
Il 14 marzo scorso, in corrispondenza del quarantanovesimo anniversario della rivolta contro il dominio cinese, nelle strade di Lhasa iniziano i disordini. La polizia cinese risponde alla violenza con la violenza soffocando la protesta dei monaci buddisti. Lhasa, per alcuni giorni, è un campo di battaglia. Sparatorie, scontri, auto e negozi cinesi dati alle fiamme. Caos e paura.
I fatti di quei giorni, hanno suscitato reazioni di dura condanna nei confronti del malefico regime cinese e così a pochi mesi dalle olimpiadi di Pechino a qualche paladino dei diritti umani è venuta la straodinaria idea di sabotare il cammino della fiaccola olimpica. Il 25 marzo ad Olimpia in occasione dell’accensione della torcia, uno dei momenti simbolici piu’ importanti del percorso di avvicinamento ai prossimi giochi, tre giornalisti di Reporter senza frontiere: Robert Menard, Jean-François Juillard e Vincent Brossel hanno inscenato una protesta che ha dato poi vita a tutte le altre manifestazione che la fiaccola ha incontrato sul suo percorso. E fino a qui nulla di nuovo, ma facciamo un passo indietro.
Il 13 gennaio 1947, George R. Merrel, incaricato d’affari Usa a Nuova Delhi, scrive al presidente americano Truman per richiamare la sua attenzione sulla «inestimabile importanza strategica» della regione - tetto del mondo: «Il Tibet può pertanto essere considerato come un bastione contro l’espansione del comunismo in Asia o almeno come un’isola di conservatorismo in un mare di sconvolgimenti politici». Per di più - aggiunge il diplomatico statunitense - non bisogna dimenticare che, «l’altopiano tibetano [...] in epoca di guerra missilistica può rivelarsi il territorio più importante di tutta l’Asia». All’imperialismo britannico nel secondo dopo guerra si sostituisce quello americano. Guerriglieri vengono addestrati e poi paracadutati in Tibet. Nel 1959 la sollevazione finanziata ed organizzata dalla CIA che, approfittando dei dissidi in seno al Partito comunista cinese, doveva portare alla liberazione del Tibet viene stroncata dalle forze cinesi. Il Dalai Lama è costretto a fuggire dal paese e si stabilisce in India.
Quelli sono gli anni della guerra fredda, della CIA e delle sue “guerre sporche”. L’agenzia americana ne conduce tante ed in tutto il mondo provocando anche a Washington non pochi scandali e così nel 1983 il presidente Reagan decide di dotare gli Stati Uniti di un nuovo strumento meno vistoso e meno controverso della Central Intelligence Agency. Nasce così la NED (National Endowment for Democracy), quello che è questa struttura lo spiega Allen Weinstein, primo presidente della fondazione, in una intervista del 22 settembre 1991 al Washington Post: «Gran parte di quel che noi facciamo oggi, la Cia lo faceva clandestinamente venticinque anni fa », spiega Weinstein. La fondazione per la democrazia va a sostituire i compiti di finanziamento all’estero, di sindacati, associazioni culturali, media, tipici della CIA. La Ned nel corso degli anni, ha fornito i mezzi finanziari a numerosi gruppi latinoamericani, tra cui la Fondazione nazionale cubano-americana (Fnca)», afferma Jorge Mas Canosa, all’epoca presidente della Fnca, organizzazione anticastrista estremista creata dal Nsc nello stesso periodo della Ned. Dietro lo slogan «La libertà di Cuba passa dal Nicaragua», la Fnca si è impegnata contro i sandinisti. «La collaborazione - continua Mas Canosa - è cominciata quando Theodore Shackley, ex assistente di direzione nelle operazioni della Cia, e capo della sezione dei servizi clandestini, ha chiesto ai membri della fondazione il sostegno alla politica centroamericana…» È a partire dal 1987 che la Ned comincia ad agire. I suoi dollari portano a buon fine la costituzione del fronte delle organizzazioni antisandiniste, di cui fa parte persino la Commissione permanente dei diritti dell’uomo (nicaraguense). Grazie a questo sostegno, Violeta Chamorro, candidata di Washington e proprietaria del quotidiano «indipendente» La Prensa, arriverà alla presidenza del Nicaragua nel 1990. Tutte le azioni dei sandinisti in favore della popolazione vanno in fumo con l’avvento del modello neoliberista. Il governo.
