Hanno voglia i pacifinti del Centro per la Pace (quando fa comodo) di Cesena ad invitare bonzi buddisti e compagnia bella per vomitare i soliti insulti ed accuse sulla Repubblica Popolare Cinese che schiaccia ed occupa il povero ed indifeso (ma finanziato dalla Cia) regime feudale buddista. Sarebbe bene che questi signori iniziassero a guardare in casa loro, dei loro referenti politici, ovvero all’Amministrazione Comunale. Che questa volta, per mano del presidente del Consiglio Comunale Ines Briganti, ne hanno combinata una davvero schifosa.
E’ una storia di censura e prepotenza, così palese da fare davvero schifo. Così palese da non poter evitare di chiedere le dimissioni della stessa Briganti dalla carica, lautamente retribuita, che ricopre.
I fatti: in data 12 giugno 2008 (cioè due giorni fa), si tiene un Consiglio Comunale con un ordine del giorno particolarmente interessante: si parla sia dei malori da Amadori (altri doc: Miz - IndyER - Caminati) che della variante al Prg che il Comune vuole concedere ai preti del Sacro Cuore. Si tratta di argomenti particolarmente scomodi per la maggioranza (Pd+Prc+Comunisti Italiani) al governo di Cesena.
Un libero cittadino, uno qualunque, scrive come da prassi alla presidentessa del Consiglio Comunale per chiedere l’autorizzazione per riprendere con la videocamera l’importante discussione per poi mettera a disposizione di tutti su internet. A differenza di altri comuni, Cesena ancora non prevede nè una diretta streaming del Consiglio nè la possibilità di scaricare dalla rete la registrazione di quanto avvenuto.
In linea di massima non ci dovrebbero essere problemi, visto che giusto qualche settimana fa la stessa possibilità era stata accordata ai boy-scout di Teleosservanza, una telestreet dell parrocchia dell’Osservanza.
Invece a mezzogiorno arriva la risposta, prima telefonica poi anche in forma scritta. Permesso negato.
Motivo? Il cittadino, il richiedente, la persona qualsiasi che ha chiesto di effettuare le riprese, non è iscritto all’ordine dei giornalisti e non offre le garanzie necessarie per documentare l’evento.
Senza parole.
Estratto dal documento (scaricabile interamente qui) ufficiale inviato dalla Briganti:
Accertato che il richiedente, pur indicando tra le finalità del trattamento quella di carattere documentale, non dispone di qualificazioni professionali generalmente ritenute idonee a garantire una corretta comunicazione delle informazioni, quali per esempio l’iscrizione all’albo dei giornalisti
In altre parole solo chi è certificato dalla casta dell’ordine dei giornalisti può fare “informazione”. Tutti gli altri, tutti coloro che potrebbero non seguire gli ordini provenienti dall’alto, sono ritenuti non affidabili. Inun certo senso questa risposta palesa qualcosa che da sempre era nell’aria: l’informazione è un bene prezioso da affidare solo ad amici “fidati”. Come Riotta al Tg1, come Vespa, come Mazza, Mauro, Scalfari e compagnia bella.
Il fatto che i boysocut di TeleOsservanza fossero stati autorizzati a riprendere mentre un altro libero cittadino no, proprio mentre si discutevano due argomenti delicatissimi per la città, è ancor più significativo.
Si fa tanto parlare di una presunta censura in Cina che non c’è, censura propagandata e presente solo dall’informazione controllata presente in Italia ed in occidente, mentre si tace su violazioni dell’articolo 21 della Costituizione Italiana, quello che sancisce lalibertà d’informazione, da parte del Consiglio Comunale di Cesena.
Ines Briganti dimettiti!



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