Pubblico di seguito un commento realizzato dall’assessore alla cultura, università, pubblica istruzione e sport del Comune di Cesena Daniele Gualdi. E’ parte di una discussione che avevamo intavolato in un vecchio post.
Leggetelo, poi fate naturalmente le vostre valutazioni. In questa breve intro il mio intento era quelloi di rimanere il più neutrale possibile, tanto per i lettori di questo blog è già noto come la pensi al riguardo.
***
Ti ringrazio per la puntuale risposta e se ho approffittato del tuo spazio è perchè non sapevo come inviare uguale mail ai ragazzi del confino dove sul loro sito/blog figura “Gualdi assessore al Patrimonio”. Spesso mi trovo a ricevere solidarietà per scritte che appiaono sui muri e che chiamano in causa Gualdi. Addirittura durante una presentazione di un libro che ho fatto a San Giorgio nella sala Aurora c’è stata una irruzione dei ragazzi mentre io parlavo. In questa vicenda non ho firmato atti e preso parte a trattative perchè la competenza era di altri assessori o dirigenti. Tuttavia come tu dici non volgio nascondermi e evitare le mie responsabilità politiche che sono le stesse della Giunta a cui appartengo.
Quando mi è capitato ho sempre detto che la casa di Pontecucco doveva rimanere ai ragazzi a patto che si firmasse una convenzione come fanno tutte le realtà sociali che fanno politica, cultura, volontariato che capiscono come a fronte della cessione gratuita di spazi e beni che appartengono all comunità cittadina ci si deve assuemere pari responsabilità. Non sono cavilli giuridici ma l’essenza del convivere civile, e accettare le regole fa parte del modo di vivere democratico. Nessuno gode di extra territorialità soprattutto se da certi comportamenti ne devono rispondere altri. Non vedo perchè in caso di eventuali danni a persone o cose (che possono capitare a chiunque sia chiaro come è capitato per altri immobili concessi dal comune) ne debba rispondere personalmente il dirigente. La cosa non sta in piedi come vedi, ognuno deve assumersi le proprie responsabilità e non farlo è un atteggiamento incomprensibile e invocare su questa una presunta criminalizzazione dei giovani non ha nessun fondamento perchè non c’entra con il problema posto. Se poi si teorizza che ciò che è di tutti ognuno se lo può prendere, allora è un deja-vu già visto negli anni ‘70 e ‘80 su cui manterremo posizioni sempre diverse. Spiace che sia finita così ma se per non assumersi responsabilità si deve rinunciare a degli spazi è inutile prendersela con gli altri. Lo so che non sarai d’accordo con me ma ogni tanto è bene essere chiari, accettare il confronto senza avere la presunzione che siano sempre gli altri a sbagliare. Personalmente ho sempre detto anche controcorrente ciò che penso. In questi giorni sono stato l’unico politico che dai banchi del consiglio comunale ha difeso senza mezzi termini gli studenti universitari che hanno organizzato la notte bianca, dai vili attacchi ricevuti da certa stampa e da certe forze poltiche che non aspettavano altro che episodi deprecabili si realizzassero per promuovere campagne oscurantiste contro la città e il modo di vivere i tempi da parte dei giovani che promuovono cultura. Non sono stati certo questi gli argomenti che hanno portato alla chiusura della casa di Pontecucco e spiace che per un’ostinata difesa di propri principi che non trovano ragione nel modo di vivere quotidiano delle persone comuni (una famiglia di operai che riceve una casa dal comune firma un contratto e credimi non lo fa sotto ricatto ).
Grazie comunque della ospitalità senza ipocrisia,
Daniele Gualdi




2 responses so far ↓
1 Matteo Peraccini // Jul 4, 2008 at 12:44 am
Non scrivo per valutare l’operato dell’assessore Gualdi.
Dovessi farlo non potrei non mettere sul piatto della bilancia i numerosi eventi promossi dal suo assessorato ai quali ho partecipato, con esiti più o meno felici. E devo dire che tutto sommato la bilancia pende dalla parte giusta.
Tra i vari eventi promossi dall’assessore ho partecipato, mio malgrado, anche alla succitata notte bianca, che lo stesso Gualdi definisce un evento culturale.
Dico mio malgrado perché, tanto per chiarire la mia posizione da subito, nutro una avversione fisiologica verso questi baracconi costruiti per far soldi con la scusa della cultura.