L’amministrazione americana utilizzerà gli stessi metodi nei paesi dell’Europa dell’est, «crociata non governativa per i diritti dell’uomo e la democrazia, tanto meno imperialista in quanto tenuta a rispondere direttamente ai bisogni dei dissidenti e dei riformatori del mondo intero (13)». Fra le vittorie storiche figura la Polonia. Nel 1984, la Ned distribuisce aiuti economici per crearvi sindacati, giornali e gruppi di difesa dei diritti umani. Per la campagna presidenziale del 1989, la Ned accorda 2,5 milioni di dollari al movimento Solidarnosc diretto da Lech Walesa.
Se la National Empowerment Democracy è stata concepita come parte dell’arsenale americano della guerra fredda, la caduta del blocco socialista europeo è la premessa per la sua espansione a livello planetario. Durante le elezioni del 1990 ad Haiti, la Ned investì circa 36 milioni di dollari per sostenere il candidato Marc Bazin, ex funzionario della Banca mondiale. Malgrado quell’aiuto, fu Jean-Bertrand Aristide che risultò ampiamente vincitore. Verrà deposto, il 29 settembre 1991, a seguito di una campagna mediatica sempre finanziata dalla Ned e dall’Usaid. La dittatura che ne seguirà farà circa quattromila morti. Nel corso dei suoi primi dieci anni di esistenza, «la Ned ha così distribuito 200 milioni di dollari attraverso 1.500 progetti di partecipazione al sostegno degli amici dell’America ».
Davanti all’Assemblea generale dell’Organizzazione delle nazioni unite (Onu) nel settembre 1989, il presidente George Bush padre affermò che la sfida del «mondo libero» era quella di consolidare le «fondazioni della libertà». L’anno precedente, il Parlamento canadese, incoraggiato da Washington, aveva creato una fondazione simile alla Ned, chiamata “Rights & Democracy”. Nel 1992, sullo stesso modello, il Parlamento britannico ha ufficializzato la Westminster Foundation for Democracy (Wfd). Poi venne il turno della Svezia con il Swedish International Liberal Centre, dei Paesi bassi - Fondazione Alfred Mozer - e della Francia - Fondation Robert Schuman e Fondation Jean Jaurès (legata al Partito socialista). La rete di fondazioni ha preso forma come nel secondo dopo guerra si è formata in Europa occidentale la rete segreta detta Stay Behind.
Secondo lo storico americano William Blum: «Tutto ciò che è stato fatto, è di trasferire le numerose attività odiose della Cia in una nuova organizzazione dal nome che suona bene. La creazione della Ned è un capolavoro di politica, di relazioni pubbliche e di cinismo».
Ma torniamo ai nostri Reporter senza frontiere e scopriamo che questa organizzazione che, come obbiettivo, ha la libertà di stampa viene finanziata abbondantemente dal governo francese, dall’OSCE (organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) e proprio dalla nostra immancabile National Endowment for Democracy. Inoltre le posizioni di RSF nei confronti dei governi di Cuba e Venezuela sembrano in perfetta simbiosi con la guerra politica e mediatica scatenata da Washington contro la rivoluzione cubana e venezuelana. Il Venezuela di Chavez è uno dei paesi in cui la fondazione nazionale per la democrazia sta investendo di più, quel Chavez ricchissimo di petrolio che solo pochi anni fa ad una delegazione arrivata a Caracas da Pechino dichiarava: “Abbiamo prodotto ed esportato petrolio per piùdi cento anni, durante i quali hanno dominato gli Stati Uniti. Oggi siamo liberi e metteremo il nostro petrolio a disposizione della grande nazione cinese.” Chavez è un nemico della democrazia, Chavez è da punire avranno pensato a Washington.
Visitando il sito della NED (www.ned.org) poi, si possono scoprire tante cose curiose. Per esempio che i due paesi asiatici in cui la fondazione investe più danari sono la Cina e la Birmania. Ricordate: la Birmania, i monaci buddisti, i disordini… Si può scoprire anche che la Ned sovvenziona per 600.000$ annui l’International Republican Institute of China che ha il compito di incrementare la capacità organizzativa della società civile cinese.
Fondato anch’esso nel 1983, l’International Republican Institute (IRI) è una organizzazione, finanaziata dal governo degli Stati Uniti, attraverso appunto la NED, che conduce programmi di politica internazionale, a volte classificati come “programmi di democratizzazione”. L’Istituto Repubblicano Internazionale (IRI) è stato fondato con l’obbiettivo di aiutare i paesi a costruire le infrastrutture della democrazia, ma se andiamo a vedere bene i suoi scopi sono ben altri.
