Riceviamo e pubblichiamo
Sindaco, perchè ha accettato di fare questa intervista?
Per lavarmi la coscienza. Per togliermi un peso. Per dire a tutti che non ce la faccio più a sopportare questo ruolo, e visto che adesso c’è la possibilità, voglio mandare questo messaggio indietro negli anni, affinchè sia pubblicato prima della mia prima elezione a sindaco. Questa intervista la devono leggere anche nel passato, se ne devono rendere conto. Così, magari, non mi rieleggono più. O al massimo, se lo rifaranno, non sarà più una elezione in bianco, un plebiscito per concedermi i pieni poteri.
Partiamo dall’inizio. Perchè ha deciso di candidarsi?
Perchè era l’unica cosa che potevo fare. Era l’unica che sapevo fare. Non ho mai lavorato nè imparato un mestiere nella mia vita. Sono stato prelevato dal Partito poco dopo il diploma e da allora sono stato inserito sempre in qualche ufficio fittizio nel quale ho lavorato per il partito stesso. Associazioni di categoria, segreteria, di qua e di là, sempre tutto per il partito. In realtà presenziavo a conferenze, mi facevo fare foto, stringevo mani e tagliavo nastri: questo è tutto quello che sapevo fare e che mi facevano fare. Probabilmente lo facevo anche con eccellenti risultati, visto che tutti mi facevano i complimenti.
E così è diventato sindaco…
Già, non è stata nemmeno una mia scelta. La mia unica scelta è stata quella di entrare, da giovane nel partito, poi hanno sempre scelto altri per me.
Lo dice per non assumersi le sue responsabilità?
No, al contrario. E’ ora che la gente sappia che io sono stato solo il volto yuppie, di bella presenza, di un potere superiore.
Quale?
Ma è facile capirlo! Quello che ha sempre governato questo territorio, nato nello scorso secolo con intenti e spiriti differenti, e col tempo trasformatosi in un meccanismo spietato di controllo dell’economia e del territorio. A loro rispondeva ogni mia decisone.
Ci faccia qualche esempio?
Beh, i parcheggi per cosa li abbiamo costruiti? Perchè la gente non trovava posto, secondo lei? O per “muovere l’economia”, come ci dicevano scherzando all’interno del Partito. E i nuovi quartieri? Per costruire alloggi popolari? Per chi, per gli extracomunitari? Per perdere voti richiamando marocchini in città, così da scontentare la nostra base benestante e moderatamente razzista? Anche quando abbiamo creato alloggi popolari, poi li abbiamo di fatto regalari ai soliti gruppi bancari: dopo dieci, quindici o ventanni andavano a loro. Lo abbiamo fatto perchè l’industria edile era il fiore all’occhiello di quel potere di cui le parlavo prima.
Cosa le ha causato tutto questo rimorso?
Le morti. Fino a che la gente non si ammala, non muore, non sperimenta in prima persona quanto tutto questo meccanismo sia infernale, non si oppone al sistema. E’ come camminare sull’orlo di un precipizio: fino a che i primi della fila non iniziano a scivolare, quelli dietro non protestano per le scarse condizioni di sicurezza. Non ne potevo più delle continue morti per patologie legate all’inquinamento dell’aria, dovuto agli effetti di inceneritori, traffico, industrie. Non ne potevo più di gente che cade a terra senza motivo dietro una linea di produzione, di persone che muiono nei posti di lavoro. E poi l’aria…
L’aria cosa?
Lei non immagina tutto quello che sta respirando. I dati in questi anni delle patologie sono stati occultati, o disaggregati. Dire che su cento persone dieci sono morte per tumore ai polmoni, tre per intossicazioni varie, quattro per problemi al fegato, fa meno paura rispetto a dire che diciasette persone sono morte a causa della merda che c’è nell’aria. Eppure i pesticidi sono l’unica soluzione per permettere al mercato agricolo di reggere la concorrenza non dico cinese, ma spagnola e nordafricana. Gli inceneritori sono la principale risorsa della multiutilty quotata in borsa che porta inegenti finanziamenti alle casse comunali. Me lo dica lei: come avremmo potuto mettere un freno a tutto ciò, o comunque denunciarne la pericolosità?
E’ terribile…
Lo so. Ma ad ogni elezione noi distribuivamo con saggezza i nostri favori, oliavamo i nostri meccanismi, e guadagnavamo consensi. L’opposizione praticamente non è mai esistita: un gruppo folcloristico di campagnoli imborghesiti, in grado di strillare due slogan passati via fax dal nazionale o di disegnare fumetti triviali.
E a sinistra?
Ma quale sinistra? Noi eravamo la sinistra. Gli estremisti, o i terroristi come li chiamavamo noi, erano un ottimo apporto di voti. Peccato che si siano estinti così precocemente, perchè ci facevano davvero comodo. Costavano pochissimo, nel senso che si accontentavano di qualche poltrona di poco conto, e portavano qualche migliaia di voti. L’affare per noi era davvero conveniente.
Cosa significa di poco?
Mah, un assessorato ai chioschi delle piadine, una delega ai diritti umani in Tibet o cose simili. Lo sa? Durante le riunioni di giunta gli assessori dei terroristi erano sempre presi di mira dagli altri con scherzi vari e prese in giro. Avevo il mio bel daffare a dire a tutti i miei che non andava bene tirare aeroplanini di carta negli occhi di persone così anziane, ma raramente mi ascoltavano.
Ma è sempre stato così? I suoi predecessori, erano tutti al suo livello?
Questo non glielo so dire, cosa succedeva qui dentro prima di me non è affar mio. Farsi sempre gli affari propri, è questo il nostro primo dovere di militanti del partito. Certo che non svelo un segreto se dico che la persona che ha diretto il consorzio di realizzazione di un quartiere importante come l’ex Zuccherificio è la stessa persona che, quando era sindaco, ne ha deliberato la costruzione. Mi fermo qui, ma ce ne sarebbero tante altre da raccontre.
Concludendo, che messaggio manda indietro nel tempo agli elettori di Cesena, alle prese con le elezioni amministrative di un bel po’ di anni fa?
Aprite gli occhi. E non per guardare solo le mie foto sul giornale. Chiedetevi il perchè di tutto. Dietrologia non equivale a complottismo: è solo il segreto per capire tante cose. Non date nulla per scontato, mettete tutto in dubbio. Cercate i beneficiari di ogni provvedimento, e capirete che sono sempre gli stessi, alla fine della trafila.
E se dovessero davvero leggere questa intervista, cosa pensa che le succederebbe?
Non saprei. Forse mi metterebbero a fare le tessere dei tranvieri al sindacato, oppure l’assessore alle varie evetuali a Roncofreddo, o ancora mi manderebbero a presiedere l’istituto di cultura italiana a Minneapolis.




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