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Radovan Karadzic e le bugie su Srebrenica

July 22nd, 2008 · 2 Comments

Hanno catturato, o meglio, hanno comprato Radovan Karadzic. Della gloriosa Jugoslavia ormai non rimangono che alcune macerie. Uno stato, quello serbo, che prova a portarne il nome, ma senza gloria nè onore. La consegna di un personaggio carismatico ed importante quale Radovan Karadzic agli sgherri del Tribunale Penale Internazionale mi ha ricordato il modo vile e odioso con il quale Belgrado ha consegnato l’indimenticato presidente Slobodan Milosevic.

Anche Slobo ieri, così come Karadzic oggi, venne messo alla gogna mediatica con appellativi riciclati quali “il macellaio dei balcani“. Qualifica creata ad hoc per i serbi, “criminali di guerra“, di una guerra in cui i musulmani bosniaci, i croati, gli albanesi, sono sempre e solo vittime. E guai ad obiettare.

In particolare si fa riferimento, per giustificare questa immane montatura, al colossale inganno mediatico del cosiddetto “Massacro di Srebrenica“, nel quale le milizie filoserbe, in netta inferiorità numerica e militare, avrebbero massacrato 8000 civili inermi musulmani una volta conquistata l’enclave.

In realtà, come sottolinea il giornalista Fulvio Grimaldi, si trattò di un grande colpo pubblicitario dell’agenzia d’informazione statunitense Ruder&Finn. Oggi è possibile, attraverso una semplice ricerca con Google, capire come sono andate esattamente le cose.

E’ facile scoprire come i musulmani, dopo aver compiuto veri e propri massacri di civili nei dintorni dell’enclave musulmana in Bosnia di Srebrenica, abbiano abbandonato la città alle milizie filoserbe, palesemente inferiori, per giocare al ruolo di vittima agli occhi della comunità internazionale, per farsi togliere l’embargo e per far sbilanciare le potenze Nato contro la Serbia. E i massacri? Inventati, gonfiati, ribaltati. Famosa la foto del presunto soldato brutalizzato dalle milizie serbe sbattuto nelle prime pagine dei giornali di tutto il mondo, salvo poi scoprire che era proprio un serbo e che ad ucciderlo furono i musulmani.

Ma non importa: il messaggio dei serbi= nazisti (fatto passare anche grazie all’aiuto di lobby ebraiche, operanti al fianco, ma guarda un po’, di una pese come l’Iran) per rafforzare la posizione serbo musulmana ormai era passato. E permane tutt’ora.

James Harff, all’epoca direttore della Ruder Finn Global Public Affairs, in un’intervista  con  il  giornalista  francese  Jacques   Merlino, riportata  nel  suo libro (Les vérités yougoslaves ne sont pas toutes bonnes à dire), parlando dei clienti nella  ex Jugoslavia, della strategia e dei successi  raggiunti, diceva:  “Fra  il  2 e il 5 agosto 1992, il New  York  Newsday  é uscito  con  la notizia dei campi. Abbiamo afferrato la  cosa  al volo    e   immediatamente   abbiamo   messo in contatto   tre    grandi organizzazioni  ebraiche:  B’nai B’rith  Anti-Defamation  League, American  Committee  e American Jewish Congress (…)  l’entrata  in gioco delle organizzazioni ebraiche a fianco dei bosniaci fu  uno straordinario  colpo di poker. Allo stesso tempo  abbiamo  potuto nell’opinione pubblica far coincidere serbi con nazi (…) Il  nostro lavoro non é di verificare l’informazione (…) Il nostro  mestiere  é di  disseminare  le  informazioni,  farle  circolare  il   più velocemente  possibile per ottenere che le tesi  favorevoli  alla nostra causa siano le prime ad uscire (…) Quando un’ informazione  é  buona  per  noi,  dobbiamo  ancorarla  subito   nell’opinione pubblica.  Perché sappiamo molto bene che é la prima notizia che  conta.  Le  smentite  non  hanno  alcuna  efficacia (…) Siamo  dei professionisti.  Abbiamo  un lavoro da fare e  lo  facciamo.  Non siamo  pagati per fare della morale. E anche quando questa fosse messa in discussione, avremmo la coscienza tranquilla. Poiché,  se lei  intende provare che i serbi sono delle povere vittime,  vada avanti, si troverà solo (…)”

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