Il prezzo del barile di petrolio è aumentato, dagli 11 dollari del 1998 agli attuali 140 (giugno 2008). (fonte: wikipedia: Petrolio).
In altre parole è cresciuto in 10 anni di quasi 14 volte. Mentre il costo della vita al massimo è cresciuto del doppio (che è già una enormità, ovvero circa il 5% annuo). Dal momento che il peso della tasse su petrolio e derivati (in particolare carburanti) si è mantenuto più o meno stabile intorno al 50% del prezzo finale di vendita, si deduce che i guadagni delle compagnie petrolifere in questi due lustri sono cresciuti anch’essi di un ordine di grandezza (se preferite di un fattore 10).
Allora ha ragione Tremonti a voler tassare i petrolieri? A parte il fatto che i ladri non si tassano ma si arrestano, Tremonti, il poveretto, cerca di tappare qualche falla in un Titanic che affonda. Può tassare quanto vuole i petrolieri, ma difficilmente riuscirà ad abbassare le accise sul carburante tanto da produrre effetti benefici sull’economia. La barca è in picchiata, ormai.
Non ci resta che tifare petrolio, sperare che arrivi al più presto a 200 dollari al barile (indifferentemente dal tipo e dal mercato), e poi salga ancora. Fino a diventare un bene inaccessibile per la stragrande maggioranza della popolazione. O meglio, fino a trasformarsi in una preziosa risorsa da usare con parsimonia dato l’elevato valore. Solo allora sarà possibile avviare quel processo che qualche antropologo radical-chic chiama “decrescita felice”.
Quando non sarà più possibile girare in centro urbano, in prima e seconda, con il Suv perchè il gasolio costerà troppo, quando si costruiranno case con muri e tetti impermeabilizzati perchè il riscaldamento costerà carissimo, quando si girerà di più in bicicletta perchè gli scooter saranno diventati un bene di lusso, allora si potrà ricominciare a ragionare.
Nel frattempo la cosa più sbagliata che il governo (e l’opposizione) potrebbe fare è sovvenzionare le categorie in protesta contro il caro-petrolio. Prima di tutto perchè si tratterebbe della solita farsa stile taxisti a Roma (grande Walter!!!), quindi perchè lasciare che il petrolio resti caro avrebbe solo risvolti positivi.
I pescatori sono in sciopero? Bene, qualche fermo pesca straordinario non può che fare bene al nostro mare, alla fauna ittica così barbaramente depredata nel corso dei decenni. Obiezione prevedibile: ma anche i pescatori hanno famiglie da mantenere, anche loro sono lavoratori. Bene, che il governo intervenga per finanziare progetti di riconversione e reinserimento in altre attività lavorative. Per il fatto che c’è uno status quo da mantenere, non è detto che qualsiasi cosa debbe essere giustificabile. Anche il mare va salvaguardato, prima che sia troppo tardi.
I camionisti scioperano? Oh, mai notizia più bella. Intanto le nostre strade ed autostrade sarebbero un luogo più sicuro e meno inquinato. Le strade si rovinerebbero di meno: l’E45 fa schifo, ok, ma scomettiamo che se fosse introdotto il pedaggio per i mezzi pesanti la situazione assumerebbe connotati certamente meno drammatici? In seconda battita sarebbe limitata la circolazione delle merci: ergo nei mercati sarebbero introdotte più merci locali. Quelle che vengono da fuori tornerebbero ad essere un lusso: per arrivare da lontano inquinano di più e quindi devono necessariamente costare di più. E dei camionisti cosa ne facciamo? Anche in questo caso si dovrebbe provvedere a spendere meglio i finanziamenti loro destinati, operando una riconversione del parco mezzi da grandi autoarticolati, adatti a lunghi viaggi nazionali ed extranazionali, ad un flotta di piccoli camioncini, per operare in locale. Magari per connettere i centri di produzione e stoccaggio con la stazione ferroviaria, alla quale poi passare la gestione delle merci destinate a località remote.
La benzina costa troppo? Bene, si gira di meno in macchina. Un po’ di moto fa bene a tutti. Si concede qualche agevolazione ovviamente a speciali categorie di persone per le quali il mezzo di locomoazione resta imprescindibile, mentre gli altri riscopriranno bici e mezzi pubblici per andare a lavorare. E così non ci sarebbe nemmeno bisogno di fare troppi nuovi parcheggi.
Rallenterebbe un po’ il ritmo di questo turbo capitalismo. Non sarebbe la rivoluzione definitiva, comunque un buon inizio.



1 response so far ↓
1 Poo-po-po-po-pooopo // Jun 13, 2008 at 7:49 pm
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