In data 13 marzo 2006, in quel del policlinico Sant’Orsola di Bologna, il compagno Curandero Zapatista si è laureato dottore magistrale in Medicina e Chirurgia con una brillante dissertazione in Igiene e Sanità Pubblica con una brillante dissertazione su: “Israele il vero terrorista - studio sui determinanti della salute: il caso della Palestina“.
Alle 10.00, con estrema puntualità e senso del dovere socialista, il Curandero Zapatista ha varcato la soglia d’ingresso dell’aula cerimoniale dove lo attendeva una severa ed austera commissione giudicatrice. Il compito che attendeva il Curandero non era certo dei più semplici ma egli, denotando grande forza di volontà e disprezzo del pericolo, sceglieva comunque presentarsi davanti al nemico guardandolo fieramente in volto.
La dissertazione avveniva in maniera chiara ed elegante, denotando grande padronanza dell’argomento trattato abbinata ad una indubbia abilità oratoria che finiva per coinvolgere anche emotivamente quasi tutta la democratica (e cristiana, con punte giudaiche) commissione esecutrice. Con lo sguardo sempre fisso negli occhi dell’avversario che lo fronteggiava, il Curandero Zapatista denunciava in maniera inquivocabile ed inappellabile tutte le sofferenze, atrocità e nefandezze cui l’esercito sionista d’occupazione è solito sottoporre il fiero e resistente popolo della Madre Patria Palestina.
Assassini, boia e criminali nazisti - questi i termini esatti proferiti dal neo dottore con indice puntato verso la colpevolezza altrui ed occidentale - in relazione agli argomenti efficacemente contenuti nell’elaborato di testi.
Un lungo ed intenso applauso, da parte della commissione politica delle Vigne e dei tanti proletari presenti in aula, salutava la fine dell’esposizione zapatista. Con viva partecipazione e comunismo, tipico delle masse che nulla hanno da perdere se non le catene che ancora le opprimono, il pubblico raggiante incitava il Curandero prima dell’ultima, terribile ma necessaria, fatica.
Proprio da laddove ancora il sole rosse dell’avvenire non era riuscito ad allungare i propri raggi, dove l’oscurità e l’oscurantismo della religione ottenebravano la mente umana, dove l’anticristo ed il superuomo di germanica memoria tutt’ora rappresentano l’unica per quanto oppiacea e fallace soluzione, da quell’antro d’inferno adornato di religione ed assenzio, si levava austera la figura terribile del rabbino capo.
Il colpo per il Curandero Zapatista era tremendo, ma non sufficiente per farlo vacillare forte delle proprie convinzioni socialiste e fieramente antimperialiste. Ricordando che i Soviet più l’elettricità non fanno il comunismo anche se è un dato di fatto che a Stalingrado non passano, la risposta popolare si levava alta in cielo, resistente come l’acciaio si metteva in marcia verso l’ennesima Berlino.
Badaboom, mettici questo dentro il tuo museo - era l’unica ma tremendamente efficace raffica di risposta dell’Ak-47 del Curandero Zapatista.
Un lungo e fragoroso applauso segnava l’uscita, la vittoria ed il trionfo, celebrato con il 108 e la lode, dell’avanguardia rivoluzionaria sovietica delle Vigne.
La Commissione Centrale del Partito decretava a quel punto l’inizio della parata celebrativa fino al ponte di San Donato, dove una folla gaudente accoglieva il Curandero Zapatista una volta dismessi gli abiti militari e nuovamente indossati quelli della quotidianità della fabbrica.
Con il presente resoconto, redatto ad imperitura memoria per il Soviet Supremo delle Vigne, si saluta con grande ammirazione l’ottenimento del prestigioso riconoscimento, confidando che saranno sempre i principi del comunismo, dell’antimperialismo e dell’antifascismo a guidare ogni presente e futura azione del dottore Curandero Zapatista, così come magistralmente avvenuto in questi sette anni di dura battaglia.
Dalla barricata di Piazza Partigiani
Il commissario del Popolo



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