Premessa: Davide Rebellin lo deve prendere il mio amico Sbiro e caricarlo sull’aereo per l’Argentina, visto che il suo desiderio mercenario è stato quello di vestire la maglia biancazzurra pur di partecipare ad olimpiadi e mondiali.
Dato di fatto: gli spagnoli vincono tutto. Hanno la benzina buona. Non c’è che dire. Anche hanno rotto un po’ il cazzo. Adesso ovviamente si tifa per l’antidoping. Samuel Sanchez si ritrova campione olimpico. E’ così.
Per il resto è stata comunque una bella gara. Tutto sommato corsa egregiamente sia dall’Italia che dai benzinai iberici, anche se alla fine la differenza sta tutta in quella mezza bicicletta che ha separato il primo dal secondo. E’ stata una maratona televisiva, ben trasmessa da Rai Sport Più. In Italia tutto è iniziato alle cinque del mattino per concludersi verso mezzogiorno, mezzora dopo l’arrivo.
Bella la fuga del mattino, bellissimi gli scatti di Andy Schleck, davvero di un altro pianeta la trenata con la quale Fabian Cancellara è rientrato sul terzetto in fuga.
Due soli appunti da muovere alla nazionale italiana. Paolo Bettini, come lui stesso ha ammesso a fine gara, ha osato troppo poco nel finale, stretto nella morsa della marcatura reciproca con il benzinaio Valverde (che non è Tiziano Lugaresi, benzinaio di Valverde). In seconda battuta Rebellin avrebbe probabilmente potuto osare qualcosa in più sulla salita, rilanciando l’azione di Schleck, mentre Sanchez come Kolobnev e Rogers erano in difficoltà. Difficile poi chiedere a Bettini di prendere la ruota di Fabian Cancellara quando quest’ultimo è evaso dal gruppo per rientrare sui primi.
Ripeto, ha corso sostanzialmente bene l’Italia. Però si è trovato con l’uomo sbagliato nel posto sbagliato. Teoricamente Rebellin era il più forte su quell’arrivo: nel motore non c’era però il carburante giusto.
Chiudo segnalando il 27esimo posto di Jhon-Lee Augustin, sudafricano volante.





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