Inizio con questo post la serie dedicata ai racconti della settimana vissuta in Unione Sovietica. I primi due, relativi rispettivamente ai giorni 1 e 2-3, li ho scritto mentre ero là, quindi risulteranno un po’ più immediati e magari, per certi versi anche approssimativi. Gli altri mi auguro di poterli scrivere a breve. E di centellinarli nel prossimi giorni, nei quali avrò comunque tanti altri argomenti di cui parlare. Una sola cosa: l’Urss è bellissima. L’ho sempre avuta nel cuore ed è ovvio che continuerò ad averla.
- Apo, colbacco e sciarpa del Bronx Vigne, di fronte all’Università di Mosca
Mosca, 18 Aprile. La storia c’è chi la fa e chi la studia (e chi, come la Gelmini, cerca di riscriverla sui libri di scuola, ma questo è un altro discorso). Oggi è stato un giorno importante per me: sono stato al cospetto di personaggi e luoghi rientranti nella prima categoria. Il diario del primo giorno in Urss racconta l’arrivo a Mosca, la visita alla piazza Rossa, al mausoleo di Lenin, alla tomba di Stalin ed a quella di Jurij Gagarin. Seguono le prime impressioni e le prime cartoline di questa meravigliosa città.
- Apo con la sua papalina del Bronx Vigne di fronte al Mausoleo di Lenin, sotto le mura del Cremlino, in piazza Rossa
Lo sbarco. Alle 8.30, orario di Mosca, del 18 aprile 2009 (compleanno della mia presidentessa, giorno di per sè quindi a me caro), ho messo piede per la prima volta nell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Il treno proveniente dalla Finlandia, e transitato nella notte da Leningrado, arriva alla stazione di Lengradski. Lo scenario, in periferia, ricorda un po’ quello di Call of Duty 4. Ma è tutto splendido. Ho il cuore a mille. Piove a dirotto, e durante la giornata Mosca ci riserverà, da punto di vista meteorologico, un trattamento completo: acqua, grandine, sole ed infine neve, talvolta con raffiche di vento.
- La piazza Rossa, il Cremlino e la cattedrale di San Basilio by night
La prima tappa è in piazza Rossa. Cuore in gola. In fila per il mausoleo di Lenin. Di fianco a noi c’è un babbo con i suoi tre bambini, venuti da chissà dove, in attesa di vedere il padre di tutta l’Urss. Sfilo sotto le mura del Cremlino, entro nel mausoleo. Sono emozionatissimo, sensazioni difficili da descrivere, quasi impossibili da raccontare. Tra guardie mi fanno strada prima di entrare nella sala principale. Svolto l’angolo, e lui è lì, disteso. Dentro una teca di vetro. Pallido. Le mani raccolte sul ventre. Procedo pianissimo, quasi mi fermo. Lo studio in ogni minimo particolare, le dita, il viso. Quasi non ci credo di trovarmi di fronte all’uomo che ha guidato il più grande evento della storia dell’uomo, la Rivoluzione d’Ottobre. Morto peraltro più di 80 anni fa. Esco quasi con gli occhi lucidi. Difficile, a caldo, rendersi conto della portata dell’evento, di ciò che ho visto, di ciò che ho vissuto.
- La tomba di Stalin sotto le mura del Cremlino (al centro, quello più chiaro)
Ma non è finita. So bene che fuori dal mausoleo ho un altro appuntamento. Con il successore di Lenin, con colui che ne ha ripetuto le gesta, applicato gli insegnamenti, reso grande l’Urss e soprattutto che ha sconfitto la belva nazifascista, regalando la libertà a tutto il mondo. Già, Stalin. E lì, che mi aspetta. Il suo busto capeggia sulla sua tomba, dove qualcuno ha appoggiato un garofano rosso. Arrivo davanti a lui e ci guardiamo negli occhi. “Sei qui, finalmente”, sembra dirmi. Già, caro baffone, sono qui. Piacere. Attimi di silenzio. Non c’è del resto bisogno di dire niente: il flusso emotivo è più forte di mille parole. Mi giro un attimo verso la piazza rossa e ripenso alla parata del 7 novembre 1941. Tutti i generali, con i nazisti alle porte di Mosca, avevano consigliato a Stalin di lasciare la città, ma lui volle rimanere a tutti i costi nella capitale, celebrano inoltre l’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. E poi alzo lo sguardo fin sopra le mura del Cremlino, da dove Stalin salutò la folla durante le celebrazioni per la vittoria sulla Germania. Tutti i vessilli nazisti gettati per terra. Saluto Stalin, assicurandogli eterna gratitudine.
- Lo stadio della Dinamo Mosca, sede della cerimonia di inaugurazione dei giochi olimpici di Mosca 1980 e della finale di Champion’s League 2008
Terzo appuntamento. Con un altro grande uomo, uno che ha fatto la storia. Questa volta riposa nelle mura del Cremlino. Jurij Gagarin, primo cosmonauta della storia. Sarà perchè sono ingegnere, per di più nel campo delle telecomunicazioni, sarà perchè lo spazio mi affascina, sarà perchè volare è una cosa splendida: Gagarin rappresenta per me il numero uno per tutti questi motivi. Gagarin, figlio di un falegname, salito in cielo: questa storia da qualche parte l’avevo già sentita, ma in questo caso sappiamo per certo che è vera.
