Il primo umarell della storia? Quasi certamente no: parliamo dell’8 agosto 1969, esattamente 40 anni fa, una vita fa, ma gli umarell già esistevano. L’umarell più beat della storia? Adesso ci siamo di più. Sfido chiunque a trovare un umarell più beat di Paul Cole, scomparso nel febbraio 2008 negli Stati uniti alla pur ragguardevole età di 96 anni.
Vediamo di capire perchè Paul Cole, raffigurato nella foto in alto, un posto nella prossima edizione dell’opera omnia di Danilo Maso Masotti sugli Umarell se lo è meritato tutto. Innanzitutto: Paul Cole è chiaramente al centro dell’immagine soprastante, nella classica posizione da umarell, mani legate dietro la schiena, busto leggermente inarcato in avanti, cazzeggio completo sul marciapiede. E’ appena stato sopreso da qualcosa mentre intratteneva una amichevole chiacchierata con la camionetta della polizia davanti a lui. Da buon umarell Paul Cole osserva quello che sta succedento. Lo riconoscete il capellone del quale si scorge la chioma, in basso a destra?
Esatto è Jhon Lennon. Siamo a Londra, esattamente ad Abbey Road, davanti agli studi di registrazione dei Beatles. I Fab Four sono appena scesi in strada per realizzare, diretti dal fotografo Ian MacMillan, la copertina del loro undicesimo album, appunto “Abbey Road“. La foto è realizzata in poco meno di dieci minuti di tentativi: i quattro attraversano la strada, Paul McCartney addirittura scalzo, e la copertina si trasforma in una delle immagini più famose al mondo. Quasi un simbolo dei Beatles stessi.
Nella foto, così, casualmente, viene immortalato anche questo personaggio, appunto Paul Cole, mentre guarda con severità questi quattro cappelloni che attraversano la strada, uno addirittura scalzo. Cole si ritrova nel mezzo di una leggenda, senza saperlo, per di più casualmente. Per capire la popolarità della foto basta pensare che la targa del maggiolino che compare sulla sinistra è stata più volte rubata, e lo stesso veicolo nel 1986 è stato venduto all’asta per 23 mila dollare dell’epoca. Oggi è esposto nel museo Wolkswagen a Wolfsburg.
Paul Cole ha scoperto di essere entrato nella storia solo un anno dopo. Sua moglie stava imparando a suonare al piano una canzone dei Beatles, e aveva il disco “Abbey Road”. Paul Cole lo prende, guarda la copertina, sobbalza, ricontrolla, si leva gli occhiali ed esclama: “Quello lì sono io“.
Cosa ci faceva Paul Cole ad Abbey Road, quella mattina? Lo racconta lui stesso in una intervista.
Era in vacanza a Londra con la moglie in quel periodo: lei voleva andare a visitare l’ennsimo museo, Paul rifiutò: “Le dissi: <Ho già visto abbastanza musei. Tu vai pure, prendi tutto il tempo che ti serve per dare un’occhiata anche in giro, mentre io starò qui fuori per vedere un po’ cosa succede da queste parti>“.
In pratica, tipico passatempo da umarell: “Mi piace semplicemente parlare con le persone. Così mi misi a camminare, e uno sbirro era seduto là, dentro l’auto della polizia. Iniziai semplicemente una conversazione con lui. Gli stavo chiedendo qualcosa su quel genere di cose, sulla città di Londra e sul controllo del traffico, cose come queste. Giusto per passare il tempo“. Alzi la mano chi ancora non è convinto di trovarsi di fronte ad un più che degno rappresentante della categoria umarell.
Poi avviene “il fatto”, verso le 10 di mattina: “Avevo appena alzato lo sguardo quando vidi quei ragazzi camminare lungo la strada in fila come le anatre. Un branco di svitati, li chiamai, perchè erano piuttosto radicali nelle sembianze, per l’epoca. Non si era soliti camminare scalzi per Londra“. Già, un branco di svitati. Però famosi. E poco più in là MacMillan, a scattare foto per 10 minuti. Quella dell’attraversamento strisce è selezionata. Finisce sulla copertina e Paul Cole acquista fama planetaria.
Beat Umarell, chi l’avrebbe mai detto.












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