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Bisolinho

March 11th, 2009 · 1 Comment

Punto primo: questa settimana si gioca di sabato. Mettetevelo bene in testa: si va in trasferta sul campo della Pro Sesto, ovvero a… dai, ditemelo voi di dov’è la Pro Sesto… vabbeh, Sesto San Giovanni, di fatto la città dormitorio di Milano, quasi esclusivamente operaia, tanto da essere all’epoca soprannominata la Stalingrado d’Italia. Ora che il vento è cambiato, la Pro Sesto gioca tutti gli incontri casalinghi di sabato per evitare la pesante concomitanza domenicale con Inter e Milan (almeno credo sia questo il motivo). Bene, in ogni caso si gioca questo sabato, 14 marzo, sempre alle 14,30.

Punto secondo: il titolo di questo post l’ho di fatto mutuato da questa interessante analisi di Luca Serafini sul suo blog, che vi invito a leggere.

Punto terzo: approfittatene per leggervi anche sul sito del Bronx Vigne la recensione di due interessanti libri, “Tifo Contro” e “A gamba tesa“.

Più passa il tempo dall’ultima partita vissuta sugli spalti (Cesena-Verona 2-1 dello scorso dicembre) e più mi è difficile ritornare a scrivere del mio Cesena. La lontananza pesa come non mai, eppure non smetto di certo di seguire, spesso con apprensione, le vicende bianconere. Esprimere giudizi tecnici mi è, per ovvie ragioni, praticamente impossibile. Non posso entrare quindi nel merito delle critiche a Bisolinho per le sostituzioni o la scelta della formazione iniziale: devo solo ammettere che alcune delle ultime vittorie, su tutte quell’incredibile rimonta col Ravenna, sono state figlie dei suoi cambi durante la partita, cambi che sul momento avevo stramaldetto. Tanto per dare a Cesare quel che è di Cesare. In ogni caso tre sentimenti si affollano nella mia mente prima di questo rush finale, dieci incontri da divere tutto d’un fiato: rabbia, tensione, paura.

Rabbia: lo faceva notare Fabio Benaglia nel suo punto di una decina di giorni fa. L’attuale campionato di Prima Divisione Girone A è al momento condotto da una squadra, la Pro Patria, che non ha le carte in regola. Non dal punto di vista tecnico, ma da quello amministrativo. Non ha più una lire, non paga i giocatori da una vita, non ha pagato i contributi e addirittura non ha pagato gli affitti degli appartamenti dei giocatori, come denunciato dagli stessi protagonisti durante una conferenza stampa. Semplicemente la Pro Patria (ricordiamolo, ripescata in Prima Divisione) non avrebbe dovuto nemmeno prendere parte ad un campionato professionistico. Troppo facile prendere i giocatori, con la promessa di pagarli tanto, e poi non pagarli per nulla. E’ già la seconda volta che questa storia dei ripescaggi ci frega, dopo lo scandalo (possiamo parlare apertamente di connubio tra mafia e politica) con il quale l’Avellino ha usurpato il posto del Cesena in serie B la scorsa estate. E lo volete sapere quale sarebbe il colmo: che la Pro Patria vince il campionato e il Cesena perde la finale play-off. La Pro Patria fallirà sicuramente a fine campionato, ma visto che da quest’anno non ci sono più i ripescaggi in B, rimarremo fregati per l’ennesima volta.

Tensione: beh, penso sia comprensibilissima. Dieci partite, la vetta ad un solo punto, la Reggiana pari a noi, squadra composta da mastini duri a morire, e dietro un Ravenna che sta tornando sotto a ritmo indiavolato. Con il rischio di beccarli eventualmente agli spareggi. Vabbeh, nel 2004 abbiamo fatto fuori un Rimini sempre più forte, ma in panchina avevamo Castori ed anche quel Cesena era più forte. E poi non si può rischiare sempre l’infarto come in quelle partite.

Paura: per la trasformazione che sta vivendo la mia squadra del cuore. E non parlo dal punto di vista tattico o tecnico. Gli errori, anche madornali, li hanno fatti tutti. Il buon Giorgio Lugaresi qualche anno fa rimediò da Lo Monaco del Catania, in virtù dell’amicizia che li legava, uno dei bidoni più clamorosi della storia recente del Cesena: un pacchetto scarti in cui si salvava solo Rocco Sabato e che invece includeva Ananas Anastasi, ancora legato ai colori bianconeri sebbene in prestito ad Ancona. Quindi tutto sommato è comprensibile, anche se non giustificabile, aver preso i vari Gusmao, Paolucci, Esposito, Paponi, Cardone, Molino, Mondini, Palumbo, Schelotto. Quello che proprio non mi piace è l’atteggiamento, potrei definirlo arrogante, mostrato in questi mesi nei confronti di chi non tace ed acconsente. Non mi è piaciuto per niente, due lunedì fa, l’atteggiamento del rappresentante della società in un noto studio televisivo di Cesena. Non mi sono piaciute le sue risposte, talvolta irriverenti, non mi è piaciuta la presenza di giornalisti di due soli quotidiani su tre in studio. E la lista poi sarebbe lunga.

Ognuno, alla fine, è responsabile delle proprie azioni. Credo sia lapalissiano. Lo sono io di quello che scrivo su questo blog, lo è chi scrive sui giornali, chi parla e commenta in tv, chi tifa allo stadio, chi decide la formazione e chi scende in campo, chi dirige e alleste la squadra. Alla fine poi saranno i fatti a parlare. Non mi resta che attendere e incrociare le dita.

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Tags: Cesena

1 response so far ↓

  • 1 Giovanni // Mar 11, 2009 at 11:06 am

    Questa sera su Rai2 (ore 23.20) è in programma un documentario sulla battaglia di Stalingrado (1942-43).
    Speriamo anche noi sabato di vincere la nostra battaglia nella (ex) Stalingrado d’Italia.

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