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28 aprile 1945, riscatto tricolore a Piazzale Loreto

April 28th, 2008 · 2 Comments

Ricorre oggi l’anniversario di una pagina epica del Nuovo Risorgimento italiano, quello che ha portato migliaia di partigiani a nord della Linea Gotica a liberare l’Italia. Il 28 aprile è una data che ha segnato profondamente la storia e la cultura dell’Italia post-bellica, creando importanti lacerazioni anche in seno alla stessa sinistra italica. Tanto che ancora oggi, vedi le aberranti dichiarazioni del boia democratico (i bambini della Jugoslavia lo ringrazieranno in eterno) Massimo D’Alema, questa data è più che mai protagonista della vita politica italiana. D’Alema, ragionando in barca a vela e dopo aver bombardato scuole ed ospedali nella Serbia di Milosevic, afferma che è stato un errore fucilare Mussoli e che sarebbe stato meglio sottoporlo ad un processo. Forse dimenticando che l’Italia è l’unica nazione dell’Asse a non aver avuto nemmeno un criminale di guerra messo a processo dalle potenze vincitrici, nonostante le richieste giunte da più parti (Jugoslavia, Etiopia, Eritrea, etc..) nei confronti dei vari Badoglio, Graziani e compagnia bella.

Ma qual è il vero significato e l’importanza dei fatti avvenuti nel lontano 1945? Il 27 aprile di quell’anno Benito Mussolini, in fuga verso la Svizzera con la sua ultima amante Clara Petacci, viene intercettato da un gruppo di partigiani ed arrestato a Dongo. Il giorno seguente arriva da Milano la sentenza di condanna a morte “in nome del Popolo Italiano“. Mussolini viene fucilato a Giulino di Mezzegra, quindi il suo corpo, insieme a quello di altri gerarchi fascisti, viene esposto al pubblico ed appeso per i piedi a Piazzale Loreto, a Milano. Tanto si è discusso in particolare sui quest’ultimo atto, quello di esporre il capo del fascismo, colui che aveva condotto l’Italia attraverso un ventennio di dittatura e di violenza, che aveva mandato al macello l’esercito nella steppa sovietica, che aveva combattuto e torturato la metà dell’Italia che non si voleva piegare al suo potere, che aveva aiutato Franco nella presa al potere in Spagna ed affiancato Hitler nelle più criminali imprese.

Giudicare e valutare quell’episodio con i parametri ed i criteri di oggi sarebbe fortemente sbagliato, perchè nel 1945 tutto era diverso. Impossibile (e presuntuoso) voler asserire oggi di poter comprendere cosa provassero gli italiani all’alba di quel 25 quando scattò l’ordine di insurrezione generale. Le prese di posizioni, saccenti ed ipocrite, come quelle di D’Alema, servono solo per dar voce alla becera propaganda revisionista di stampo chiaramente fascista.

Perchè proprio Piazzale Loreto?

Perche in quella piazza, il 10 agosto del 1994, 15 partigiani erano stati fucilati dalla Muti sotto ordine dei tedeschi ed i loro cadaveri esposti al pubblico di una Milano mai dimenticò quell’episodio.

Dopo la fucilazione - avvenuta alle 06:10 - a scopo intimidatorio i cadaveri scomposti furono lasciati esposti sotto il sole, per tutta la giornata calda giornata estiva e coperti di mosche. Un cartello li qualificava come “assassini“. I corpi rimasero circondati da membri della Muti che impedirono persino ai parenti di rendere omaggio ai propri defunti. Secondo numerose testimonianze, i militi insultarono ripetutamente gli uccisi (definendoli, tra l’altro, un “mucchio d’immondizia“) nonché i loro congiunti accorsi sul luogo.

Theodor Saevecke, il boia di Piazzale Loreto, non ha mai subito alcun processo in patria ed è morto nel 2004 a 93 anni. Come altri criminali nazisti, nel dopoguerra è stato arruolato dai servizi segreti statunitensi ed ha più tardi ricoperto importanti incarichi nella polizia del governo federale della Repubblica Federale Tedesca.

(wikipedia - Strage di Piazzale Loreto)

Perchè a testa in giù?

Perchè la rabbia e le sofferenze provate in 20 anni di fame e miseria, di lutti e lacrime, non lasciavano spazio ad altre soluzioni. I partigiani e tutti gli antifascisti avevano subito torture, perso compagni, pianto famigliari e parenti, e sempre con la massima ferocia. Quello che avvenne entro i confini della Rsi tra la fine del 1943 e la primavera del 1945, non fu una guerra convenzionale: fu una tremenda lotta, casa per casa, porta a porta, tra chi lottava per la libertà e chi per la morte e l’oppressione. Le parole migliori per capire il perchè di tutto ciò le ha Giovanni Pesce, l’eroico comandante Visone.

Gli tornano alla mente i racconti dell’altra guerra: italiani e austriaci feriti, isolati nella terra di nessuno, che riuscivano a capirsi a gesti per scambiarsi una sigaretta o un sorso di grappa, per maledire in lingue diverse ma con parole uguali la guerra e chi li aveva mandati a morire senza neppure sapere perchè.

Fissa quelle scarpe scivolate in avanti in una chiazza di sangue. La guerra combattuta da suo padre è stata una guerra diversa. Allora, i soldati si sono trovati una divisa addosso, un fucile in mano e l’ordine di sparare senza altre spiegazioni.

In questa guerra ognuno ha fatto la sua scelta. Nè a lui nè all’altro hanno messo in mano un fucile senza spiegare perchè. Ha scelto in piena coscienza la parte dove stare: e così è stato per il fascista sul balcone.

Ognuno paga i debiti che ha contratto.

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Tags: Italia

2 responses so far ↓

  • 1 giovanni // Apr 29, 2008 at 7:24 am

    “Basta con questa retorica sulla Resistenza. Dopo che avremo vinto le elezioni sottoporremo a revisione i libri di storia”. Marcello Dell’Utri

  • 2 Apo // Apr 29, 2008 at 4:03 pm

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