Finalmente ho colmato una lacuna non da poco: dopo 28 anni assistere ad un campionato del mondo di ciclismo del dal vivo. Dopo aver saltato sia il doppio Verona che Varese 2008, Mendrisio sembrava messo lì apposta per darmi una nuova possibilità. Partenza alle 5.50 da via Mestre, 3 ore di autostrade praticamente deserte, e arrivo senza alcun problema in Svizzera. In macchina io e l’antropologo, mentre per precauzione avevamo lasciato a casa Sbiro che quando viene lui vince sempre uno spagnolo (o meglio, vince sempre Freire). Il bilancio personale della giornata è più che soddisfacente: bella corsa, tempo splendido (abbiamo preso anche l’ultima abbronzatura dell’anno, probabilmente) e tanta gente.
Organizzazione svizzera un po’ troppo da malati di mente (a loro piace recintare anche il giardino dei nani. Se c’è un confine, ci costruiscono sopra una rete di due metri, così, tanto per mettere le cose in chiaro), e belle camminate tra i boschi, nei paesini svizzeri e nella zona industriale di Mendrisio. Mi sono affidato al mio navigatore di fiducia, che tra un ippocastano ed una stradina che una volta era inghiaiata ma adesso si vede che l’hanno asfaltata, forse qualche volta ha perso l’orientamento ma mai la fiducia. Tanto è bastato per tornare a casa in serata sani e salvi. Certo, per assistere al mondiale sabato sera siamo stati costretti ad andare a letto presto e ci siamo persi Lo Cascio e Celestini (ma chi cazzo sono?) nella notte della cultura a Cesena, ma direi che il compromesso è stato più che accettabile. Avevamo una missione noi: vedere perdere la nazione del doping libero, la Spagna.
Inutile sottolineare che con il senno di poi siamo stati soddisfatti. Vabbeh, ha vinto quel patacca di Evans che al Tour di due anni fa portava la maglietta del Tibet sotto la maglia gialla (si sarebbe trovato bene con quelli di sorrivoli, ndr) ma il mondiale è stato letteralmente gettato al vento dalla Spagna. Con almeno tre uomini in grado di vincere, presenti nelle prime posizioni nel finale di gara, hanno corso così come i manuali di ciclismo spiagano non si debba correre.
Il povero Sbiro Manager 2009 (Così da soprannome dell’antropologo) in collegamento telefonico sulla via del ritorno ha infine espresso un concetto magari paradossale, però che fa decisamente rifletto, e che voglio riportare prima delle pagelle.
Certo che se non fossimo una nazione autolesionista – ha spiegato Sbiro - avremmo convocato anche Rebellin e Di Luca. Ma scusa, Sbiro, sono squalificati, è stata la mia prima risposta. E Valverde?, ha prontamente replicato l’esperto di ciclismo della multinazionale Usa. Se la Spagna si permette di chiamarlo, perchè noi preventivamente lasciamo a casa Rebellin e Di Luca in attesa del pronunciamento definitivo del Tas?
Intendiamoci: sono d’accordo con la Federazione Italiana nel lasciare a casa il veneto e l’abruzzese. Concordo sul fatto – e qui stava la provocazione – che la presenza di Valverde a Mendrisio (così come lo è stata la sua vittoria alla Vuelta) sia stata una grave provocazione da parte della Spagna nei confronti di tutto il mondo del ciclismo. Per questo attualmente odio così tanto la Spagna ciclistica: è terra franca per il doping.
Cosa ha fatto Valverde? Provo a riassumerlo in poche righe. Nel 2006 il suo nome è stato associato a quello di Ivan Basso, Michele Scarponi ed altri atleti di tutti gli sport, riconosciuti come clienti del dottor Eufemiano Fuentes, nell’ambito dell’Operacion Puerto. In tanti hanno pagato, incastrati dalla prova del Dna delle sacche di sangue sequestrate nel laboratorio di Fuentes. Valverde no, visto che prima la Guardia Civil spagnola (qualcosa di peggiore dei Carabinieri italiani, ben conosciuta per esempio dai baschi, così sovente torturati dai gendarmi iberici) e poiù in generale i tribunali di Madrid hanno fortemente ostacolato le indagini del Cio e dell’Uci.