COLPO DI STATO AD HAITI!
Ha rilevato Noam Chomsky come Jean-Bertrand Aristide, eletto presidente ad Haiti nel 1991, «pur avendo deciso all’ultimo momento di partecipare alle elezioni presidenziali del dicembre del 1990, ottenne una vittoria straordinaria conquistando il 67% dei voti; in tal modo sconfisse il candidato sostenuto dagli americani, l’ex funzionario della Banca Mondiale Marc Bazin, arrivato secondo con il 14% dei consensi». Il coraggioso teologo della liberazione, impegnato nella ‘opzione preferenziale per i poveri’ dei vescovi latino-americani fu il primo presidente democraticamente eletto della storia haitiana, ma per poco tempo: fu infatti rovesciato con un colpo di Stato militare il 30 settembre di quello stesso anno. In un rapporto stilato dopo il golpe, il Council on Hemispheric Affairs giudicò la vittoria del sacerdote «il frutto del suo più che decennale impegno civile ed educativo» ed un «esempio da manuale di un processo di partecipazione politica e democratica partito dal basso», dagli attivisti religiosi locali, dalle piccole comunità di base e da altre organizzazioni popolari raccolte nel movimento Lavalas (“inondazione”). Aristide si era impegnato con la sua base popolare a “dare il potere ai poveri”, secondo un modello ‘populista’ che avrebbe potuto divenire un esempio per altri paesi. Questa possibilità suscitò forti timori a Washington, dal momento che il modello USA di “democrazia”, ricorda ancora Chomsky, non prevede l’esistenza di movimenti popolari che si prefiggano la “giustizia economica e sociale, la partecipazione politica e la trasparenza negli affari di governo”. Inoltre il “successo fenomenale” di Aristide nel risanare il bilancio dello Stato e “ridurre l’eccessivo numero di burocrati” suscitò “grande inquietudine” a Washington perché, in tal modo, il presidente haitiano riuscì ad ottenere più di mezzo miliardo di dollari in aiuti dalla comunità finanziaria internazionale, in gran parte non statunitensi. Tutto ciò fece sorgere a Washington il sospetto che «Haiti stesse per scivolar fuori dall’orbita finanziaria statunitense e volesse dimostrare un certo grado di indipendenza». Stava così nascendo una nuova “mela marcia”, che il golpe del 1991 defenestrò.
Nel 1994 Clinton ricondusse ad Haiti il Presidente legittimo con un’operazione militare di grande impatto e con un’operazione politica che gli avrebbe riservato presso l’opinione pubblica grande popolarità ma, cosa meno nota, imponendo ad Aristide le mortali “ricette” del Fondo Monetario Internazionale (FMI), che avrebbero impoverito ancora di più un Paese che era ed è il più povero dell’emisfero occidentale. Il piano del FMI prevedeva, oltre a maggiori importazioni di zucchero e riso (risorsa di cui Haiti è produttrice) dagli Stati Uniti, la vendita (o svendita) delle compagnie di proprietà dello Stato, l’abbattimento delle barriere doganali ha. Una “zona di libero scambio” fu costituita al confine con la Repubblica Dominicana dove operano imprese che lavorano per gli Stati Uniti ed il Canada, con manodopera a bassissimo costo e nessuna garanzia per i lavoratori. Aristide rimase Presidente meno di un anno, quando, scaduto il suo mandato, venne eletto René Preval, sempre appoggiato dal partito Lavalas. René Preval è il primo ed unico Presidente eletto ad aver condotto a termine il suo mandato e ad essere sostituito sempre a seguito di elezioni democratiche.
