Avete presente la canzone dei Cccp “Spara Jurij” contenuta sia in “Compagni Cittadini Fratelli Partigiani/ Ortodossia II” che, successivamente in “Live in Punkow“? Anche i Modena City Ramblers, nell’ultimo disco con Cisco come prima voce, “Appunti Partigiani“, ne hanno fatto una cover. Bene, è un po’ la canzone che mi passa in questo momento per la testa. Sono a diecimila metri d’altezza sopra la Siberia orientale, credo di essermi lasciato da poco la Mongolia alla spalle, di ritorno da Beijing. Ne approfitto per scrivere questo post che probabilmente metterò già online questa sera, appena rientrato in quel delle Vigne. I resoconti dei giorni #5 e #6 arriveranno nei prossimi giorni.
Perchè proprio “Spara Jurij”? Perchè, almeno stando a Rude Pravda, uno dei migliori siti dedicati ai Cccp ed alla parafrasi dei loro testi, questa canzone non parla di un un guerrigliero o soldato in battaglia, bensì fa riferimento a Jurij Andropov, presidente del Soviet Supremo in Unione Sovietica prima di Gorbaciov. La canzone fa riferimento all’abbattimento di un aereo di linea coreano finito in quegli anni, almeno un ventennio prima dell’11 settembre 2001, fuori linea sui cieli dell’Urss, a transponder spento. Impossibilitato a determinare l’origine del velivolo, ancora in piena guerra fredda, Andropov in pochi attimi fu chiamato a prendere una difficile decisione, ovvero se far abbattere o meno l’aereo. Spara Jurij è quindi l’invito dei Cccp a mantenere fede al proprio dovere sino in fondo, a costo di un grosso sacrificio. “Spara Jurij spara, spera Jurij spera“, recita la canzone. Per concludere poi con “felicitazioni, felicitazioni“. Testo comunque molto criptico, magari il compianto Giovanni Lindo oggi darebbe una lettera completamente diversa alla canzone, ma non importa. Questa è la lettura che ne ho fatto io, grazie a Rude Pravda, ed adesso mi ritorna in mente.
Sullo schermo, qui in volo, compare la rotta che stiamo seguendo. La Corea non è tanto distante, l’Unione Sovietica non c’è più ma tutto il resto è uguale. E mi viene da pensare a quel volo coreano, immagino di trovarmi in una situazione simile, con Andropov che deve decidere cosa fare. In una parola, è uno spettacolo. Ma sono in mano tedesca, volo Lufthansa, questi stiamo sicuri che non sbagliano rotta. No dovresi essere un areo spia mandato appositamente dagli americani fuori rotta. Qualcuno ogni tanto mi osserva stranamente, sarà per la maglia della Ddr che indosso. Probabilmente la rimpiangono, ma anche loro ora devono fare i conti con la dura realtà.
Un ultimo appunto. Sono decollato da Beijing alle 10 di mattina ed arriverò a Francoforte alle 14. Solo 4 ore di differenza, grazie al fuso, per un viaggio che in realtà ne richiede 10. Ed è una sensazione stranissima: se all’andata praticamente mezza giornata era scomparsa, avendo volato contro il tramonto (proprio perchè il sole tramonta ad ovest, io spostandomi verso est andavo incontro alla notte molto più rapidamente del solito), oggi il tempo sembra essersi fermato. Possiamo pensare di stare per 6 ore in nessun posto (o meglio, in nessun tempo), quindi all’improvviso ricominciare a spostarmi oppure, più semplicemente, che il tempo stia trascorrendo più lentamente. Riassumere 10 ore delle vostre in 4 delle mie significa andare due volte e mezzo più piano: i minuti, su questo volo, durano 150 secondi anziché i canonici 60. E questa è anche una descrizione decisamente elegante dell’insolita situazione. Casomai leggesse queste righe anche qualche ragazza: il fatto di invecchiare più o meno in fretta non c’entra nulla. In questo caso il cosiddetto “orologio biologico” relativo ad ogni passeggero sul volo scorre normalmente, dal momento che voliamo a velocità subsoniche (all’andata toccavamo i 1000 km\h, al ritorno, a causa delle correnti presenti ad alta quota dovute alla rotazione terrestre, dovremmo mantenere una velocità di crociera di circa 100 km\h inferiore, ma su questo non sono sicurissimo).



0 responses so far ↓
There are no comments yet...Kick things off by filling out the form below.
Leave a Comment