Due anni fa, in occasione di uno sconfinamento del Tour de France in Italia, la Federazione Ciclistica Italia ha effettuato, come suo diritto, controlli a sorpresa agli atelti del Tour, prelevando campioni ematici anche di Valverde. Finalmente è stato possibile dimostrare che il Dna di Valverde era lo stesso di quello delle sacche prelevate nel laboratorio di Fuentes. Risultato: solo l’Italia ha squalificato Valverde, che non ha potuto prendere parte al Tour 2009 perchè era previsto ancora una volta uno sconfinamento all’interno del nostro territorio. Eppure gli è stato permesso di correre la Vuelta (vinta) e il mondiale svizzero. In attesa che ad ottobre, a bocce ferme, arrivi ladecisione definitiva del Tas di Losanna su di lui. Che potrebbe (c’è da augurarselo) trasformarsi in una estensione della squalifica a tutto il mondo con perdita della Vuelta 2009.
Tutto questo per motivare la mia rabbia nei confronti suoi e di quei disonesti che l’hanno portato al mondiale. Chiusura con le pagelle.
Evans 10. Quello che vince nel ciclismo merita il voto massimo, poichè significa che è stato l’unico a raggiungere l’obiettivo prefisso. La sparata nel finale “alla Cancellara” è stata impressionante così – e qui arriva il vero capolavoro – come la scelta dei tempi. Tante occasioni, lui ha individuato quella vincente.
Australia 10. Hanno lavorato duro per chiudere la fuga di Ballan e Paolini, ed alla fine il loro coraggio è stato premiato. Probabilmente, a dispetto dei favori della vigilia, avevano un solo cavallo vincente, appunto Evans, e sono riusciti a farlo vincere.
Kolobnev 9. Di nuovo secondo, così come due anni fa, dietro Bettini a Stoccarda. Ha corso come al solito praticamente senza squadra, arrivando ad un soffio dal colpaccio. Impressionante.
Italia 7. Condotta di gara ineccepibile, Ballerini è davvero un ottimo commissario tecnico. Piazzare quattro uomini nella fuga di metà gara è stata una mossa azzeccata, che ha costretto gli altri a lavorare. A differenza della Spagna, l’Italia ha corso da protagonista. Purtroppo, a differenza della Spagna, l’Italia nel finale non aveva le gambe per vincere.
Cunego 6. Ha perso il treno giusto, ma era il più marcato di tutti senza di fatto poter contare sull’aiuto di nessuno nel momendo decisivo. Stritolato in mezzo alla morsa degli spagnoli.
Sanchez 6. Il meno peggio degli spagnoli, probabilmente il più furente a fine gara perchè tutto faceva pensare, nell’ultimo giro, che era lui il più in forma, e forse il più veloce, del gruppo.
Cancellara 5.5. Una serie di scatti troppo anticipati utili solo per infiammare il pubblico di casa. La sua progressione è impressionante, ma menare nel momento sbagliato è come non avere le gambe giuste. Serve solo a perdere.
Ballan 5. Deludente. Entra nella fuga giusta ma manca di fatto non incide mai nell’economia della gara. Per lui l’anno maledetto in maglia iridata è finalmente terminato.
Basso 5. Non va oltre un paio di menate in testa al gruppo. Lodevole lo spirito di sacrificio per la squadra. I livelli pre-squalifica sono però solo un lontano ricordo.
Pozzato 4. Ha rotto le scatole alla vigilia perchè avrebbe voluto i gradi da capitano al pari di Cunego e rimedia una delle peggiori figure di sempre. Inutile ed indisponente.
Freire 3. Le ipotesi sono due: se si sentiva forte abbastanza per vincere il quarto mondiale, ha sbagliato a non ordinare a tutta la squadra di lavorare per lui. Altrimenti ha sbagliato a non lavorare per la squadra.
Valverde 3. Il fantasma di Canterville
Spagna 2. Un monumento all’idiozia. Sono palesemente la nazionale più forte, corrono come nemmeno i cicolamatori di Borello. Praticamente senza un commissario tecnico, vista l’anarchia che ha regnato in squadra. Scorretti e tecnicamente scarsissimi. Come diceva il buon Adriano De Zan – e per questa nazionale spagnola il detto sembra ritagliato alla perfezione – “La classe non si compra al supermercato”.










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