Sono uno abbastanza pragmatico, almeno credo. Essendo ateo (o agnostico razionalista nel migliore dei casi) non festeggio il Natale. Però vivo in un paese nominalmente cattolico. Nominalmente vuol dire che negli atlanti di geografia la scheda dell’Italia contempla sempre il cattolicesimo come religione del 99,999999% della popolazione. Forse quello 0,00000001 siamo io e Giucas. Vabbeh, mi adatto. E cerco di prendere il meglio da questa festa: il meglio, soprattutto per uno che al momento vive all’estero, non può che essere il cibo.
Diciamo subito che in questa breve permanenza italiana ho stretto un patto col diavolo: rinuncio a tutti i dolci natalizi ma posso abusare quanto voglio di primi e secondi. La partenza è stata di quelle micidiali, la sera del 24: tris di cappelletti in brodo e bis di bollito. Ho fatto anche delle foto, per farle vedere agli amici di tutto il mondo appena tornerò ad Oulu. Perchè io dell’antirazzismo ne ho fatto una ragione di vita, però quando si parla di cibo le discriminazioni non sono semplicemente ammesse, ma necessarie. La Germania ha perso due guerre mondiali perchè mangiano di merda, crauti e patate. Nonostante questo ho incontrato una ragazza tedesca in mensa in Finlandia che si lamentava del cibo. “Scusa, ma te lo sai che sei tedesca? – avrei dovuto chiederle – No, perchè, se non mi lamento io che sono italiano, unico qui ad aver diritto a lamentarsi, tu dovresti essere l’ultima a parlare“. Poi davanti a noi c’era un amico finlandese, e non mi sembrava carino sottolineare a parole che il loro cibo è merda, così ho soprasseduto. Tanto lo sa anche lui. Tanto poi si presenta a tavola anche lui con due bicchieri, uno d’acqua e uno di latte, e quindi perservera con le sue barbare tradizioni. Vabbeh, torniamo al mio tour de force. Pranzo di Natale: bis di cappelletti e poi via di capriolo, sfortunato esemplare si dice investito da un’auto nei pressi di casa mia. Salto la cena del 25 ed oggi si replica ancora con cappelletti (sesto piatto in 48 ore) e coniglio. Stasera panino pizza steso al Pontevecchio. Ho dato. Ma sono felice.
Tutto sommato il mio Natale agnostico razionalista è scivolato via piacevolmente. Innanzitutto il piacere di stare un po’ a casa dopo due mesi nel buio del nord Europa. Quindi la compagnia dei vari Nadir, Sorrivoli, Ro, Dora, Paolina, Gas, Diavolina, Gambacorta e un po’ tutta la famiglia, compresi Cindy, Pepe e Berta. In pratica i miei 4 cani, 5 gatti, un cavallo ed una capra che compongono questa sorta di presepe laico che è la mia fattoria. Basta non dite che io faccio il bambinello. Trovatemi un ruolo un po’ più proletario, tipo il mugnaio, che in tutti i presepi c’è sempre la casetta del mugnaio e lui è lì fuori seduto su un tronco intento a sollevare con una mano non so cosa mentre lo sguardo è perso nel vuoto. Ecco, quello mi va bene. Poi a casa dai miei ho installato anche l’antenna per collegarmi ad internet, per avere insomma una sorta di connessione flat via radio, e allora non mi sono più schiodato da là. Mio babbo mi ha chiesto un paio di volta quanto fossi stanco, visto che ho passato 36 ore quasi consecutive a letto. Abbastanza dire. E per quel poco che ero sveglio, mangiavo o navigavo. Facile.
A Natale però sentimentalmente si è sempre un po’ più soli. Almeno nel mio caso. L’ultima partita di campionato è stata il 21 dicembre, la prossima sarà l’11 gennaio, e nel frattempo la solitudine si fa sentire. Comunque siamo sempre pronti a ripartire, ci mancherebbe. Domenica sera riunione del Bronx a casa mia per preparare la festa dei 20 anni che terremo quest’estate. Dal 1989 al 2009 ne è passata d’acqua sotto i ponti, non credete?
Anche se credo il Natale migliore l’abbia trascorso il mio amico Curandero che se ne sta in Brasile. E non solo per il clima. Ho ricevuto una mail da lui, qualche giorno fa.
Fratello, XXX si sposa il 20 giugno.
Ho pensato che volessi saperlo.
That fetus buried in the garden isn’t mine anymore.un abbraccio.
Ho censurato per pugnette legate alla privacy il nome della fortunata. Basti sapere che è stata per lunghi anni la sua ex morosa. E con questo post voglio condividere la sua gioia. Uno è in Brasile, al caldo, e l’altra si sta per sposare a Cesena. Non posso che immaginare quella sensazione di soddisfazione che ha provato nel collegare le due cose e nel pensare: “Va là che non mi hai fregato… quello là potevo essere io ed invece eccomi qui… sono orgoglioso di me stesso“. Massì, per quello c’è sempre tempo. Sono con lui, solidale e soddisfatto.
Un abbraccio a tutti voi. Martedì si riparte per Oulu.











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1 Zirudela ad Nadel – A Christmas Carol | Il Giornale del Passatore // Dec 28, 2010 at 1:59 am
[...] piccolo video che ho rispolverato per l’occasione e ripostato sia sul mio blog (qui nel 2008 e qui adesso) che su facebook. A grande richiesta (a dir la verità la colpa è solo di [...]
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