Cinque per cento. E’ questa il fantastico obiettivo a cui tutti insieme dovremmo puntare per quel che riguarda la roba arcobaleno. Attualmente i sondaggi la danno tra il 7 e l’8 percento, ma gli ultimi mesi di campagna elettorale potrebbero essere forieri di nuove e piacevoli sorprese. Compagni esteuropei ancora uno sforzo e potremmo portare quest’accozzaglia elettorale alla quota che si merita. All’inizio del Berlusconismo l’8 per cento dei consensi lo raccoglieva il Prc da solo. Oggi nemmeno se si mettono tutti insieme, i Verdi snaturati, i reduci del Pdci, i matusa post diessini e gli stessi rifondaroli, riescono a conquistare una simile percentuale. Ma chi semina vento raccoglie tempesta, ed anche dalle nostre parti è stato così. Proviamo a dare uno sguardo a cosa sta capitando nel cesenate.
Il ruolo di coordinatore della campagna elettorale è stato affidato (anche se i partiti “alleati” sostengono che le cose non siano andate proprio così, ma allora sarebbero in torto loro) a Piergiorio Poeta, al quale, tra le altre cose, ho anche già dedicato un precedente post. Politicamente operante all’ombra di Monica Donini, è stato uno dei principali protagonisti del cosiddetto “pasticcio di Borello“, ossia un’infelice compilazione delle liste elettorali alle comunali del 2004 che ha creato non pochi problemi in casa rifondarola. Tanto che la stessa Donini, poi eletta presidente del Consiglio Regionale dell’Emilia-Romagna, ha ritenuto opportuno non abbandonare il proprio seggio in Consiglio comunale. Tra gli ultimi atti politici da ricordare, vi è la pesante critica operata nei confronti di Davide Fabbri, consigliere comunale dei Verdi, per aver autenticato le firme necessarie per presentare le liste alle prossime elezioni politiche del Pcl di Siqueiros (alias Luciano Zangoli) e Ferrando, formazione quest’ultima per quanto innocua e folkloristica vista come vero e proprio fumo negli occhi dalla dirigenza rifondarola.
Già, i Verdi. Politicamente in crisi, spaccati a metà tra l’asse forlivese capitanato da Sauro Turroni e Alessandro Ronchi, gli autori dei famosi accordi con il centrosinistra alla precedenti amministrative, ed il polo cesenate, ben rappresentato da Fabbri, sanno di andare in contro ad un periodo davvero nero. La rinuncia al simbolo del Sole che ride, l’alleanza con due partiti a parole (ma non nei fatti!) comunisti come Pdci e Prc, invisi ad una consistente parte dello storico elettorato, avrà sicure conseguente sull’esistenza di questa formazione politica. Ma in questo caso la resa dei conti è fissata per il 2009, ossia per le prossime amministrative. In quel momento arriverà la notte dei lunghi coltelli, in cui si accenderà la lotta tra chi vorrà ripresentarsi da soli e all’opposizione (Fabbri e buona parte dei cesenati), coerenti con quanto fatto negli ultimi anni, chi vorrà provare a continuare l’esperienza della roba arcobaleno (Cuni?, sicuramente alcuni forlivesi), e chi magari non disdegnerebbe provare a riformulare qualche alleanza con il Partito democratico di Veltroni, se questo sarà sopravvissuto al prossimo inciucio.
C’è infine il Pdci, quello con la più anziana classe dirigente, problema da non trascurare. Che può creare imbarazzanti situazioni, come il voto non dato alla mozione verde per la riconversione dell’aeroporto militare di Pisignano in base della protezione civile, quando gli “italiani” si giustificarono tirando in causa un problema di udito che aveva creato un’incomprensione in aula. Probabile che il Pdci spinga per cementarsi con il Prc, avendo finito la propria spinta politica, sia dal punto di vista dei contenuti che dei consensi elettorali.
E la Sinistra Democratica? I post diessini cosa faranno? Così a destra non arrivo, non saprei fare previsioni. Ma siamo sicuri che esista davvero qualcuno di Sd?
Tutti gli altri rimarranno a scrivere ne “La Parola” come Elena Baredi, che in un recente intervento all’interno del periodico cesenate, prima si professa convinta sostenitrice della roba arcobaleno, poi si produce in un veemente attacco contro “Al Confino Squat“, tanto da suscitare l’approvazione di un destro come il repubblicano Luigi Di Placido, autore di un aritcolo dall’eloquente titolo: “Una sinistra che ci piace“. Ah, bene. Se la roba arcobaleno piace ai repubblicani allora siamo a posto. Anche in questo caso è impossibile non sottolineare le differenze e le contraddizioni presenti all’interno della stessa alleanza elettorale, con i Verdi cesenati in prima fila nella difesa del Confino, così come Monica Donini, che a strumentali prese di posizione ha preferito cercare di trovare una soluzione al problema. E mentre l’assessore Maria Grazia Zittignani (Pdci) fatica a contenere il sindaco Giordano Conti al quale non dispiacerebbe uno sgombero immediato (probabile a questo punto che avvenga dopo le politiche: l’operazione dovrà essere “portata a termine” prima delle prossime amministrative, secondo un punto di vista democratico ed anche un po’ cristiano), ritorna in mente anche l’affare-Intifada, con l’assessore rifondarolo Severino Bazzani in prima fila nel chiedere il rispetto delle regole e nel portare avanti il termine di cofferatiana memoria “legalità” come parola d’ordine.
Tutto questo fa un po’ schifo, no? E allora un ultimo sforzo, tutti insieme. Non votiamoli e non facciamoli votare. Il cinque percento è come un altro mondo: possibile.



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1 Roba Arcobaleno, uno splendido flop // Apr 14, 2008 at 4:34 pm
[...] avevo scritto un post dal titolo “Obiettivo 5 per cento”, in riferimento alla debalce che prevedevo per la Sinistra Arcobaleno. Ma ero convinto di [...]
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