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Pechino, diario di viaggio #5. Ricchi e Poveri and Italian Pizza in Beijing

May 26th, 2008 · No Comments

Ero rimasto indietro con la cronaca degli ultimi due giorni. Siamo a giovedì 22 maggio 2008, ultimo giorno di ICC 2008. E’ il primo giorno seguente la fine del lutto nazionale, le bandiere della Repubblica Popolare tornano a sventolare fiere in cielo, la vita torna alla normalità.

Tutte le foto della giornata: clicca qui

Tutto scorre tranquillo fino a sera. Quando ci aspetta il grande appuntamento, la “Student Night“. Io avevo chiesto di andare, tra le varie possibilità, alla Tsinghua University ed ho fortuna, sono inserito proprio in quella lista. Il ragazzo italiano con il quale giro dovrebbe andare da un’altra parte, ma siamo italiani e troviamo il modo di farlo infilare lo stesso sul mio pullman.

Partiamo. Vicino a me si siede un francese, simpatico, tra l’altro. Si capisce che non è orientale perchè non parla subito di lavoro. Anzi, la prima cosa che mi dice è: “Adesso non vi possiamo più dire nulla, visto che anche noi abbiamo Sarkozy“. Rimango un attimo basito.  E’ stato chiaro, sorrido. In pratica ha sottointeso: “Voi avete Berlusconi, ma noi francesi non vi possiamo più prendere per il culo dal momento che abbiamo uno messo male come Sarkozy“. Vabbeh, Berlusconi è cmq molto più spettacolare di Sarkozy (però non dimentico quando definì “feccia e canaglie” i rivoltosi delle banlieu): in ogni caso rispondo al meglio. “Almeno voi avete Carla Bruni“. Conversiamo amabilmente fino all’arrivo a Tsinghua della situazione politica francese, di come Sarkozy cambi d’imperio le leggi e dei rifiuti di Napoli.

Una volta giunti ai limiti della facoltà, una simpatica ragazzina vestita di bianco ma con il megafono ci guida in tour del campus. Io mi sarei aspettato come minimo di vedere una statua di Mao o qualcosa di simile, ma ci fa vedere solo dei palazzi sedi delle varie facoltà. Una ragazza franco-canadese conosciuta sul pullman mi fa notare che un edificio ha colonne “in stile romano“. Provo a ribattere che al massimo sono in stile greco, e provo a ricordarmi i tre stili studiati alle medie: dorico, jonico e corinzio. Il capitello è l’elemento chiave  per noi ignoranti: è mediamente decorato, non ha la sobrietà dorica nè la sfarzosità corinzia. Evito però di avventurarmi in questi discorsi che rappresentano comunque un campo minato. Rispondo un po’ come la prof d’inglese a Ciavarro al suo esame di maturità, quello dei “60 uomini per il tuo 60“, nel lontano 1999: “Yes, yes…”.

Vabbeh, adesso che ve l’ho citato, quell’episodio, ve lo devo raccontare, anche se a sommi capi. Ciavy si è preparato un discorso in inglese su William Shockley, uno degli inventori del transistor, vincitore di un premio Nobel per i suoi studi. La prof d’inglese gli chiede: “What did he win?“, riferendosi ovviamente al Nobel. Ciavy una prima volta risponde: “Transistor!“. La prof insiste: “Yes, but what did he win?“. Imperterrito Ciavy: “Transistor“, quindi la scena si ripete per una terza volta, fino a che, giustamente, la professoressa molla e pronuncia uno sconsolato “Yes, yes…“.

Torniamo a Beijing. Ho la macchina fotografica e mi si accende la lampadina. Inizio a far foto ad ogni cosa. Me ne faccio un treno anche da solo. Fotografo tutte le ragazze carine che vedo, per vincere un mio vecchio pregiudizio (non solo mio, a dir la verità): pensavo che le cinesi non mi piacessero in alcun modo, invece ce ne sono alcune di carine. Chiaro, sono un po’ particolari, ma non siamo così provinciali da mangiare solo pizza e tagliata: ogni tanto anche qualche assaggio internazionale non guasta.

