Pechino, Repubblica Popolare Cinese, domenica sera ore 23.41. Stanza numero 1243 del Beijing Continental Hotel. Bennati ha appena vinto la volata su Bettini, l’Inter è da poco campione d’Italia, la Roma (quella vigliacca) ha regalato la salvezza al Catania spedendo in B l’Empoli (giù anche il Parma, finalmente) ed io sono da appena un giorno retrocesso.
Pechino e lo spettro del Cesena retrocesso
A dir la verità non mi ero ancora nemmeno decollato da Francoforte che un primo messaggio mi aveva avvisato di quel che stava accadendo al Tenni di Treviso. Mancava ancora mezz’ora al 90′. Poi pochi istanti prima del decollo ho riacceso furtivamente il telefono ed il messaggio della presidentessa mi ha definitivamente messo di fronte ad una realtà che a tratti da mesi ormai cercavo di nascondere: è serie C. Il viaggio verso Pechino è stato un lungo tuffo anche indietro nel tempo.
Mi tornano alla mente i tempi dell’ultima retrocessione, estate 2000. Io ero impegnato con la maturità scientifica. Ricordo ancora i compagni di classe che in parti consolavano in parte ironizzavano sul mio stato d’animo. Il giovedì, a Pistoia, tre gol sulla schiena, un bell’acquazzone nel mezzo, e quella sensazione provata per la prima volta, dopo la palla persa di Pancu, di presa per il culo. Ricordo perfettamente al triplice fischio che, intuendo che il 3-1 era ormai una sentenza, sono crollato a sedere dopo aver cantato a squarciagola per tutta la partita. Perso, vuoto, mi sentivo soprattutto preso in giro da gente che non mi meritava. E’ stata una sensazione terrificante. Ciònonostante la domenica seguente a mezzogiorno (si giocava alle 17) ero già allo stadio per sperare in una incredibile rimonta, che ovviamente non è arrivata. Quella sensazione rimaneva, ma la maglia chiamava ed io non mi sentivo certo libero di non rispondere presente.
Proprio come quest’anno, con un continuo precipitare delle cose. E con quella sensazione che è tornata a farsi largo in me, ed in tanti amici e compagni. Preso in giro. E soprattutto retrocesso. Otto anno fa ho impiegato una intera estate a metabolizzare una retrocessione che non potevo proprio accettare. Questa è stata molto più graduale, una morte a fuoco lento.
Eppure la nottata trascorsa sul Boeing 747 non è stata per nulla serena. A tratti ho dormito, ma solo perchè ero in dritto dal giorno prima, causa nottata passata al Magazzino Parallelo con quei burloni di Gime e dell’Antropologo e della sua sorella. Ed ogni volta che mi riassopivo mi assaliva quella senzazione di incertezza, di vuoto, di sconforto. Non vedo l’ora di ricominciare il prossimo campionato. Vorrei subito tornare a giocare e vincere, lottare per risalire. Invece c’è una estate di mezzo. Per riflettere su errori che non sono miei e che vorrei in fretta dimenticare.
Arrivo a Pechino poco dopo le 9, a Cesena sono le 3. Scambio due sms con Lupo, mi dice che Ola ha preso 3 in pagella e Turati è partito titolare. Almeno questa gente non sarò più costretto a vederla il prossimo anno.
E’ ironico il dio del calcio, è probabilmente come ogni altro dio, quello del calcio. Ha fatto in modo che seguissi tutte le partite ufficiali della stagione, dal 4-0 subito in Coppa Italia a Napoli nella notte di ferragosto alla sconfitta di Messina per citare le più lontane, alle goleade di Frosinone, Ascoli, Mantova, Rimini, Verona, Brescia, Pisa e Lecce, e proprio quando ne salto una perchè sono in volo verso un altro continente, beh allora il dio del calcio manda il serie C il Cesena. Senza darmi nemmeno la possibilità di piangere dal vivo l’evento.
A Pechino ci sono arrivato. Ho cambiato 7 fusi orari (dal +1 di Cesena al +8 di Beijing, anche se qui non c’è l’ora legale e le ore di differenza al momento sono solo 6), sono in un altro continente, dall’altra parte della terra, in uno stato tra l’altro governato da un Partito Comunista, eppure mi ritrovo retrocesso in serie C. E’ piccolo, a volte, questo cazzo di mondo, non trovate?
(1 fine - to be continued…)



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