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Nella direzione della legalità

May 14th, 2008 · No Comments

Immigrazione, Rom, xenofobia, razzismo, legalitarsimo, Lega Nord, Bossi-Fini, Cpt, sicurezza. Parole che in questi giorni più che mai trabordano da tutti media, come se fosse questo il problema dell’Italia, come se l’immigrato stesso fosse un problema. Che come tale andrebbe trattato. Il primo provvedimento del nuovo governo sarà sulla “sicurezza“. Sicurezza di chi? Sicurezza da cosa? Sicurezza per chi?

Punto numero uno: l’immigrazione non è un problema ma un fenomeno. Che può essere governato, ma agendo su politiche macroeconomiche e spesso sovranazionali. Semplicemente le persone si spostano, quasi come per osmosi, da una zona problematica ad un’altra teoricamente meno problematica. Da una zona carente di risorse, o con risorse comunque inaccessibili ai più, ad una più ricca. L’immigrazione è un fenomeno dell’economia, e come tale va analizzata. Ritengo che sia il punto di partenza imprescindibile per analizzare il problema. Tutte le considerazioni antropologiche, sociologiche e simili sono secondarie.

Punto numero due: il capitalismo, in tutto il mondo, da sempre cerca di trasformare l’immigrazione in una risorsa.  Manodopera a basso costo da far lavorare, carne da macello per riempire vuoti sociali, per compensare “anomalie demografiche” delle zone più ricche. Vale per l’immigrazione sia nazionale che internazionale ed extracomunitaria.

Agli albori della sua esperienza la Lega Nord era sostanzialmente anti-meridionale, il nemico era il terrone che rubava il posto al baldo giovine padano. Poi è stata la volta del marocchino che rubava il lavoro non più al padano ma all’italiano. Per arrivare al terrorista islamico che vuole uccidere tutti gli infedeli cristiani. In pratica il filo nero che lega questi moti d’odio è l’avversità nei confronti di chi abbandona la propria terra per trasferirsi all’interno di un nuovo contesto.

Punto numero tre. Il sistema è ha simulato di entrare in crisi (ma è una crisi funzionale alla repressione) nel momento in cui la “risorsa immigrazione” ha mostrato di avere dei costi da pagare. Dei costi come tutte le risorse, come tutte le merci. Del resto, checchè ne dicano i sinistri odierni, l’equazione lavoro=merce per il padronato borghese è quantomai attuale.

I costi di una manodopera a basso costo quali sono? Sono le difficoltà dell’integrazione sociale con la popolazione già presente in loco. Con tutto quello che ciò può comportare. E’ decisamente sciocco pretendere, da un punto di vista statistico, che in un campione qualunque di popolazione, sia essa emigrata o meno, non ci siano soggetti già in origine problematici. In condizioni di disagio come quelle affrontate dagli immigrati, tale percentuale forzatamente cresce. Casa, lavoro, sanità, cibo, religione, linguaggio, divertimenti, relazioni personali: potenziali barriere in grado di causare problematicità non irrilevanti. Che inevitabilmente sfociano nel crimine (o in quello che viene considerato crimine dalla società ospitate pur non essendolo in assoluto).

Siamo dunque, oggi in Italia, di fronte ad una società che per ragioni demografiche ed economiche richiede un forte afflusso di immigrati (il Pil è da difendere coi denti) ma contemporaneamente non vuole accollarsi i costi di questa “risorsa”. Lo stato non costruisce case popolari a sufficienza, non crea percorsi formativi e di integrazione per gli immigrati, non dedica a questi compiti sufficiente personale, non impiega sufficienti fondi. Cofferati si fa bello nel demolire le baracche dei rumeni lungo il Reno, ma nessuno (o quasi) lamenta mai il fatto che quei rumeni sono lì in maggioranza per lavorare nei cantieri (in nero o in regola) di Bologna la Ricca.

I crimini che i media quotidianamente portano alla ribalta nazionale sono sempre particolarmente cruenti. L’ordinamento giuridico già contiene sufficienti strumenti per trattarli con le dovute maniere, indipendentemente dalla nazionalità chi li ha commessi. Eppure si chiede sempre più “fermezza” e “rigore”. L’imprenditore che subisce la rapina in villa piange dimenticandosi che gli extracomunitari sono la sua grande forza lavoro in fabbrica. Ecco che questi innegabili costi sociali, ovvero i reati e le problematicità causate da popolazione immigrata, vanno necessariamente attribuiti al capitale. E’ il capitale, dal momento che sfrutta l’immigrazione, a doversi far carico del miglioramento delle condizioni di vita dell’immigrato, condizione imprescindibile per ridurne l’impatto sociale negativo.

Certamente più facile è invece isolare le due facce della medaglia, evitare analisi approfondite, limitarsi a toni allarmistici e strilli da Studio Aperto. Terrorizzando la popolazione, creando un nemico da mantenere sempre in scacco in modo che non abbia mai la forza per alcuna rivendicazione nei confronti del padrone. Rumeno criminale, non protestare e non scioperare se non vuoi essere rispedito a casa, tanto siete tutti violentatori di donne, assassini e ladri. Sta zitto, continua a lavorare, ed accontentati di quanto decido di pagarti.

Ed inevitabilmente questi costi sociali anzichè sul capitale ricadono sul resto della popolazione, che comprensibilmente finisce per insorgere contro il primo livello del problema incontrato, ovvero l’incontro con l’immigrato. Nessuno si sognerebbe di incolpare Confindustria del furto in appartamento di un extracomunitario. La rabbia ricade contro l’extracomunitario. Più che comprensibile. Sapere che si tratta di un prezzo da pagare per mantenere alto il Pil nazionale non è nemmeno di consolazione, però aiuta ad avere una visione più ampia e più chiara del problema. E serve per ricordarsi con chi prendersela, la prossima volta che ci sarà da scendere in piazza o entrare nell’urna.

Difficilmente, per usare un eufemismo, con una società non di tipo socialista, il fenomeno immigrazione potrà essere trattato nella maniera corretta. Cesena tutt’ora resta un’oasi felice rispetto ad altre realtà anche della nostra stessa regione, specialmente in Emilia, ma nubi nere s’addensano all’orizzonte.

Abbiamo strutture che talvolta lavorano bene, dalle scuole alla sanità, e permettano un buon livello di integrazione. Eppure le baraccopoli sorgono anche sotto i ponti della nostra città. E quelli che le abitano, da qualche parte, sempre nella civile Cesena, lavorano. Significa che qualche imprenditore non si fa troppo scrupolo nel reclutare e nello sfruttare questi nuovi schiavi.

Poi arriva Grillo che, come vuol fare l’attuale governo, propone di contingentare l’ingresso di stranieri in Italia e chiudere le frontiere.

Voglio chiudere con una nota positiva, segnalando il sito del Centro Stranieri “Sanzio Togni” di Cesena. Bravi loro.

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Tags: Cesena · Mondo

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