Finalmente la cena. Uno striscione ci dà il benvenuto. I ragazzi della Tsinghua hanno preparato tutto. Ci sediamo a tavola ed ecco la sorpresa. C’è la pizza nei cartoni da mangiare. Pizza da asporto. Io che sono in crisi perchè da una settimana almeno non mangio il Panino Pizza del Pontevecchio di Elio e Ivan, e mi ritrovo in piena Cina, a Pechino, a mangiare quella che spacciano per “Italian Pizza“, con un gran cuore disegnato sul cartone e la scritta “Love for Women“, ovvero “Amore per le donne“. La pizza è di “Mr Pizza“, del quale è fornito anche l’indirizzo internet: www.mrpizza.com.cn. Inutile dire che si tratta di roba oscena. Scrivo un messaggio di aiuto al mio pizzaiolo di fiducia, il buon Elio, chiedendogli perdono per il “tradimento”.

Qualche problema lo incontro anche col bere. In tavola ci sono solo prodotti della Coca Cola Company che io boicotto (Coca Cola, Fanta e Sprite) ed una bottiglia di vino col tappo di sughero. Faccio due conti: l’acqua non c’è, la birra nemmeno, mi tocca bere il vino cinese. Ottimo: cosa mi trattiene quindi? Semplice: l’assenza del cavatappi. Apo, ti tocca patire la sete. Fanculo. Faccio un giro, vado da qualche cinese a chiedergli “this stuff to open the bottle“, ed una ragazza mi dice che ci pensa lei, per poi scomparire senza più riapparire in sala. Solo verso la fine della cena una europea che era al tavolo con noi trionfante conquista il cavatappi. Apre la bottiglia e fa per versare il vino prima di tutti a me, visto che l’avevo tanto desiderato. Sono in mezzo a qualche ragazza, mi tocca di far anche la finta di rifiutare il vino per primo e farlo versare agli altri. Brindisi e poi si beve. E’ anche caldo, ed il rosso caldo, per lo più cinese, non è proprio il massimo. Sembra quasi quello si beveva al Festival dei Burattini di Sorrivoli…

Poi ci sono gli spettacoli. Un ragazzo cinese canta una canzone in inglese, due ballerini danzano egregiamente al suono di una canzone che dicono essere spagnola. “E’ Rumba“, spiegano. Mi cascano letteralmente le braccia, quando sento le prime note: “Che sarà” dei Ricchi e Poveri. Un trionfo del Made in Italy. Io ed il mio amico italiano scoppiamo a ridere, gli altri non capiscono bene il perchè, ma fa lo stesso. Ma dico, uno è a Pechino, dentro la più prestigiosa università, all’interno di una prestigiosa conferenza, e si deve sorbire MrPizza ed i Ricchi e Poveri? Ci sono cose che davvero non hanno prezzo.

Altri giochini allietano la serata. Cose quasi da campo dell’Azione Cattolica. Le ragazze locali invitano quei pochi europei a ballare. Arriva un cinese e mi chiede di ballare. Per un attimo non capisco e gli chiedo di ripetere, temendo che mi stesse invitando a ballare con lui. Per fortuna mi sono sbagliato, mi vuole vendere a non so chi. Mi dispiace, rispondo, mi sono fatto male ad un piede, faccio fatica a camminare, non posso ballare. Adesso, siamo seri: non ci sono mica le Cattive Abitudini che suonano.

Si ritorna in albergo. Lo stadio olimpico, il “nido d’uccello“, a pochi passi da noi, è illuminato. E’ la prima giornata degli Open di Cina d’atletica. Purtroppo non sono riuscito ad essere presente, causa student night. Ho un biglietto inutilizzato, pazienza. Mi riprometto di andarci la sera seguente. Scatto due foto. Visto da fuori è forse lo stadio più bello che abbia mai ammirato dal vivo, anche più di San Siro. Forse al livello dell’Allianz Arena di Monaco di Baviera, ma quello l’ho visto solo in foto. Da dentro, invece, il numero uno resta il Luigi Galileo Ferraris di Genova, comunemente detto Marassi.

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Tags: Lifestyle

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