Che giornata, a tinte bianconere. Tremenda, di sofferenza, di gioia, di emozioni, di tutto e il contrario di tutto. Oggi ero ad ascoltare la radiocronaca di Spal-Cesena in camera mia con due amici italiani. Tra un collegamento e l’altro di Lupo dal Mazza di Ferrara si chiacchierava in (semi) tranquillità. Poi il dramma, l’espulsione di Lauro. Mi zittisco, mi incupisco. Mi spengo. C’è la pubblicità, Elia riprende la linea da studio. “Andiamo subito a Ferrare che c’è una novità“. Chiamo il silenzio in camera. Si apre il collegamento e c’è gente che urla. Ci metto qualche secondo per focalizzare la voce di Lupo che urla gol, il nome di Schelotto assolutamente non lo afferro, poi ripete ancora una volta “Cesena in vantaggio” e scatta il delirio. Impazzisco, semplicemente. Un urlo liberatorio mi sale in gola, come contro il Ravenna cerco di sfondare sia la porta che l’armadio tra calci e pugni in preda ad un delirio totale. Liberatorio davvero. Ma come si fa a soffrire così tanto a 3000 km da uno stadio? Non si può mica. Sbiro si lamenta che è a 400 km. Facile, almeno te sei in Italia. Io no, sono quassù, vinco 1-0 a Ferrara mentre la Reggiana perde e il Ravenna pareggia e ci sono ancora più di venti minuti da giocare. Insomma, l’inferno.
I miei amici sono quasi spaventati. Beati voi che non capite cosa significhi amare così profondamente la propria squadra. Facile tifare l’Inter, la Juve, facile avere la televisione sempre, facile avere i milioni e giocare per i grandi obiettivi. Ma voi non sapete cosa sia l’amore per dei colori, la gioia e la sofferenza che solo questi sanno dare, in una parola la passione che ci anima. Spesso mi trovo a parlare di calcio con ragazzi da tutta europa. Tifano Barcellona, Real Madrid, Valencia nel caso degli spagnoli. Il mio amico basco Julien tifa Osasuna, valorosa formazione della Liga giunta un paio d’anni fa sino ai preliminari di Champions League, e già lo sfottono abbastanza perchè tifa per una piccola squadra. Naturalmente chiedono anche a me che squadra tifo, o più semplicemente mi chiedono di chi sia questa sciarpa che porto sempre al collo. Generalmente gli mostro una della mie tshirt, e scandisco “Cesena”. Contro domanda: “Ma è in Serie A?“, e risposta: “No, in terza serie“. Qualcuno sorride, i migliori, i più grandi, sono quelli che dicono di capire, che anche loro sostengono una squadra che non milita in Prima Divisione. Ecco, quello è il giusto. Support your local team. Io sono nato a Cesena e per me è un onore ed un orgoglio incommensurabile poter portare in alto nel mondo il nome della mia città, della mia squadra.
Gli ultimi venti minuti, che con il recupero diventano 25, sono una sofferenza. Li passo in chat con Henning, entrambi ascoltiamo Radio San Marino. Soffro più che una sauna fatta con i finlandesi, quelle in cui capisci davvero come si sta all’inferno. Piego la testa, ogni volta che Lupo nomina Cortellini penso: “Dai, quel cadavere adesso perde palla, l’ha fatto per un campionato intero anno scorso, non può beffarci adesso”. Resistiamo fino al 95′, poi arrivano i finali anche da Ravenna e Cremona. Vinco. Crollo esausto sulla sedia, svuotato di qualsiasi energia. “Francesco usciamo un po’ che ho bisogno di prendere un po’ d’aria. Andiamo a rompere le scatole al Kruger e alla trentina“, dico al mio amico superstite (dopo il gol di Schelotto Antonella spaventata se n’è andata). Esco, maglietta e sciarpa. Alla faccia degli 8 gradi della primavera finlandese. Il freddo non lo sento. Come godo, mamma mia come godo. Sera porque te amo, inno ufficiale della fantastica domenica, ovviamente dedicato al mio Cesena.
Ed infine il pezzo per Cesena1940 di Calbucci. Due righe al volo su Simone Motta. Lo posto così per scrupolo. Uscirà domenica 10 maggio in occasione di Cesena-Cremonese, penultima giornata di campionato e ultima in casa. Alla ripresa al Manuzzi, spero in un palcoscenico maggiore, conto di esserci. Vediamo di chiudere al più presto l’esperienza con la terza serie. Ecco il pezzo.
CESENA. Simone Motta, il bomber. Il suo sbarco in bianconero è stato oggetto di una delle più travagliate trattative estive, il suo impiego da parte di Bisoli è stato bersaglio delle più svariate critiche nel difficile avvio di campionato. Poi, improvvisamente, è esploso, e in poche domeniche, tra la fine dell’autunno e l’inizio della primavera, ha portato il Cesena in alto e conquistato la vetta della classifica cannonieri. Un lieve appannamento in primavera, roba da bomber, però. Del resto anche il più grande cannoniere mai passato al Manuzzi, tale Dario Hubner, era famoso per le sue lunghe “pause” primaverili. Poi ritorna un grande Motta e il Cesena prende il volo. Anche se non segna ma si batte per la squadra come l’ultimo dei gregari, lottando su ogni palla anche lontano dalla porta e facendo salire la squadra.
Quella di Motta era una scommessa, vista la sua età (alla soglia dei 32 anni, classe 1977). Scommessa sotto tanti punti di vista, che a due giornate dalla fine si può ormai considerare vinta, indipendentemente dal numero dei gol realizzati. Ex riminese, scartato dopo una stagione (2005-06) con “soli” otto gol, per decisione di un Acori in quei tempi abituato ad avere solo il meglio della piazza, Motta è tornato in Romagna accompagnato da un certo scetticismo. Vinto a suon di sacrifici ancor prima che di gol, piegato grazie ad uno spirito di abnegazione esemplare. E pazienza se qualche volta le tante corse in campo gli hanno tolto l’ossigeno necessario per conservare la lucidità decisiva sotto porta, dove ha commesso più di un errore. Motta si è sempre fatto perdonare e, a conti fatti, il suo bottino è più che positivo.
Ora rimangono due (e speriamo non più di due) partite. I playoff non sono matematici solo per una bizza della matematica, ma è una eventualità che oggi nessuno vuole considerare.
Il 17 maggio deve essere l’ultimo giorno di scuola. Deve. Anche per Motta. Un ex riminese che ha la grande possibilità di riscattare, sportivamente parlando, il suo passato biancorosso.











2 responses so far ↓
1 Henning // May 4, 2009 at 11:30 am
Only one word : GREAT !!!!!!!!!!
Speriamo bene che anche nostro amico Fabio Benaglia sta srivendo
)
FORZA CESENA ! Nostro chat pieno di sofferenza gia indimenticabile
Ciao con un carissimo saluto, Henning
2 solosiberia // May 4, 2009 at 4:40 pm
vediamo se riesco a postare un commento, mi son dovuto pure registrare.
ho trovato a caso questo blog e volevo fare i complimenti all’autore, se mai mi leggerà.
il cesena, lo staliniano “ni shagu nazad”, le pagine sul viaggietto in “urss-russia”…a proposito magari può interessarti il mio sito http://www.solosiberia.it se vuoi dacci un occhio.
do vstrechi! ciao daniele
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