La settimana delle sconfitte si conclude con l’ennesima beffa: il fuso orario mi priverà anche del 7 novembre, anniversario della Rivoluzione d’Ottobre (in russo, appunto, Октябрьская революция). E’ proprio il caso di dire “Stars are blind”, ed il fatto che sia il titolo di una canzone di Paris Hilton rende tutto ancora più surreale ed inverosibile.
Io davanti al Palazzo d’Inverno, assaltato nella tarda sera del 7 novembre 1917 (25 ottore per il calendario allora in usa in Russia) e completamente catturato nelle prime ore della mattina seguente.
Tra poco più di un’ora in albergo arriverà il taxi che mi dovrà portare all’aeroporto di San Francisco, per cui è utile che mi dia una mossa a scrivere e soprattutto a far la valigia. Rigorosamente all’ultimo momento. Dicevamo del furto del 7 novembre. Provo a riassumere.
Partirò alle 6,00 orario Californiano (UTC/GMT-8, in alternativa PST) di venerdì 7 novembre 2009 ed arriverà a Bologna, dopo due scali ad Atlanta e Parigi, alle 9,00 italiane (UTC/GMT+1, CET) di sabato 8 novembre. Sono 18 ore di volo che con le 9 del fuso orario diventano 27 teoriche: un giorno e tre ore. Parto quindi che è notte ed arrivo che è già mattina del giorno dopo. E’ banale sottolinare inoltre come anche il mio “7 novembre”, pur vissuto a 10mila metri d’altezza, sia un giorno decisamente più corto degli altri. Se il 31 ottobre, data di arrivo in California, era durato 24+9=33 ore, questo 7 novembre sarà di sole 24-9=15 ore. L’ho precisato poco fa, magari sono banalità, però è bene pensarci: mi fregano 9 ore nel giorno in cui celebro la Rivoluzione Bolscevica.
Vabbeh, il tempo stringe. Sono sopravvissuto a San Francisco, ma non ho visto praticamente niente. Niente Golden Gate, niente Alcatraz, niente tram trainati a fune. Ero da solo, con qualche commissione da adempiere, a piedi, un po’ stanco, e con poco tempo a disposizione. Magari, probabilmente, tornerò a San Francisco.
Una menzione per l’Apple Store, che è una figata di negozio anche se amerikano. Ho preso un Mac Mini per i miei genitori che, come detto nel post precedente, sono Mac-person. Il cambio euro/dollaro è molto favorevole: un dollaro vale al momento circa 0,67 euro. Visto che quasi tutte le grandi catene internazionali mantengono prezzi unitari equivalenti tra diverse valure (Abercrombie fa pagare lo stesso profumo 50 sterline a Londra, 50 euro a Milano e 50 dollari a San Francisco), significa poter godere di una riduzione del 33% circa. Non male.
Il problema della California (ma tutta l’amerika, suppongo) è che il prezzo esposto è pre-tasse, o meglio senza l’equivalente della nostra Iva. Corre voce che in Oregon l’Iva sia nulla, mentre in California è del 9,5%. Quindi i prezzi vanno leggermente aumentati. Poi, e non capisco perchè, ho dovuto ordinare in italia un nuovo alimentatore per il Mac Mini, visto che quello venduto a San Francisco opera solo con una tensione nominale di 110 Volt (appunto come si usa da queste parti) e non la 220 V italiana. Normalmente gli alimentatori (come quello del mio Acer TravelMate) operano con entrambe le tensioni. Vabbeh, tutto questo per dire di fare attenzione prima di acquistare elettronica in amerika e valutare eventuali spese extra come queste. Nel mio caso, anche considerando che in Italia posso usufruire dello sconto Educational per i prodotti Apple, tutto compreso (cioè Iva californiana e nuovo alimentatore), mi è convenuto comunque prendere il Mac Mini a San Francisco. Magari non di molto come mi sarei aspettato all’inizio, bensì solo di qualche decina di euro. Questo perchè la spesa era comunque contenuta (circa 600 dollari). Già nel caso dell’acquisto di un MacAir, cioè a partire dai 1400 euro, la convenienza di pagare in dollari sarebbe notevolmente maggiore.
Ecco, le mie considerazioni su come acquistare Apple sono la mia cartolina di San Francisco. Adesso mi metto a preparare la valigia. Ci risentiamo dall’Italia, specificatamente dalla Romagna, settore operativo Cesena-Rimini.









1 response so far ↓
1 Sbiro // Nov 7, 2009 at 11:22 am
Per la cronaca in Texas è il 7.2%
Leave a Comment