di Vilnay, come al solito “male interpretate”. Che hanno però descritto alla perfezione ciò che di lì a poche ore sarebbe successo a Gaza: sterminio di un popolo, quello palestinese, operato con violenti attacchi aerei e terrestri. Le vittime in soli tre giorni sono state 33, 14 civili e 7 bambini, ai quali vanno aggiunti 88 feriti, tra i quali 46 feriti.

Ma il nazisionismo di Israele non è certo una novità. Due considerazioni a questo punto vanno effettuate. La prima è relativa al ruolo dei media occidentali, così supinamente asserviti agli interessi sionisti. I filmati messi su Youtube da Al Jazeera sono sotto gli occhi di tutti, eppure nessuno ha nemmeno lontanamente pensato di riprenderli e diffonderli in Italia. Nè sul web (Corriere della Sera, La Stampa, Repubblica) nè in tv (Rai, Mediaset, La7). Anche per questo raccolgo l’appello di Infopal per la diffusione di questi filmati, consigliandone la visione anche ai deboli di cuore ed a quelli facilmente impressionabili: può essere solo un bene rimanere impressionati da queste immagini.

La seconda considerazione è relativa al ruolo di lacchè e servo del Mossad, di prostituta dell’elemosina occidentale, ricoperta da Abu Mazen e, più in generale, da tutto l’Anp. Organismo trasformatosi ormai solo in una banda di corrotti burocrati ed inefficienti. E’ duro doverlo ammettere, visto il mio convinto laicismo, ma le uniche speranze di riscatto in questo momento in Palestina sono legate ad Hamas, unico e legale vincitore di tutte le ultime elezioni, amministrative e politiche. Prima degli attacchi israeliani, Hamas ha dovuto subire le continue aggressioni delle milizie legate all’Anp, eppure il suo ruolo di difensore del popolo palestinese rimane di primissimo piano e spesso encomiabile.

Di fronte all’ennesimo massacro, tutto quello che Abu Mazen ha saputo fare è stato sospendere “i colloqui di pace con lo stato ebraico“. Ben diversa la risposta di Hamas:

I razzi sono la reazione, preceduti dall’aggressione israeliana … I razzi costituiscono l’arsenale di cui disponiamo per difendere il nostro popolo. Le uniche possibilità davanti a noi sono la resistenza e l’autodifesa. Israele punta a esagerare l’olocausto in modo che nessun altro possa avere la propria esperienza di tragedia. Il popolo palestinese è la vittima, mentre Israele è il boia e l’assassino

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