Primo tempo di Cesena-Val Montone, classica amichevole di inizio ritiro. Sono in tribuna che guardo senza troppa voglia le giocate di Mondini e Chiavarini. Suona il telefono. E’ mio babbo.
Uno che ha vinto solo cinque gare in tutta la sua carriera adesso vince un Tour de France. E per il terzo anno consecutivo uno spagnolo vince il Tour.
Carlos Sastr in azione nella crono finale del Tour de France 2008, Cérilly - Saint Amand Montrond (Foto Cyclingnews)
Ridiamo, altro non possiamo fare. Da un lato sono contento che Carlos Sastre abbia vinto il Tour. E’ un bravo ragazzo, umile, gran lavoratore, dedica la vittoria al cognato Jimenez. E poi porta via il successo a Cadel Evans, quasi campione ma eterno piazzato (la differenza è davvero poca ma solo in pochi riescono a colmarla). Evans, come avevo già scritto, si sarà tolto la voglia di fare il patacca con la maglia del Tibet.
Già, ha voglia di portare la maglietta del Tibet. Visto che lui è australiano, dovrebbe sapere cosa hanno fatto gli australiani agli aborigeni nel loro paese, e magari portare la maglietta con la bandiera degli aborigeni.
L’osservazione di Furix al mio fianco è irreprensibile.
Torniamo a parlare solo di ciclismo, e di questo Tour. Il fatto che dopo il ritiro del re del doping Lance Armostrong, solo tre spagnoli abbiano vinto il Giro di Francia è significativo. Ma ne riparleremo più avanti con calma. Adesso è tempo di complimenti per questo ragazzo della Csc.
Complimenti che vanno estesi a tutti i primi della generale, che hanno duellato fino alla fine, esprimendosi più o meno sugli stessi valori. Contrariamente a quello che aveva scritto la Gazzetta, sull’Alpe d’Huez la Csc di Rijs ha costruito il suo successo. La Lotto di Evans ha pagato l’assenza di altri uomini in grado di aiutare il proprio capitano: i due Schleck hanno fatto un gran lavoro, marcando l’australiano (Frank) e stoppando ogni tentativo di allungo (Andy). Voigt e Cancellara, più in generale in tutte le grandi tappe, hanno poi fatto un lavoro sublime. La Lotto non ha avuto gregari di questo livello e ciò è costato caro ad Evans.
Le mie pagelle per i primi 10.
1. Carlos Sastre 10: ha vinto. Dopo una vita si sacrifici (è stato anche gregario di Ivan Basso), un successo limpido e meritato. Da dividere con la squadra.
2. Cadel Evans 8: ha fatto il possibile, che però non è bastato. Ogni anno, con regolarità, migliora il suo piazzamento a Parigi. Vedremo se ci riuscirà anche nel 2009 o se sarà troppo tardi.
3. Bernhard Kohl 8: la grande sorpresa di questo Tour. Maglia a Pois, classe 1982, quindi non proprio giovanissimo, comunque di grandi speranze.
4. Denis Menchov 6: rimane giù dal podio anche a causa di quel mezzo minuto perso in discesa dopo il col de la Bonnette. Sofrtunato quando cade addirittura in salita, ma per il resto gioca più in difesa che all’attacco. Stoica la rimonta sull’Alpe d’Huez.
5. Christian Vande Velde 7: quinta piazza davani a campioni come i fratelli Schleck. A 32 centra il Tour della vita.
6. Frank Schleck 5.5: dal poter vincere il Tour miseramente crolla nella crono, un po’ come Rasmussen qualche anno fa, finendo addirittura in sesta posizione. Ma il calo è più mentale che fisico. Peccato.
7. Samuel Sanchez Gonzalez 6: la vittoria gli sfugge, ma lotta sempre con ardore su ogni salita, limitatamente alle proprie possibilità. Bravo.
8. Kim Kirchen 7.5: il prossimo anno lotterà per la generale. Quest’anno ha fatto le prove generali, anche da leader della classifica. Membro della generazione dei lussemburghesi terribili
9. Alejandro Valverde Belmonte 5.5: il voto è la media tra il 4 per il risultato di classifica (era partito con ben altre ambizioni) ed il 7 che si merita per le 1+1 (la seconda per squalifica di Riccò) vittorie di tappa e la costanza con la quale ha lottato fino alla fine.
10. Tadej Valjavec 6. La sua squadra, al AG2R, è sempre nelle prime posizione, ma come Valijavec non riesce ad incidere. Decimo posto in chiaroscuro.
Ovviamente da promuovere, per quel che riguarda le vittorie di tappa, anche Schumacher e Cavendish, oltre alla maglia verde Freire, ed all’attaccante nato Chavanel.
Cungeo va inserito, nonostante la sfortuna, tra i bocciati.
Riccò e Piepoli, beh, non credo si possano giudicare con i criteri del risultato sportivo.





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