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Ma non comprare la droga

October 14th, 2008 · No Comments

Avviso: questo post non tratta tematiche 2.0. Se ne sconsiglia pertanto la lettura ai nerd ed a chi, in generale, soffre di crisi dovute a sovraesposizione alla vita reale.

Le famose tagliatelle della nonna (pre ragù)

Si avvicina la partenza e parte il valzer dei saluti. Stasera sono stato a salutare mia nonna, che non è per niente 2.0, ma sa che sono ingegnere e mi tratta di conseguenza. Questa volta per esempio mi ha dato il telecomando universale per la tv della cucina perchè era “andato via di testa“. Da bravo ingegnere l’ho fatto ritornare in sè, adesso accende e spegne così bene che sembra Paolo Lucchi con Ines Briganti.

Prima di andare via mi, come si usa fare con i bravi nipotini, ha messo mano alla borsa ed ha tirato fuori due bancanote. Gesto bellissimo, un po’ vintage, ma accompagnato dalle seguenti parole: “Spendili come ti pare, ma con questi non comprare la droga!“.

Impossibile trattenermi dal ridere quasi a crepapelle. “Ma nonna, ho la faccia da uno che li spende nella droga?”. Memorabile frammento di dialogo intergenerazionale. “Ma come mi consideri?“, le chiede, sempre ridendo decisamente divertito dalla situazione. “No, ma sai, al giorno d’oggi ci sono dei lavori in giro…“. Che spettacolo, quel “ci sono dei lavori in giro” in effetti è alquanto eloquente. Applausi.

Il discorso si sposta sui tempi andati, sulla mia infanzia da giovane figlio dei campi, proletario ancor prima di prenderne coscienza. La mente torna ai primi anni ’80, di mestiere facevo quello che va all’asilo ma, mentre nell’est europa il blocco socialista iniziava a mostrare preoccupanti segni di cedimento, io iniziavo il mio percorso di formazione comunista. Dalle basi, ovvero falce e martello.

Quella falce appesa sotto il porto, la ricordo come se fosse ieri, aveva un fascino indescrivibile. Appena qualcuno me la tirava giù, sfalciavo qualche bracciata d’erba e poi la incrociavo con il più classico dei martelli, quello da falegname, con il classico profilo.

Il meglio di me stesso lo davo nell’utilizzo dei mezzi agricoli. Guidare il trattore era la mia specialità, mi aggiravo lungo i viali tra due fila di peschi o albicocchi con una disinvoltura unica. Solo le curve non mi lasciavano fare da solo, perchè trattandosi si un trattore a cingoli, non c’era l’equivalente di un volante da ruotare, bensì quello che allora mi appariva come un affascinante sistema di leve e pedali da manovrare. Però quando c’era da andare avanti ero bravissimo nel tirare la leva della frizione ed innestare la marcia. Probabilmente era un trattore a marcia unica, chissà. Comunque ero sicuramente più bravo di Nigel Mansell.

C’è chi da piccolo, con spirito forse un po’ fascista, gioca con i carri armati. Io, posso affermarlo con orgoglio, già in tenera età armeggiavo con il trattore. Simbolo di potenza come il carro armato, ma anche rivoluzionario, arma al servizio del popolo. Il trattore serve per produrre grano, pasta e pane, per la gente. E’ stato in quegli anni che ho iniziato ad avvicinarmi al bolscevismo.

Vogliamo poi parlare dell’atomizzatore? Penso che strumento più accattivante non potesse esistere. Avevo una morbosa passione per quel mezzo, mi affascinava questa botte con dentro il veleno, pericolosissima e per questo attraente. Salivo sempre ai lati ed aprivo il portellone in alto, a mo’ di botola, per vedere se c’era rimasto un po’ di veleno. Per me era tutto veleno, anche se spesso si trattava di acqua zuccherata o poco più. L’atomizzatore era il terrore dei miei genitori. Quando non mi trovavano più come prima cosa andavano a vedere dentro alla botte dell’atomizzatore. Ipotesi che oggi, ad una ventina e più anni di distanza, m’appare decisamente più sensata d’allora.

Ma una fattoria è un luogo dalle mille meraviglie. I bambini di oggi hanno Disney Channel su Sky, io avevo l’impianto di irrigazione di mia nonna che pompava acqua da una falda acquifera sita proprio dietro casa. Alla faccia della subsidenza. Per fortuna che poi è arrivato il Canale Emiliano Romagnolo. Ma veder ruotare le cinghie di trasmissione di quel motore non aveva prezzo. “Attento alle dita“, mi sentivo ripetere. E stavo ben attento, ma vederlo girare era troppo bello. Altro passatempo superlativo? Andare ad aprire i tubi lungo i campi. Come in una specie di roulette russa, vedere se dentro c’è pressione o meno, quindi restare asciutti o finire inondati d’acqua. E’ successo anche che a causa di questi testi statistico scientifici io mi sia totalmente bagnato, anche in occasioni decisamente non ideali.

Il carro alto. No, ma voi che fate tanto i blogger 2.0 e compagnia bella, avete mai raccolto le pesche dalla sommità di un carro alto? Non so nemmeno quale sia il nome di questo meraviglioso carro, ma per tutti noi era giallo e si chiamava carro alto, il principe di tutti gli attrezzi.

Sono frammenti d’emozione, appartenenti ad un passato davvero lontano. Il muro di Berlino era ancora in piedi, il Cesena alternava campionati di A e B, Senna era un ragazzotto e le Coop erano ancora rosse. Altri tempi.

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Tags: Lifestyle

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