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Il mio primo maggio

May 2nd, 2009 · 1 Comment

Compagni avanti, il gran Partito/ noi siamo dei lavorator./ Rosso un fiore in petto ci è fiorito,/ una fede ci è nata in cuor

L’internazionale

sorrivoli1maggio2009

Un momento del concerto del primo maggio 2009 a Sorrivoli

Strano primo maggio, per me, questo giorno finlandese. Nei modi, certo, non nei contenuti. Il primo maggio non può che riempirmi di gioia, festa dei lavoratori, giornata dedicata a chi da sempre manda avanti questo mondo. Giornata dedicata alla classe operaia, mai come oggi orfana di personaggi che la sappiano infuocare, unire, animare, far lottare. Il primo maggio è una giornata in cui più di ogni altra ci si sente orgogliosi di essere lavoratori, in cui le fatiche di un anno sono gratificate, in cui la differenza con chi sta solo seduto e comanda è massima. Buon primo maggio, anche se a questo punto un po’ in ritardo, a tutti noi. Alla presidentessa che lavora anche oggi, al Curandero ed al suo blog presso il quale siamo in terapia, a tutte le Vigne ed ai miei genitori che questa mattina hanno messo fuori la bandiera rossa e poi hanno postato la foto su facebook. Grandissimi e tecnologici.

Un pensiero va poi al primo maggio sorrivolese. L’antropologo è appena tornato a casa raccontando di una affluenza notevole (e su questo non avevo dubbi). In più durante il pomeriggio mi sono arrivate anche un paio di foto dal Nokia di Ruffi, che saranno certamente di qualità inferiore rispetto a quelle che gli avevo mandato il giorno prima dal parco di Oulu, ma mi hanno fatto almeno riassaporare l’aria di casa. Se ci penso questo sarebbe dovuto essere il mio utlimo giorno in Finlandia. Il primo maggio era previsto come giorno di riposo, per preparare le valigie e pulire casa, per prendere poi l’aereo il 2 maggio. Ed essere a casa in serata, pronto per andare a vedere Spal-Cesena a Ferrara di domenica 3 maggio. E invece no. Per altri tre mesi sono quassù. Questo era il primo maggio che non è stato.

Il primo maggio finlandese è stato invece piuttosto tranquillo. Dopo una lunga nottata a conclusione del Wappu, la festa di cui parlerò nel prossimo post, mi sono svegliato abbastanza tardi e soprattutto ho compiuto un atto memorabile. Dedicando ogni giocata a quello là in Brasile che come si muove si lussa qualcosa e non è più in grado di giocare, ho fatto il mio ritorno su un campetto da calcio. (In questo frangente dovreste applaudire). Mi sono disimpegnato con eleganza in ogni settore del campo, grazie ovviamente a piedi ordinati e geometrie educate. Insomma uno spettacolo. Ho anche provato un paio di tiri (adesso non chiedete subito il gol, dai). Bello, davvero. Sensazioni strane. Anche perchè fino ad un mese fa su quel campo c’era uno strato di ghiaccio e ci giocavo ad ice hockey, mentre oggi c’è ghiaino e ci si gioca a calcio. Ma anche questa è finlandia.

Infine il primo maggio è giorno anche del ricordo di Ayrton Senna, morto esattamente 15 anni fa. Cazzo, sono davvero tanti 15 anni, eh. Eppure mi sembra l’altro giorno. Imola, curva Tamburello. Poi il trasporto in elicottero al Maggiore di Bologna ed il decesso, nel tardo pomeriggio, poco dopo le 18. Avevo 13 anni da poco compiuti. E quel primo contatto con l’esperienza della morte,  di qualcuno che non conoscevo direttamente ma comunque mi era molto caro, ha in qualche modo segnato per me la fine dell’infanzia. Che grande, però, Ayrton.

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