Vi ho partecipato, e non mi interessano eventuali considerazioni sulla mia incoerenza alle quali posso comunque eventualmente e facilmente controbattere, per vedere il concerto dei Mercanti di Liquore.
Sono riuscito a godermi il concerto nonostante un service audio non all’altezza, nonostante gli schiamazzi e il casino dei passanti, nonostante quello non fosse un posto adatto ad un gruppo come i Mercanti. In poche parole nonostante la Notte Bianca.
E questo è un po’ il destino della cultura ai nostri giorni: resistere aggrappandosi ad un festival, ad una convention di partito, ad un evento promosso da una qualsiasi marca di telefonini, ad un mercato speciale di mezzanotte dove tutti possono divertirsi gratuitamente, ubriacarsi a carissimo prezzo, pestarsi, insultarsi, baciarsi e fare l’amore ovunque (meno che in chiesa).
Resistere nella sua essenza circondata da cose che non c’entrano nulla con questa.
Resistere concedendosi un po’ al teatrino delle immagini che passano e dei suoni che si dimenticano in fretta ma che non ci lasciano mai soli (dannazione), cercando tenacemente di non sciogliersi nell’indistinto fluire di luci al neon, o al plasma che siano.
E il problema non è che la cultura ci sia o non ci sia. La cultura c’è e ci sarà sempre malgrado tutto e malgrado le notti bianche. Il problema è l’uso che se ne fa e, in seconda battuta, ciò che la cultura diventa.
Perché un bel concerto in mezzo al casino di una specie di megastore della mondanità in cui succede di tutto prende un po’ il sapore indistinto di un panino da fast-food.
Bisogna avere il gusto delle cose per poterle assaporare davvero, bisogna avere gli occhi giusti per vederle, ci vuole attenzione.
La cifra del nostro tempo è viceversa la distrazione, o altrimenti detta continua e ininterrotta attrazione per qualcos’altro. Il cambiare canale, sito, ragazza, moglie, squadra del cuore, auto, cellulare fino alle tette, i culi, gli occhiali, il sesso ecc.. tutto alla velocità di un orgasmo leporidico. Non è il verificarsi di tutto ciò che mi spaventa, è la velocità sempre meno umana con cui avviene, la rapidità sempre meno controllabile con cui il ritmo si impone, la sempre minore coscienziosità e libertà con cui le persone vi si abbandonano.
Perché proprio in questi tempi le notti bianche? Perché non 20 anni fa? Forse perché finalmente abituati a tutto ciò, abbiamo bisogno di trovarci non ad un concerto, ad una mostra, ad uno spettacolo teatrale, al cinema, in discoteca ma in un immenso non luogo in cui succede tutto questo messo assieme, e anche di più. Non ci piace SUBITO il punto in cui siamo capitati? Cambiamo piazza. Bruchiamo un po’ di Punk in piazza Dandini, poi ci sciacquiamo la bocca con un sorso di Jazz ai giardini, e ricominciamo con una bella abbuffata di pseudostoriadell’arte con sgarbi in culo ai lupi e via annusando “l’odore di questo motor, che ci porta avanti quasi tutti quanti maschi femmine e cantanti, su un tappeto di contanti nel cielo blu”.
Concludo con una considerazione che di solito si fa in apertura di certi discorsi, ma che alla luce di quanto ho detto sopra forse assume tutto un altro potenziale.
La parola cultura significa “coltivare”, e coltivare significa dedicare tempo, cura, attenzione, devozione, significa ricevere solo dopo avere dato, dopo essersi spesi.
Io sono nipote di contadini e so per certo che senza spendersi non si tirano su le patate. Mi si dirà che oggi le patate si fanno in laboratorio.
Benissimo.
Però poco sopra ponevo il problema di cosa si fa della cultura e di cosa la cultura diventa di conseguenza.
La cultura di domani sarà conseguenza di ciò che ne stiamo facendo oggi. Un semplice prodotto di laboratorio.
Buon appetito.
2 Cultura da ipermercato e ipermercati della cultura // Jul 4, 2008 at 7:51 am
[...] su questo blog è arrivato un gran bell’intervento di Matteo Peraccini [il testo completo: (1) (2)], su un argomento che si allaccia benissimo a queste tematiche, e che io forse un po’ in [...]
Leave a Comment