Numerose vittime anche tra chi, a Kabul, aveva tutto il diritto di starci
(Omaggio al Curandero che finalmente è tornato alla vita 2.0, altro che Afghanistan, caralho)
Sei militari della Folgore, i parà dell’esercito italiano impegnati in guerra ma in missione di pace per qualcosa come quattromila euro al mese, hanno constato di persona che non erano affatto benvenuti in Afghanistan. Pazienza, con un po’ di furbizia ci sarebbero potuti arrivare prima di lasciarci la pelle. Ma non è di questo, del fatto in sè, che voglio parlare. Ho già espresso le mie considerazioni, o una buona e rappresentativa parte di esse, su un post nel blog del Passatore. Alla cui lettura rimanderei per approfondimenti.
In pratica sostenevo che, trattandosi una guerra ed essendo quello italiano un esercito invasore, non posso che sostenere la resistenza afghana. E quindi accogliere con favore ogni atto, compreso naturalmente quello della scorsa settimana, teso ad indebolire la presenza nemica.
Ero cosciente della gravità dell’argomento e della radicalità della tesi sostenuta: proprio per questo ero pronto a ricevere numerosi commenti di protesta o, più facilmente, di insulto. Generalmente il sostenitore medio dell’invasione dell’Afghanistan non brilla per cultura generale ed è particolarmente in difficoltà nell’argomentare tesi che conosce a furia di semplici slogan e spot televisivi. Un po’ elettore del Pd un po’ teleimbonito da Mike Bongiorno, Alberto Castagna e Joseph Goebbels. L’insulto è la maniera più semplice e sbrigativa per mascherare la carenza di contenuti. E’ l’exit strategy che manca in Afghanistan, è l’eutanasia che manca nel Pd (ci sono Rutelli e la Binetti, ma non è la stessa cosa).
Bene, mi aspettavo insomma più pareri sfavorevoli che favorevoli. Tra l’altro ho pubblicato il pezzo proprio nel giorno dei funerali dei sei rambo, nell’apice della propaganda nazionaldemocratica (una volta si sarebbe detto nazionalsocialista). L’argomento è davvero un tabù nazionale.
Recentemente in molti hanno imparato a propugnare la praticamente nulla informazione che si fa sulle morti sul lavoro (quello vero, in fabbrica, nelle officine, nei porti, nei magazzini) per criticare la retorica imperialista su questi esaltati che vanno a combattere all’estero e tornano con lo striscione piegato. Bene, ma non abbastanza.
Invece? Invece ho notato sin dalle prime ore che solo una parte dei commenti era negativa. E soprattutto, già a mezzogiorno, il post aveva ricevuto nove segnalazioni ad OkNotizie per promuoverlo, pubblicizzarlo. Ma comunque solo un lettore o due avevano esplicitato con un commento il loro apprezzamento.
Dal mio punto di vista il significato di questo fenomeno è chiaro, e ricalca ciò che temevo: parlare di Afghanistan ed essere nemici dell’esercito italiano invasore è ancora tabù. La gente è ancora troppo timorata di Dio e della Patria, con Bossi e La Russa da un lato e Fini e Franceschini dall’altro, per esporre pubblicamente la propria opinione. Però mi ha fatto davvero piacere constatare che conteporaneamente c’è una fetta non trascurabile di gente che condivide queste teorie. Cioè che considera mercenari, invasori e fascisti gli italiani che girano sui Lince e con il mitra in mano per le strade d’Afghanistan.
Non temo il sentimento di allontanamento, sempre in sintonia con lo zero cinque percento.











4 responses so far ↓
1 curanderozapatista // Sep 25, 2009 at 9:44 am
Barnard a Cesena il 5 novembre, Lucia ha già provveduto ad informare il curandero nel post “capire il torto”.
La giovanile democratica interverrà compatta sostenendo Fatah e invitando a ricomporre il dialogo, “perchè Arafat non può dire sempre di no”.
E quando ci incontriamo non c’è segno di resa e in strada ogni volta si rinnova l’intesa.
2 Franz // Sep 29, 2009 at 11:03 pm
Tre cose:
1) la morte dei sei parà mi lascia abbastanza indifferente. non ho pianto lacrime finte ma non ho neppure esultato. ci mancherebbe. i militari in guerra sanno a cosa vanno incontro, specie se volontari.
2) ok non siamo in missione di pace. questo non è difficile a capirsi. mi chiedo che senso abbia rimanere con i militari, ma mi chiedo anche quale potrebbe essere il destino delle donne afgane se tornassero i taliban. se c’è qualcosa che ancora mi trattiene dal dire “tutti a casa” è proprio questo: la consapevolezza che se si tornasse indietro ci sarebbero milioni di donne in condizioni drammatiche.
3) non posso essere d’accordo quando si parla di “resistenti”. i taliban sono terroristi. la resistenza è un’altra cosa. capiamoci, perchè è importante.
3 Giovanni // Oct 1, 2009 at 9:32 am
Premesso che non ho nessuna simpatia per i taliban afgani e che la morte di una persona merita sempre umano rispetto, ritengo che purtroppo non sia sempre facile distinguere tra terrorista e resistente.
Prendiamo il caso del romagnolo Felice Orsini di Meldola, che nei libri di storia su cui abbiamo studiato a scuola è annoverato tra i “patrioti risorgimentali” e a cui sono dedicate vie e strade in diverse città italiane. Orsini fu colui che nel 1858 lanciò una bomba contro la carrozza di Napoleone III, provocando la morte di 12 persone.
Anche Gaetano Bresci che nel 1900 sparò ed uccise Umberto I, re d’Italia, può vantare nella natia Prato una via a lui intitolata.
4 siti web a basso costo // Jan 31, 2010 at 12:52 pm
Articolo molto inressante, grazie, cmq è bello cercare sul web e trovare le risposte scritte sui blog non credete anche voi? Ciao.
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