Mercoledì 21 maggio 2008, ultimo dei tre giorni di lutto nazionale proclamati in Cina per il terremoto che ha colpito il Si Chuan. In televisione i conduttori dei telegiornali sono vestiti di nero, vanno in onda quasi esclusivamente notizie sul catastrofico evento, ed i canali esteri contenenti programmi di intrattenimento sono oscurati.
Il Giro d’Italia attraversa Sorrivoli, proprio davanti alla bottega di Alvaro Magalotti. E mi tocca vederlo in streaming con Eurosport2 dalla Cina.
Faccio colazione da solo. Si siede un professore al tavolo con me, ed iniziamo a conversare amabilmente. Con la fortuna che mi ritrovo, in piena asia, con chi potevo sedermi al tavolo? Facile, con un israeliano, dell’Università di Telaviv. Trattengo ogni pensiero e commento, colgo la palla al balzo in cui ricorda Bologna per il basket, e mi metto a parlare dell’Eurolega, di Siena che ha perso con il Maccabi in semifinale e del compagno Ettore Messina che con il suo Cska, la squadra dell’Armata Rossa, ha poi stracciato i sionisti in finale.
Tra gli eventi significativi di giornata, nel pomeriggio c’è la cerimonia di consegna degli Student Travel Grant, piuttosto formale, con tanto di pergamena con nome e cognome. Per il momento ci danno solo la pergamena, il travel grant ce lo daranno in seguito. Vabbeh, accontentiamoci. Anche questa volta siamo riusciti a portare a casa qualcosa e, vista la selezione, non è stato per nulla un brutto risultato.
A sera, per celebrare uno del nostro gruppo che ha vinto il Best Paper Award, andiamo nella “Tea House” del Beijing Continental Hotel. Il menù è assolutamente incomprensibile, decidiamo di prendere tutti la stessa cosa, bevanda scelta random. Ci portano dei bicchieri di vetro stretti e alti con dell’acqua bollente con strane foglie, simili al rosmarino, galleggianti. Panico: non c’è l’ombra di alcun filtro, quindi come si farà a bere il tutto senza ingurgitare l’infuso? Aspettiamo un po’ per far raffreddare l’acqua, per far sì che prenda sapore e per far precipitare le foglie. Qualcuno incautamente prova a bere ma rimane fregato dalle foglie. Ritorna la cameriera: provo a mimargli un filtro, non ho idea e non ricordo di cosa abbia fatto, ma lei mi guarda e di colpo se ne va. Chissà cosa gli avrò fatto capire, pensiamo. Invece ritorna con sei tazze di ceramica, nella quali travasa gli infusi. Molto bene, siamo al punto di partenza, solo con tazze di ceramica anziché bicchieri di vetro. Nel frattempo di chiacchiera un po’ e finalmente il simil-rosmarino inizia a depositarsi sul fondo. Solo allora iniziamo a bere. Finita la fatica, improvvisamente arriva la cameriera che, notando le nostre tazze vuote, le rimpingua con altra acqua bollente prima che ci si possa opporre.
Nel frattempo scorso una interessante rivista in esposizione, “Beijing review”, in lingua inglese. Il titolo principale è: “I tibetani: le loro speranze ed i loro sogni”, con all’interno un reportage piuttosto dettagliato sui disordini verificatisi a Lhasa, la capitale del Tibet. Alla faccia di chi sostiene che in Cina esista la censura (ma di questo parlerò in un post apposito).
Si ritorna in camera per la parte più interessante della giornata: l’arrivo a Cesena del Giro d’Italia. Tutti i miei amici sono a Sorrivoli, in quel fottuto pezzo di collina cesenate con uno strappo micidiale nel quale ho trascorso tantissimo tempo, e mentre la corsa più bella al mondo, il Giro, passa proprio per quell’indomabile muro, io sono dall’altra parte del mondo. Tra l’altro con una connessione internet lentissima a causa della congestione (in albergo tutti si connettono a sera). Sono le 16 in Italia, le 22 a Beijing, quando cerco di collegarmi in streaming. Il sito www.rai.it non ne vuole sapere di funzionare, mi dà un fotogramma ogni 30 secondi, roba da diventare pazzi. Cycling.tv vuole soldi, non mi resta che buttarmi su TvAnts e cercare Eurosport2, in francese, ma anche in questo caso il video si interrompe troppo di frequente. Leggo la cronaca live dal sito di Eurosport Italia e chiamo in redazione, facendomi raccontare gli ultimi 15 km in diretta. Praticamente una radiocronaca, con la linea che cade proprio all’ultimo km. Recupero la connessione che Bertolini ha appena vinto, ma sostanzialmente ho un quadro preciso della tappa e della giornata. Mi viene in mente l’arrivo vittorioso di Maurizio Fondirest al mondiale di Renaix nel 1988. Il Comune di Cesena poi rimedia una figuraccia colossale: appena dopo l’arrivo un camion di stradini si precipita a coprire la buca (dovuta al salto di un sanpietrino) nei pressi di Porta Santi che ha causato la caduta decisiva ai mille metri all’arrivo. Per coprire le prove, insomma. E’ intollerabile che una città sede di arrivo di tappa non controlli prima, palmo per palmo, le proprie strade, specie nell’ultimo km. Grazie Giordano Conti, benemerito sindaco, grazie Daniele Gualdi, assessore allo Sport: la città tutta ringrazia per la bella immagine rimediata a livello nazionale.
Resta l’emozione per aver visto, a sette fusi orari di distanza, strade e case così familiari. La fine del muro di Sorrivoli, laddove mi ero appostato io nel 2004 quando transitò per primo e solitario Emanuele Sella, con Cunego in maglia Rosa tallonato da Simoni (ed oggi ha vinto proprio un compagno di squadra di Simoni). Poi il rettilineo di Alvaro, la gente a bordo strada, sempre tanta, per assistere ad uno spettacolo fantastico. Mi è mancato davvero tanto il fatto di non essere presente, ma in qualche modo, questa sorta di collegamento intercontinentale, dalla più importante metropoli asiatica alla piccola ed ignorante Sorrivoli, è stato qualcosa che resterà per sempre degno di essere ricordato e raccontato.
La sera nei programmi si sarebbe dovuta chiudere con la finale di Champions League a Mosca tra Chelsea e Manchestern United. Di vederla in streaming, ho capito, non c’è la benchè minima possibilità. Di seguirla con il live match della Gazzetta non ne ho voglia, sono quasi le 3 di notte qua a Beijing, voglio stare a letto. Spero che sia trasmessa dalla tv di stato cinese, CCTV, visto che il lutto nazionale è finito a mezzanotte. Ma nel canale riservato allo sport fanno vedere il Master Series di Amburgo, prima la semifinale tra Nadal e Djokovic, poi la finale tra Nadal e Federer. Magari hanno anche ragione, nei giorni scorsi non le hanno trasmesse, però dai, non adesso che c’è la finale di Champions. Niente da fare. Spengo e vado a dormire. Solo la mattina dopo imparo da internet che l’israeliano Avram Grant ed il suo Chelsea hanno perso ai rigori. Chissà la faccia di Abramovich (non Bagnolini, proprio Abramovich quello vero) a fine gara…



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