Difficile sostenere che la situazione a Gaza stia peggiorando, difficile comprendere come si possa ancora continuare a vivere ancora peggio di così. In quello che è il più grande lager del mondo, migliaia di volte più affollato e più grande di Auschwitz e Birkenau, eppure altrettanto crudele.
(Camere a gas a Gaza - clicca per ingrandire)
Gaza, già proprio Gaza, ed il suo popolo palestinese, la cui unica colpa è quella di aver eletto, attraverso libere elezioni garantite anche da osservatori internazionali, rappresentanti che non si arrendono all’occupazione. Che si occupano delle esigenze del popolo, che pensano a loro, che lo difendono: tanto per fare un esempio, è l’esatto contrario di quello che succede in Italia. Eppure l’occidente in generale non ha gradito questa scelta: la democrazia è bella solo quando le elezioni si truccano e solo se i vincitori sono sempre gli stessi. Ed allora è iniziato l’embargo a Gaza, appoggiato dall’Onu, dagli Usa, dall’Unione Europea, e perpetuato dai boia in anfibi e mimetica con la stella di David sulla divisa.
Eppure la violenza, l’umilianzione fisica e psicologica, l’embargo ed i bomardamenti, i Merkava e le armi con uranio impoverito non bastano per sconfiggere un popolo barricato e resistente nella sua grande Stalingrado. Anche la Wermacht israeliana a Gaza, come un anno fa in Libano, non è riuscita a passare. Ecco che si rende necessario un appoggio interno. E dove può arrivare questo appoggio se non da Fatah, se non da Abu Mazen, una sorta di re di maggio, una specie di Karzai palestinese, in grado di controllare un quartiere o poco più.
Già nei mesi scorsi più volte le milizie di Fatah avevano colpito anche semplici studenti e civili che manifestavano a sostegno di Hamas. Con le recenti operazioni sioniste a Gaza sta in realtà venendo alla luce un rapporto di collaborazionismo più profondo tra Fatah ed Isreale.
Una fonte accreditata all’interno del ministero dell’Interno ha riferito che “le informazioni sono giunte da parte di responsabili di Fatah, che rivelano la riorganizzazione di gruppi che intendono colpire i resistenti dall’interno, durante le invasioni israeliane. Questo ha l’obiettivo di facilitare la ripresa del controllo della Striscia da parte delle forze dell’Anp e distruggere il governo palestinese di Gaza. Avevano già annunciato che sarebbero rientrati sui carrarmati israeliani”. (fonte: Infopal)
La situazione in Cisgiordania ricorda quella della Francia meridionale durante la Seconda Guerra Mondiale, con il Regime di Vichy comandato da un fantoccio della Germania Nazista, il maresciallo Petain, poi condannato a morte dopo la fine della guerra, durante la Quarta Repubblica Francese. Abu Mazen è un il Petain palestinese. Dopo aver sfruttato abilmente Arafat finchè questi era in vita, si è insediato a capo dell’autorità palestinese trasformando la lotta di liberazione in una guerra civile, con il solo scopo di colpire Hamas e tornare a controllare suia Gaza che la Cisgiordania. Petain strinse la mano ad Hitler a Montoire: Abu Mazen di mani isrealiane ne ha già strette un po’ in tutto il mondo.
Ecco anche spiegato il repentino “ripensamento” sulla presunta sospensione dei colloqui di pace con Israele, solo annunciata e mai realmente avvenuta, dopo gli ultimi massacri israeliani a Gaza.








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