Venerdì 16 maggio alle ore 20.30, presso la Sala Auser dell’Ex Comandini (ingresso in via Ubaldo Comandini, nei pressi del cancello dei giardini Verdi), si terrà un incontro dal titolo: “E ora?“. La domanda non è retorica. Si tratta di fare il punto della situazione per ritrovarsi “insieme per raccogliere i cocci e provare a ragionare su come, partendo dalla disfatta, si possa ricominciare la costruzione di una sinistra sociale ed antagonista“. Il voltantino così continua: “Ripartendo da noi, ripartendo dalle lotte sociali, ripartendo dal territorio [...] nonè un comizio, è un dialogo aperto!“. La serata sarà moderata dal giornalista del Corriere Romagna Gian Paolo Castagnoli, senza dubbio la prima firma a Cesena in materia di cronaca politica.
(clicca sull’immagine soprastante per scaricare il volantino)
E allora due riflessioni su come ripartire le voglio fare anch’io. Probabilmente venerdì sera non ci sarà spazio e tempo per dibatterle approfonditamente e correttamente (le assemblee sono utili ma hanno limiti strutturali), quindi le lascio le prime sul mio blog (e mi sembra quasi giusto, visto che l’ho creato apposta
).
Importante considerazione: il PCI non esiste più. E’ ora di smetterla di comportarsi come se il più grande partito della sinistra borghese fosse ancora in vita. Il 30% non ce l’ha nessuna formazione di sinistra, il consenso è 10 volte inferiore, quindi non ci sono più scuse per rifiutarsi di abbandonare il moderatismo.
Mi riferisco a quella maledetta tendenza che tutti i reduci dalla waterloo elettorale conservano nei confronti del Partito Democratico e più in generale dei partiti “di governo”. Con il 30% del Pci il raggiungimento del compromesso storico, per quanto deprecabile, era anche comprensibile, nella speranza (risultata vana come ampiamente previsto) di poter comunque cambiare lo stato per via parlamentare.
Oggi dovrebbe essere chiaro, e se per qualcuno non lo è che si vada a rileggere i risulati elettorali, che la sinsitra oggi non trova il proprio spazio in parlamento ma nelle piazze, nelle strade, in mezzo alla gente dalla quale si è allontanata.
Dovrebbe essere una scelta scontata, logica. Anche all’interno delle istituzioni locali, si dovrebbe interrompere immediatamente ogni rapporto, ogni alleanza, ogni dialogo con il partito democratico, l’italia dei valori ed altri eventuali vassalli. Invece non è così, vedo che chi è seduto sulle poltrone giuste non ne vuole proprio sapere di mollare la presa.
Sarà una questione economica? Diciamo che i quasi 100mila euro di imponibile lordo dichiarati nel 2005 dalla presidentessa di un’assemblea regionale appartentente a Rifondazione Comunista ma della quale non faccio il nome (e faccio presente che nel 2005 la legislatura è iniziata a metà dell’anno solare) costituiscono un buon incentivo non per uscire dalla maggioranza di governo (lo so che siete lì per insorgere, ma persino il Garante ha stabilito che i redditi dei personaggi famosi possono essere ripubblicati…).
Vedo invece i vari partiti ex Sinistra Arcobaleno ancora saldamenti fermi nelle loro posizioni. I tentativi di rinnovamento sembrano solo un rifacimento del trucco tra l’altro di bassa lega. Rompere con tutto e con tutti. Non si può stare con un piede da una parte della barricata e con l’altro dall’altra. Visto che l’azione di governo, sia locale che nazionale, si è rivelata totalmente inutile ed addirittura dannosa (per coprire le più schifose operazioni con il placet di partiti nominalmente comunisti), allora è il momento di staccare la spina.
Certo, è il momento anche di rinnovare la dirigenza. Avevamo provato anche a fare un appello da far circolare in rete, qualche tempo fa, ma è dura schiodare quei brutti ceffi dalle loro poltrone. Eppure ci proviamo lo stesso. Con il coraggio di mettersi in gioco, con la coscienza di non accettare compromessi, sapendo di poter comunque facilmente fallire.
Quel 3% rimediato dalla Sinistra Arcobaleno è il più bel segnale, chiaro, limpido ed inequivocabile, mandato dal paese a questa classe dirigente. Avete sbagliato tutto e adesso andatevene tutti a casa. Fanculo Veltroni, fanculo il Pd, fanculo il Governo.




2 responses so far ↓
1 v. // May 16, 2008 at 1:33 pm
…qualcosa si sarebbe dovuto immaginare già quando Giovanni Lindo Ferretti dichiarò pubblicamente che avrebbe votato per il panzone Ferrara. Che capisco, come panzone si sentirà anche incinto…ma qualcuno dovrebbe spiegarglielo che non partorirà mai e dovrebbe solo fare una dieta e un po’ di movimento… Cmq, in tempi non sospetti forse la domanda era bene porsela per sicurezza: fedeli alla linea o la linea non c’è?
Saluti:)
v.
2 Apo // May 16, 2008 at 7:09 pm
sono perfettamente d’accordo.
Voglio rifugirami sotto il Patto di Varsavia, voglio un piano quinquennale, la stabilità.
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