Chi attacca Berlusconi attacca l’Italia, o almeno ciò che ne rimane a 63 anni dalla nascita della Repubblica. Titolo provocatorio, sia chiaro, ma quantomai veritiero. Oggi più che mai l’Italia è obiettivo di un colossale attacco delle lobby economico-finanziario-sioniste mondiali, ed un probabile cambiamento sarà solo in peggio.
Vediamo dunque di esporre qualche concetto da approfondire nel proseguo dell’articolo. Berlusconi è al momento la forza più conservatrice del paese. Il capitale internazionale ha bisogno di nuove strutture e nuove forme di politica per espandersi. Il Pd incarna al meglio il desiderio di cambiamento delle lobby internazionali ma è composto da una classe politica talmente inetta da non essere quasi concepibile. E’ partito dunque l’attacco trasversale a Berlusconi, che resiste oltre al dovuto, e all’Italia, attraverso l’organo di punta del sionismo italiano, Repubblica, e che punta ora a coinvolgere nel ruolo di alleato anche il Vaticano. Alleanza, quest’ultima, che porrebbe fine all’epopea berlusconiana. Ma andiamo con ordine.
La costituzione italiana sancisce la libertà di espressione. Ma se contemplasse anche quella di andare (o ricevere) a prostitute non sarebbe male. Senza falsi o facili moralismi alla Cosimo Mele, quella contro il mestiere più antico del mondo è una crociata nella quale non credono nemmeno più i ciellini. Il vero problema, lo sappiamo bene, resta quello dello sfruttamento della prostituzione: ma questo è un altro discorso. Ora, il nostro premier ha ormai 80 anni, ha salvato la pelle e ha messo il culo a posto anche alla famiglia, sa che non avrà più di tanto da campare, e come passatempo, anzichè andare in giro sullo yatch a vela come il democratico D’Alema, si bomba di Viagra e va a troie. E proprio non capisco dove sia il problema. Abbiamo deriso tanto l’America per i moralismi sul caso Lewinsky-Clinton, adesso stiamo facendo persino di peggio. Ma finchè è il Pd a lamentarsi della pessima condotta morale del premier, non c’è nessun problema. Manipoli di senzatetto in cerca di un perchè, ovvero per quale ragione il loro Dio li stia tenendo ancora in vita. Ad attaccare Berlusconi è prima di tutto Repubblica, quindi il Corriere della Sera, poi Sky ed una pletora di media internazionali.
Esemplare il comportamento di Times ed Economist, improvvisati moralizzatori della scena politica italiana. A tal proposito il giornalista Paolo Barnard (chissà perchè non più di un mese fa censurato pure dai tre quotidiani cesenati in occasione della sua conferenza in città) ha realizzato un interessantissimo articolo, al quale rimando per la lettura completa, e che funge da base per le considerazioni di questo post.
Il ragionamento di base, già espresso anche nell’introduzione, è il seguente: Berlusconi è al momento un ostacolo per le riforme pianificate a livello internazionale per l’Italia. Troppo conservatore, alleato di forze nazional popolari che non vedrebbero di buon occhio le riforme che le lobby finanziarie (da Davos a quelli di Bildeberg) vogliono imporre all’Italia per massimizzare i profitti e minimizzare le spese. Poco importa il prezzo da pagare: ricadrà tutto sulle classi più deboli ed eventualmente se ne socializzeranno i costi.
Esempio: le pensioni. Berlusconi più di così non le può tagliare, lo stesso Tremonti non è certo più quel leone del liberismo che minacciava essere sei o sette anni fa. Discorsi analoghi si possono fare per la Lega e per il suo (non certo sempre criticabile, anzi) protezionismo, per le colture e le economie locali. Senza contare poi che il Pdl è ben conscio della possibile opposizione dei sindacati ad ogni possibile riforma economica di stampo neoliberista. A Berlusconi tutto questo non interessa. E’ attratto dalla massimizzazione del consenso, e le riforme, si sa, non vanno certo in questa direzione.
Prodi e la sua cricca hanno del resto dimostrato di saper fare meglio. E se anche adesso il Pd è in coma vigile, quel che è certo è che Berlusconi non ha certo intenzione di cambiare rotta. Chissà, magari un Fini o un Casini potrebbero o saprebbero fare di meglio. Allora via Berlsconi. Ah, però. Però siamo in Italia, e Silvio non è uno stupido. Il culto della personalità da lui sapientemente creato lo ha portato ad essere adorato da una enorme percentuale del popolo italiano.
Occorre quindi una forte spallata a Berlusconi.
L’articolo sopra citato di Paolo Barnard spiega bene come la stampa estera in prima luogo, trovando poi spalla in Repubblica, abbia messo in atto l’attacco finale. Portando il primo ministro italiano all’angolo.
Che non sia una semplice manovra politica italiana lo si deduce anche dall’imbarazzo, per non dire dall’incapacità di agire, con la quale i presunti beneficiari (Pd e Idv) seguono la vicenda.
