Battagliero
rispettoso lusinghiero
il giudizio che si dà
non lo salverà dal cielo
il suo lucido pensiero
disinvolto faccendiero
del potere che verrà
apprendista dell’imperoOh! Battagliero – CCCP
Se scrivo “Pci” su Google Immagini, delle prime 18 miniature che compaiono in prima pagina, solo due, la seconda e la quattordicesima, recano falce e martello. Le altre ritraggono tutte la famosa interfaccia per schede madri, “Peripheral Component Interconnect“, il cui acronimo è appunto Pci. Sono i dettagli quelli che aiutano a ricordare che la Guerra Fredda l’abbiamo persa.
Amerika, sempre Amerika. Questa sera mi sono avvicinato a San Francisco, che visiterò domani, e soprattutto al suo aeroporto. Domani ufficializzo la vittoria capitalistica e mi dedico allo shopping. Porto beni statunitensi in territorio italico senza pagarne l’importazione. Che tra le altre cose qui in California espongono il prezzo senza tasse. Come se in Italia i presti esposti non fossero comprensivi di Iva. Sti Amerikani. Dicevamo dello shopping. Prima tappa Abercrombie, che va tanto di moda da noi. Regalo per Melissa (nel dubbio taglia, colore e modello me li ha spediti lei via mail) e per lo Sbirimbo (modello Power Ranger). Abercrombie qua è ovunque. Prendono solo commessi il più possibile belli, che girano scalzi per il negozio, con musica a palla e luci soffuse. Dicono che vada di moda. Qualche giorno fa hanno aperto a Milano il primo negozio Abercrombie d’Italia con tanto di intervista al manager. Roba che lo avrei mandato in Siberia per molto meno. La Stampa gli ha dedicato un signor servizio, e mi son chiesto: chissà se il New York Times farebbe lo stesso per celebrare l’apertura di una Coop a Manhattan. You are Coop, who else can give you more?
Poi, vabbeh, un giro all’Apple store me lo posso concedere. Visto che Cupertino è così vicino. Prenderò qualcosa per i miei genitori, che sono Mac-Oriented.
Proseguo con note di colore, sparse, disorganizzate, non omolgate. Come gli errori di un articolo non riletto di un quotidiano di periferia. Anticonformiste per definizione.
Oggi ho preso il treno. Dico, il treno amerikano. E allora uno se ne può anche fregare di dove sia in quel momento, dalla gloriosa Transiberiana fino alla ferrovia californiana, che tanto un treno è in tutto il mondo un treno. Ovvero il miglior mezzo di trasporto mai inventato dall’uomo, insieme alla bicicletta. Treni e biciclette, il mondo perfetto darebbe loro grande spazio. Ciclisti e ferrovieri, i rivoluzionari del domani. Dal pendolare che tutte le mattine aspetta di salire in improbabili regionali che fermano in altrettanto improbabili stazioni Varignana e Mirandola-Ozzano. O Gambettola e Forlimpopoli, ma queste ultime mi stanno un po’ più simpatiche, se non altro per vicinanza. Borgo San Lorenzo. Roba che qualcuno ci passi anche la notte.
E po il mio inglese. Direi che mi disimpegno in qualche modo. Capisco meglio gli amerikani che gli inglesi. Probabilmente perchè da queste parti ci sono tantissimi immigrati di madrelingua ispanica e tanti asiatici, e il loro inglese non è poi così incomprensibile. Il loro accento è riconoscibile, naturalmente come il mio italiano. Appena salito sul bus che dall’aeroporto mi portava a Santa Clara, una persona ha riconosciuto che sono italiano solo da come ho pronunciato “Santa Clara”. Chissà quanto cazzo di modi ci sono per dire “Santa Clara”. Lei poi era francese, e sicuramente dirà “Santà Clarà”. Vabbeh. Comunque sti amerikani li capisco. Quasi tutti, e qualcuno non lo capisco, penso che sia lo Sbiro della situazione. Sbiro parla come i texani, e non un caso che Odeassa, Tx, sia la sua città preferita. A lezione il primo anno non capivo mai quello che mi diceva. Talvolta rispondevo “sì”, poi vedevo che s’incazzava e capivo che non era una domanda a risposta chiusa. Oggi le cose vanno meglio, ma non se sia merito suo o mio. Comunque ogni tanto, con l’inglese, mi capita la stessa cosa. Mi fanno una domanda alla quale non rispondo perchè non ho capito un emerito nulla. Sorrido. Capisco dalla reazione dell’interlocutore che una risposta sarebbe perlomeno attesa. Dai, Sbiro, non rompere le scatole che ti han fatto anche esordire Bcc e sei contento.
Aggiorno Facebook e mi vado a letto. Che, avviso per tutti i cesenati, non si dice. Non è un’azione riflessiva quella di andare a letto. Si dice “vado a letto”, non “mi vado a letto”. Non facciamo sempre la parte di quelli che vengono dalla campagna, dai.
Però che culo ha Mourinho, più sfondo di quello di Marrazzo. E con questa mi vado definitivamente a letto. Che la campagna non è poi così male. Che la terra è pesante, pesante da portare.











1 response so far ↓
1 curanderozapatista // Nov 6, 2009 at 1:31 am
Ai commessi pesta i piedi con gli anfibi.
Voglio adorare il sapore celeste del ferro.
Leave a Comment