Adriano De Zan, semplicemente un mito. Non solo per chi ha mai preso in mano un microfono, per chi in qualche istante si è cimentato con la professione del giornalista. Un mito per tutti, specie per gli appassionati di ciclismo, del quale è stato voce ufficiale per una vita.
In questi giorni sto leggendo la sua autobiografia, “Gentili signore e signori buongiorno“, suo immancabile incipit di ogni telecronaca. Voglio omaggiare questo libro con un estratto, pagina 35
Che bella è la pace. La pace è come le vacanze: si dorme, si sogna che si è interrogati, poi ci si sveglia e si scopre che è stato un sogno. La pace significa che si va sempre a letto tardi e ci si sveglia a mezzogiorno, forse la pace significa che non si va più a scuola, non si lavora più. Tutto era festoso attorno a me. E come si poteva non considerare una festa il fatto che gli americani ci regalassero tutto: la cioccolata e anche la gomma da masticare.
Di lì a poco sarebbe anche comparsa la mitica Coca-Cola. Ricordo che la prima volta che la bevvi ero con il nonno, a Milano, in piazza Argentina. Ci fermammo a una bancarella e ne comprammo una bottiglietta. Era bollente. “Sai cosa ti dico”, disse il nonno, “preferisco comunque lo champagne”.
Era a ogni modo una festa e non sapevo ancora che dietro a quell’operazione simpatica ci fosse la fregatura. Ma chissenefrega.
Adriano De Zan – Gentili signore e signori, buongiorno. Cinquant’anni di ciclismo. Ed. Baldini&Castoldi.










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