- Esemplare di Lada, tipica auto sovietica
Potrei concludere la giornata elencando anche le ferite ancora aperte, che ho avuto ben modo di vedere, di Mosca. La guida ci parla del “miglior ristorante al mondo”, ovvero il McDonald’s, e ci racconta della mega ressa il giorno dell’inaugurazione del primo ristorante. Gente che stava in fila ore per poi vendere il proprio posto in fila. Mi viene da vomitare. C’è un McDonald’s a pochi passi dalla piazza Rossa. Nella quale stanotte, visto che siamo alla vigilia della Pasqua ortodossa, arriva la musica di una vicina chiesa nella quale celebrano la funzione religiosa. Disgustorama. Scopro infine che c’è una fabbrica che si chiama “Ottobre Rosso”. Già, come a Stalingrado, direte voi. Esatto, solo che quella sul Volga (immagino che il nome fosse comunque diffuso) produceva trattori (e carri armati durante la guerra), mentre questa produce cioccolata.
- Lo stadio della Lokomotiv Mosca, la squadra del sindacato dei ferrovieri
Il pomeriggio si conclude con un giro in bus di Mosca. Ammiro le famose Sette Sorelle di Stalin, sette grattacieli (i più belli della capitale) voluti negli anni ’50 da Koba, e poi vedo da fuori due stadi. Quello olimpico, dove giocano Dinamo e Cska, dove si è disputata la finale di anno scorso di Champions League tra Chelsea e Manchestern United, e quello della Lokomotiv. Quest’ultimo lo riconosco perchè fuori c’è una vecchia locomotiva a vapore, con la stella rossa davanti, trasformata in monumento. Spero di riuscire ad entrarci in questo stadio. Già, perchè la Lokomotiv è la squadra dei ferrovieri, e quando mio babbo è venuto in Urss per la prima volta negli anni ’70 con un viaggio organizzato dal Dopolavoro Ferrovieri, è stato portato proprio in questo stadio. E me lo racconta sempre. E adesso ci devo andare anch’io, se non altro per rendere omaggio alla dinastia di ferrovieri (nonno paterno e babbo) da cuidiscendo.
- Monumento ai partigiani, fermata della metro di Partizanskaya
(1 – continua)










8 responses so far ↓
1 Luci // Apr 26, 2009 at 10:27 pm
Gli occhi lucidi li hai fatti quasi venire a me. Sono davvero contenta che tu abbia vissuto momenti così emozionanti, so cosa si prova a sentirsi parte di qualcosa che è da sempre nei sogni (forse i miei commenti son un pò fuori luogo rispetto agli altri tuoi frequentanti, ma devo tenere alto l’onore dei frammenti…).
2 piedi ordinati // Apr 26, 2009 at 10:27 pm
Lo scambio di sguardi col baffone è da brividi.
3 Saimir Cela // Apr 27, 2009 at 7:56 pm
Ti auguro di incontrare uno Stalin in carne e ossa e di subirne le politiche A quando il viaggio in Prussia?
Saluti
4 Giovanni // Apr 28, 2009 at 7:44 am
Il 29 aprile alle ore 23.35 su Rai2 c’è un documentario sul tuo idolo “d’acciaio”, intitolato “Il mito, il tiranno, il signore della guerra”.
5 bruno // Nov 8, 2009 at 11:45 am
stringiamo amicizia in facebook bruno
6 ivan rosso // Dec 10, 2009 at 2:57 pm
Mah “amico mio”, mi chiedo quale fornitore ti abbia avvicinato in treno quella notte. Appari assai confuso, e te lo dice un professore di storiografia slava che da 10 anni insegna alla MGU a Mosca. Quale fila per il mausoleo? Non si vede anima viva! Le Lada le hanno solo i caucasici, i russi girano in SUV! Il padre di Gagarin era carpetiere metallico e non falegname! Tieniti pure le tue idee, tanto gli italiani che inseguono il sogno recandosi in URSS non li uccidono piu’ nei gulag , ma almeno documentati su quello che ti inventi . Altrimenti avverti prima che ridiamo e basta.
7 MOlotov // Jan 23, 2010 at 11:45 am
Bellissimo racconto, spero anche io di andarci un giorno a giurare fedeltà eterna al comunismo davanti al mausoleo.
Za Stalina.
8 Uh Uh // Jun 4, 2010 at 8:18 am
Si Molotov, ma sbrigate, che nonno Lenin stanno per scongelarlo e mandarlo a San Pietroburgo a far la nanna vicino a mamma sua, come peraltro aveva chiesto in vita. Ma potrai sempre pranzare al Mac Donald che apriraranno al posto del Musoleo…buon appetitio.
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