Nel 2000 si svolsero le elezioni politiche e presidenziali e, nonostante l’insoddisfazione popolare per le riforme economiche, furono vinte dal partito Fanmi Lavalas e da Aristide (92% di consensi). e tornò la “paura” di un personaggio che comunque non era disposto ad accettare da burattino tutte le imposizioni delle ricche potenze straniere. Già dal novembre 2000, appena dopo le elezioni, iniziò una pesante campagna politica, economica e mediatica contro di lui e contro i membri del suo partito: accuse di brogli elettorali (false), usate come scusa per attuare il blocco degli aiuti finanziari promessi (500 milioni di dollari all’anno) anche ad opera dell’Unione Europea, campagne mediatiche su presunte violazioni dei diritti umani, con denunce da parte di organizzazioni non governative finanziate da Washington (come la National Coalition for Haitian Rights –NCHR), ed ampio sostegno finanziario all’opposizione tramite organizzazioni come la nostra National Endowment for Democracy (NED) e l’Agency for International Development (AID). I media “occidentali” hanno presentato questo golpe come una “rivolta popolare contro un dittatore corrotto e incapace di governare”, senza nemmeno tentare di analizzare le reali cause della crisi. Nulla di più falso. I cosiddetti “ribelli”, entrati ad Haiti dalla Repubblica Dominicana, erano paramilitari molto ben addestrati, equipaggiati e armati, ex membri del FRAPH (“squadroni della morte” disegnati sul modello dei TonTon Macoutes e responsabili di uccisioni di massa e torture durante e dopo il colpo di Stato del 1991, anche questo spalleggiato dalla CIA) come Emmanuel Constant (che ha vissuto tranquillamente a New York, protetto dalla CIA in quanto collaboratore) e Jodel Chamblain, oltre che a Guy Philippe, ex capo della polizia ed ex membro delle forze armate di Haiti, addestrato in Ecuador dalle forze speciali statunitensi.
Sebbene fossero solo alcune centinaia, grazie all’addestramento ed alle potenti armi, i ribelli hanno avuto facilmente la meglio sulla polizia Haitiana, armata solo di pistole (l’esercito è stato sciolto da Aristide nel 1995) occupando Cap Haitien, Gonaives, Hinche e Les Cayes, bruciando e devastando, liberando tutti i detenuti, fra i quali criminali legati ai vecchi regimi, che hanno immediatamente arruolato, e dirigendosi verso la capitale Port-au-Prince. Sebbene dall’inizio di febbraio il governo legittimo di Haiti chiedesse aiuto alla “comunità internazionale”, nessuno è intervenuto: solo la popolazione di Port-au-Prince ha costruito barricate per tentare di bloccare i cosiddetti “insorti“. ”Il Presidente Jean Bertrand Aristide è stato così sequestrato da militari statunitensi nella notte fra il 28 ed il 29 febbraio, facendolo salire frettolosamente su un aereo pieno di soldati, insieme alla moglie e allontanato dal paese.
La NED gestisce i fondi congressuali di quattro istituti: l’International Republican Institute (IRI), il National Democratic Institute for International Affairs (NDI), il Center for International Private Enterprise (CIPE), e l’American Center for International Labor Solidarity (ACILS). Queste organizzazioni sono “le uniche al mondo in grado di fornire l’assistenza tecnica agli aspiranti democratici” (vedi IRI, http://www.iri.org/history.asp).La NED e le quattro organizzazioni che lo costituiscono finanziano i partiti politici “civili” e le organizzazioni non governative con lo scopo di stabilire la “democrazia” americana nel mondo. Il NED è, per così dire, “l’esercito civile” della CIA.
La NED, come detto prima, ha fornito fondi alle organizzazioni della “società civile” che in Venezuela hanno tentato di effettuare un colpo di stato contro il Presidente Hugo Chavez. In Venezuela era la “Coordinazione Democratica” a ricevere la protezione del NED; ad Haiti sono invece la “Convergenza Democratica” e i “G-184”. Più precisamente, la “Piattaforma Democratica” riceve l’appoggio dell’IRI. Durante i giorni precedenti il 29 febbraio, il leader del G-184, Andy Apaid, era in stretto contatto con il Segretario di Stato USA, Colin Powell. La sua rete di organizzazioni finanziarie d’elite e l’organizzazione religiosa NGOs, che è anche sostenuta dall’IRI, hanno ricevuto considerevoli quantità di denaro dall’Unione Europea (http://haitisupport.gn.apc.org/184%20EC.htm ). Tra febbraio e marzo 2004, più di 1.000 persone, quasi tutte membri del partito Fanmi Lavalas, sono state assassinate (rapporto sui diritti umani dell’Institute for Justice and Democracy in Haiti, www.ijdh.org). Durante il “Kongré Bwa Kayman”, tenutosi a Washington il 3-5 febbraio di quest’anno a cura delle organizzazioni di supporto al popolo Haitiano, Mario Dupuy, il segretario alle comunicazioni del governo Aristide, ha dichiarato che in un anno paramilitari e polizia hanno ucciso 3.000 Haitiani; 100.000 sono costretti a vivere nascosti (vedere anche il rapporto sui diritti umani del Center of Study of Human Rights, University of Miami Law School, gennaio 2005, su www.ijdh.org).
“ A pensar male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca”. Giulio Andreotti




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