Oggi l’elemento (relativamente) nuovo che potrebbe definitivamente sconfiggere Berlusconi: l’attacco di Famiglia Cristiana. Non che questo settimanale (da sempre più vicino al centrosinistra) non abbia mai attaccato il presidente del Consiglio. E’ nei contenuti la novità più clamorosa: l’invito ad una presa di posizione pubblica da parte della Chiesa.
Quando la Cei prima ed il Vaticano poi avranno ufficializzato (ammesso che lo vogliano fare) la loro “mozione di sfiducia” nei confronti di Berlusconi, per l’attuale Governo sarà davvero notte fonda. Il placet della Santa Sede è l’ultimo tassello che manca al puzzle delle lobby economico-finanziario-sioniste per iniziare l’opera di distruzione del sistema sociale italiano.
In altre parole per concludere quello che nel 1992 era iniziato con il famoso “venerdì nero“, con Soros ed una banda di banditi della finanza a dirigere le operazioni, e con i criminali Dini, D’Alema e Amato in seguito a completare la prima fase, quella delle grandi privatizzazioni (il cui prezzo, vedi Telecom, paghiamo ancora oggi).
Va precisato infine, per completare il quadro, che uno dei protagonisti del primo colpo all’Italia del 1992, occupa ora uno dei posti chiave dell’economia nazionale: si tratta del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi. Chiamato a suo tempo a sostituire un fedelissimo del Vaticano, Antonio Fazio. All’epoca i poteri cattolici e finanziario-sionisti si scontrarono ferocomente per controllare quella poltrona. Se i tempi ora sono maturi per l’alleanza, tutto accadrà in poche settimane. In tal caso Berlusconi non supererà l’estate.
Postilla finale. Sarebbe opportuno quindi chiedersi: ma dunque per difendere il paese, le pensioni, i salari, lo stato sociale, bisogna difendere Berlusconi? Ovviamente no. Va ribadito che cambiare ora significherebbe cambiare in peggio. E’ altresì chiaro che tra il Pd e il Pdl, il vero nemico di chiunque si ritenga di sinistra e tenga alla sorte di questo paese sia rappresentato dal Pd.











3 responses so far ↓
1 Michele // Jun 24, 2009 at 1:13 am
è un’analisi interessante…
però è anche un po’ datata…
si parlava di trame internazionali (leggi USA e GB) già quando il berlusca andò sù nel lontano ’94…
il terreno era pronto, la prima repubblica era saltata sotto i colpi di mani pulite (di pietro agente dei servizi più che semplice pm), cossiga “picconava”, strani terroristi-poliziotti colpivano per creare paura (la uno bianca, la falange armata)…
tutto dicevo, era stato preparato, un bel cumulo di macerie fumanti, per consegnare l’italia all’ex PCI, cioè il PDS pulito e sdoganato dai poteri liberal-sionistici-massonici…
ma arrivò lui a guastar la festa!
il nano pelato (non ancora trapiantato) che per risolvere le sue grane economiche-giudiziarie si buttò in politica e sappiamo bene poi come andò…
certo difficile dire quale ipotesi possa essere peggiore, e la storia con i se e i ma non si fa…
la mia personalissima opinione è che il regno di papi ci abbia relegati indietro di secoli rispetto alle altre nazioni.
credo che, se si fosse compiuta l’operazione liberal-massonica prevista, avremmo ora un paese più moderno, non so se migliore o peggiore ma sicuramente più moderno.
2 Apo // Jun 24, 2009 at 7:53 am
Caro Michele hai centrato il punto, o meglio, molti dei punti secondo me al centro della questione.
Due precisazioni: la teoria non é datata, é semplicemente attualizzata. Berlusconi non ha mantenuto le “promesse” fatte nel 1994 prima e nel 2001 poi. Non a caso nel 1995 fu di fatto detronizzato con il famoso ribaltone della Lega e prima Prodi poi D’Alema quindi Amato effettuarono le riforme necessarie per entrare nell’Euro. In quel frangente si concluse, anche con le grandi privatizzazioni, la prima fase della “ristrutturazione” italiana.
Punto due: il PDS era stato sdoganato piú che dai poteri massonici (in fondo stiamo parlando del programma di Licio Gelli e della P2, piú o meno) dal legame con la base, con i settori popolari, con le vecchie sezioni e circoli di partito. In pratica il gruppo dirigente era (come quello del PD ora) del tutto indipendente dalla base. Era cmq il partito migliore per guidare questa transizione.
Concordo sul fatto che l’italia sarebbe stato un paese moderno. In quanto non futurista, non associo peró a questo termine alcun significato a priori positivo. Nel caso in esame, anzi, non credo il paese sarebbe migliore.
In ogni caso staremo a vedere. L’estate ci dirá tante cose.
EDIT 14.05 (CET+1): http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=26416
Interessante articolo di un mese e mezzo fa che sostanzialmente ribadisce quanto sostenuto nel post soprastante.
3 DM // Jun 27, 2009 at 1:41 pm
bravo pidino.
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