Ecco in anteprima il pezzo che ho scritto, dopo la sconfitta odierna, per il prossimo numero di Cesena1940 di lunedì prossimo 19 gennaio, Cesena-Ravenna, posticipo televiso per Rai Sport Più.

Due bei personaggi di un Cesena che non c’è più esultavano per il pareggio del Cesena a tempo scaduto contro la corzzata Genoa di Serse Cosmi (le altre foto qui)
CESENA. Buon anno a tutti. Le buone notizie finiscono qui. Ho lasciato Cesena con ancora negli occhi l’immagine di quella splendida vittoria contro il Verona che già mi è toccato rituffarmi nella triste realtà di Reggio Emilia. Un passo falso, giunto dopo quattro vittorie consecutive, che sulla carta ci potrebbe anche stare. Ma non è questo che mi preoccupa: è l’ambiente Cesena che non riconosco più.
Ok, in parte lo sapevamo già: non c’è più il cuore di Castori a comandare la truppa, manca l’esperienza di Foschi in un mercato sempre più difficile, non c’è più la passione dei vari Lelli e Vernocchi nella stanza dei bottoni. Ma in queste lunghe vacanze natalizie tutto sembra degenerato.
La società è scesa apertamente in guerra contro la stampa, fatto nuovo e decisamente grave per una realtà come Cesena. Lo ha fatto con l’annuncio di alcune querele nei confronti delle testate che avevano dato notizia di alcuni movimenti ed avvicendamenti societari. Notizia che deve aver causato più di qualche malumore e, nell’attesa che il governo introduca ed estenda il reato di vilipendio non solo al presidente della Repubblica ma anche alle società detentori delle quote di maggioranza della holding controllante una qualsiasi squadra di calcio di Prima Divisione, si è scelta questa mossa. Le cose non vanno certo meglio con i programmi televisivi dedicati da ormai trent’anni al Cesena e nemmeno con le fanzine distribuite allo stadio proprio come questa, costretta da un paio di mesi ad essere distribuita all’esterno.
Sono certo che per il tifoso medio tutto ciò avrebbe interesse zero se le cose, sul piano sportivo, andassero per il verso giusto. Invece anche in quest’ambito i problemi non si contano. La classifica, con i play-off sempre a portata di mano, è l’unica per il momento ancora a sorridere. O perlomeno a non piangere. Del progetto giovani, tanto sbandierato in estate, non restano che briciole. A Reggio è stato bocciato Ravaglia a causa del timore di distrazioni dovute alle voci di mercato, ma il discorso è sempre il solito: se un giocatore si fa distrarre da queste cose, è meglio che cambi mestiere. O che provi a conversare con un responsabile delle risorse umane. E’ un dato oggettivo che la paura e la tensione si tagliano a fette anche dentro lo spogliatoio.
Eppure, e va ribadito, la classifica non è così brutta. Ma quelle nubi nere all’orizzonte proprio non ne vogliono sapere di andarsene.











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