Qualche sera fa sono rimasto davvero colpito (non stupito: proprio COLPITO) dalla notizia secondo la quale Monica Donini, presidentessa dell’Assemblea Regionale dell’Emilia Romagna, nonchè consigliera comunale di Cesena e figura principale di Rifondazione Comunista a livello comunale se non regionale, avrebbe firmato la mozione di Paolo Ferrero in vista del congresso straordinario del Prc.
Ho seguito attentamente il percorso politico di Monica Donini almeno degli ultimi 8 anni. Inizialmente c’erano ampie convergenze (anni 2001 e 2002, i tempi di Genova), quindi sono sopraggiunte profonde divisioni che mi hanno portato ad allontarami sempre di più da Rifondazione (partito per il quale non sono comunque mai stato iscritto) fino ad esserne fiero antagonista. Ovviamente da sinistra.
In tutto questo periodo Monica Donini è sempre stata una bertinottiana di ferro (e con lei il suo fido Poeta), anche di fronte alle accuse più dure. La strategia bertinottiana decisa a livello nazionale dal sommo pontefice Fausto è stata in questi 8 anni riapplicata scrupolosamente a livello locale.
A parte il fatto di non condividere per nulla i contenuti di questa strategia, non trovo nulla di scandaloso nè di deplorevole nel fatto di seguire certi meccanismi interni di partito. Da un certo punto di vista la Donini ha sempre fatto la dirigente bertinottiana e contemporaneamente è sempre salita di grado, da consigliera di Longiano, consigliera di Cesena, segretaria regionale del Prc, consigliera in regione, presidentessa dell’Assemblea regionale.
Poi, all’improvvismo (mica tanto, i presupposti c’erano tutti), poof, la caduta di bertinotti. La disintegrazione del pacifintismo bertinottiano, della nonviolenza, della presenza alla parata del 2 giugno con la spilla della pace, della spirale guerra terrorismo, dei due popoli due stati. Tutto finito. Bertinotti cade ed esce di scena, la sua fazione, in qualche modo rappresentata da Vendola e Giordano, sembra destinata a finire in minoranza.
E la Donini cosa fa? Certifica la fine di un’epoca passando tra i critici di Bertinotti.
Perchè questa lunga analisi? Non certo per condannare Monica Donini, ci mancherebbe. Non voglio, nè mi permetterei, di giudicare le dinamiche e le scelte personali all’interno di un partito del quale non faccio parte (io non faccio parte di nessun partito).
Però la scelta della Donini è un fatto estremamente importante ed eloquente per capire e valutare il futuro di Rifondazione Comunista. Bertinotti ed il bertinottismo (tutta quella serie di posizioni sancite dal congresso di Rimini di qualche anno fa) sembrano destinare a finire nel cesso. Con Ferrero di dovrebbe aprire la via ad un percorso decisamente meno basato sui salotti buoni della politica e più sulle lotte sociali.
Dovrebbe. Perchè sembra che il rischio di una scissione sia in realtà un’ipotesi davvero concreta. Bertinottiani via dal Rifondazione per confluire in Sinistra Democratica, quelli dell’Ernesto via per formare un “soggetto unitario comunista” con il PdCI, e dentro il Prc rimangono solo quelli di Ferrero o quasi, cioè il 60% di un partito appartenente ad una coalizione che alle ultime elezioni ha preso poco più del 3%. Roba da far concorrenza ai trotskisti di Ferrando.
Non che tutto questo sia per forza negativo. Se un partito è malato, meglio che imploda, che sparisca, piuttosto che vederlo al governo (Prodi) per far danni.
Però prima o poi qualcosa si dovrà ricostruire. E allora mi piacerebbe capire cosa, dove, come e quando.



1 response so far ↓
1 paolo strangio // Jul 28, 2008 at 6:14 pm
Caro Stefano,
Noto che sei molto informato sul “mio” partito, e ciò ti fa onore.
Mi permetto alcune considerazioni, visto che mi hai cortesemente invitato alla discussione.
1)LE MOZIONI CONGRESSUALI
Le scelte fatte dai singoli, intendo dai singoli compagni sulla strategia del partito muta sulla base di tante considerazioni e valutazioni; e ritengo che scegliere una mozione e sostenerla ed esserne convinti, non significa aver fatto un patto di sangue. intendo dire, che molti, o meglio moltissimi, militanti stimano Bertinotti, nonostante poi non si riconoscano nelle ultime scelte praticate, sia per il merito che per il metodo.
in quasi tutta l’Emilia Romagna è prevaleso l’orientamente verso la mozione Acerbo-Ferrero-Grassi-Mantovani-RussoSpena, e ciò a mio avviso per una motivazione di fondo sostanziale: ricompattare il partito. Di fatti, da una gestione e direzione esclusiva della maggioranza oggi col VII congresso il metodo dovrebbe essere completamente ribaltato, non solo per bontà o lungimiranza dei dirigenti, ma anche perchè il risultato finale del congresso non presenta alcun vincitore. Vendola al 47%, Ferrero al 40% e poi le altre mozioni di minoranza (tra cui Falcemartello), che sono state molto determinanti per eleggere il segretario nazionale, cioè per scegliere Ferrero, sulla base di un documento politico condiviso.
La sostanza dei fatti, è che nessuno ha il potere ma il partito va gestito assieme e le minoranze sono presenti non tanto per fare delle critiche alla linea politica di riferimento ma per contribuire attivamente.
2) LA NUOVA LINEA POLITICA
Detto ciò, che ritendo sia un pò palloso da leggere, condivido quanto dicevi sulla svolta di lenea politica votata; tant’è che il documento politico votanto al congresso titola “una svolta a sinistra per rifondazione” ribadendo la necessità dell’opposizione sociale.
3) Sta di fatto, che non so tu ma io sono oltre che preoccupato anche un pò incazzato, hai letto le ultime modifiche sul lavoro “precario”, un regalo a mio avviso illegittimo a confindustria.
Credo ci sia molto da lavorare e da costruire a sinistra e per farlo serve un grande senso di resposabilità da parte di tutte le soggettività..
Ti mando un abbraccio.
Paolo Strangio
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