Rieccomi ad affrontare lo spinoso tema della moschea a Cesena. Inizio con una doverosa premessa: sono contrario alla realizzazione di qualsiasi edificio di culto religioso, indipendentemente dalla marca e dal modello dei ricchi premi e cotillon promessi, in caso di salvezza, dalla religione di turno. L’A14 è anche troppo per gente che preferisce alienare la risoluzione dei propri problemi ad una, non so fino a quanto presunta, entità superiore.
E’ doveroso però sottolineare il comportamento del nostro – amato è già rimpianto visto chi gli succederà – sindaco di Cesena, Giordano Cuor di Leone Conti. Detto baffetto. E di rimando va rimarcata la passività dei soliti partiti sottoposti di coalzione, nello specifico Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani.
E’ ormai segreto di Pulcinella che ci fosse un accordo tra Comune e comunità islamica per utilizzare come moschea il capannone di Torre del Moro. Purtroppo per il sindaco, o forse anche per loro stessi, gli islamici hanno presentato la richiesta per la variazione di destinazione d’uso del fabbricato ad un solo anno dalle elezioni amministrative, finendo per sollevare un polverone. La speranza del sindaco era che tutto passasse sotto silenzio il più possibile e probabilmente loro non avrebbero ostacolato di certo il progetto di moschea. A poche decine di metri, in quella zona, ci sono i testimoni di geova, quindi area artigianale o meno, c’era anche un precedente di quel tipo a dar forza alla richiesta della comunità islamica.
Alla fine cosa ha scelto di fare il sindaco? Di appellarsi ad un cavillo da vero e proprio azzeccagarbugli per negare il permesso alla conversione dell’edificio in moschea. In altre parole ha trasformato (almeno ha cercato di farlo) una decisione prettamente politica (moschea sì o moschea no) in una decisione tecnica vincolata da normative preesistenti. Ed è la cosa più grave della vicenda: a pochi mesi dalle elezioni ne’ il sindaco uscente, a capo di questa città da 9 anni, ne’ quello in pectore che già prende buona parte delle decisioni più importanti, Paolo Lucchi, hanno avuto il coraggio di assumersi questa responsabilità di fronte alla città.
Il silenzio di Paolo Lucchi è ancor più significativo. Uno che appare 3 volte al giorno sui giornali per i motivi più incredibili, quasi sempre con foto come nel caso dell’importantissima inaugurazione di un ponte a Bacciolino, sperduta frazione olimpica nel comune di Mercato Saraceno, è un chiaro segnale della volontà di non esporsi. Troppo scottante l’argomento: da un lato c’è il rischio di perdere consensi dall’ala filoleghista dei Ds, dall’altra il rischio di ricevere qualche rimbrotto di troppo dai pacifinti di Arci, Centro per la Pace, Sorrivoli e compagnia bella (ma che, sono pronto a scommetterlo, l’avrebbero comunque votato).
Ritorniamo alla moschea, ed alla motiviazione del diniego. In pratica il Comune era favorevole a concedere la trasformazione della destinazione d’uso del capannone da artigianale a centro culturale, ma non da artigianale a centro religioso. Temendo invece che, come si poteva evincere dalla domanda presentata, un eventuale centro culturare sarebbe poi stato usato come luogo di culto, anche ques’utlima autorizzazione è stata negata.
Rimanendo dal punto di vista squisitamente tecnico sorgono altri inquietanti interrogativi. Il primo ed il più significativo: ma chi è quel genio di un funzionario comunale che saprebbe spiegare la differenza tra centro culturale e religioso, soprattutto in una religione come l’Islam (ma anche in quella cattolica)? Con l’integralismo che da sempre contraddistinue tutte le religioni, come è possibile distinguere le due cose? Quali atti o comportamenti si configurano come “di culto” e quali come “culturali o politici”? Un prete o un muezzin che parla ai suoi fedeli come andrebbe considerato?
Addirittura si è letto che, secondo il Comune, l’utilizzo dell’eventuale centro culturale come luogo di culto avrebbe rappresentato un abuso. Me lo vedo proprio il vigile che entra nel centro culturale e, anzichè richiedere le tessere come nei circoli Arci o Acli, chiede a tutti cosa stiano dicendo, facendo e pensando…
“Ah, guardi, rendere lode a Dio è irregolare in questo luogo. Multa a lei e denuncia per abuso edilizio al padrone di questa struttura. Cosa? Articolo 11 della Costituzione? No, guardi, qui ho solo il libretto con le possibili contravvenzioni, la Costituzione non è assegnata alle pattuglie, quindi non la so aiutare. Ha comunque 30 giorni di tempo per pagare o fare reclamo“.
Oppure…
“No, guardi, non so se può parlare bene di Berlusconi, qui dentro. Aspetti che chiedo alla centrale. Pronto, pronto… mi sentite? Qui c’è uno di sti musulmani che parla di Berlusconi Silvio. Cosa faccio, verbale e denuncia per pratica religiosa in centro culturale? Ah, non lo so guarda. Beati quelli dell’Arci, che non hanno tutti sti problemi. Sono atei, e i centri culturali sono culturali. Non pregano nessuno. Al massimo telefonano a Consorte o all’Unipol, ma quella è solo un po’ di idolatria, non religione. Allora che faccio? Sì, Berlusconi è Dio. Dai, chissenefrega, io la multa la faccio lo stesso“.
Vabbeh, magari ho un po’ caricaturato la scena, ma che idiozia era dire che un centro culturale non può essere usato come luogo di culto? Ma allora non si può pregare nemmeno in strada? Benissimo, sarei il primo ad essere d’accordo, come nell’Urss di Stalin, nella quale ogni religione era libera ma era vietato il culto nei luoghi pubblici.
Il resto è una immane stronzata. E adesso? Adesso i musulmani anche senza variazione di utilizzo andranno in quello stabile, senza troppo clamore, a pregare. Dopo le elezioni ripresenteranno la domanda, fatta meglio, in cui renderanno chiaro di voler utilizzare quel luogo solo come centro culturale. E poi, con il Comune che continuerà a chiudere un occhio, continueranno a ritrovarsi lì. Fine. Sarà una moschea non ufficiale.
Una vittoria del crociato Giordano Conti, Cuor di Leone. E con Prc e PdCI nel ruolo dell’Armata Brancaleone. I miei complimenti anche alla loro coerenza e dignità politica.










1 response so far ↓
1 stefano angeli // Oct 1, 2008 at 6:30 pm
Gradevole ed ironico commento sulla vicenda, che io vedo in una ottica totalmente opposta ovviamente, ma la cui logica non mi sfugge.
Per ciò che mi riguarda a me cavilli o non cavilli una moschea gestita da una associazione sponsorizzata dall’Ucoii a Cesena non s’ha semplicemente da fare perchè la ritengo una minaccia alla sicurezza, nociva alla convivenza, all’integrazione degli isalmici (che sono venuti persino in consiglio comunale a dirci che NON VOGLIONO integrarsi) e negativa per l’interesse generale della cittadinanza.
Non mi nascondo quindi dietro un dito (o un cavillo urbanistico) e mi batto e mi batterò apertamente per impedirne l’insediamento.
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