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Reggio Calabria è troppo vicina

January 20th, 2010 · 2 Comments

Un viaggio niente male per una vittoria niente male. Tocca far fatica anche se non si viaggia con il pullman dei tifosi. Anche se, per risparmiare tempo, si prende l’aereo. La trasferta di Reggio Calabria, insomma, presterà una discreta impresa, più di un qualsivoglia volo di dannunziana memoria.

Partiamo in quattro: io, l’indistruttibile Giovanni “Jhon” Guiducci e l’uomo che tutto immortala Vittorio Calbucci ci incontriamo a Cesena, Luca Alberto Montanari ci raggiunge direttamente al Ridolfi di Forlì sabato mattina alle 7,30. Che, per dirla tutta, fino a qualche ora prima eravamo al Pineta a festeggiare il compleanno proprio di Lupo: si parte quasi in dritto.

Atterriamo a Catania, grazie alle aviolinee Pulvirenti, alle 10,15. Si noleggia l’auto, si oltrepassa l’Etna e si raggiunge Messina. E qui capiamo di essere un po’ lontani dalla nostra solita realtà. Regola prima dell’automobilista: agli incroci il concetto di precedenza non esiste. O meglio, non è necessariamente legato alla natura delle strade interessate né tantomeno dalla segnaletica orizzontale e verticale. Funziona un po’ come in California: il primo che arriva ha la precedenza. Tradotto in termini italiani: conta buttarsi alla disperata nel mezzo dell’incrocio e allora gli altri, semplicemente per evitare l’incidente, si fermano. Punto numero due. Se c’è una strada a doppia carreggiata, ed ogni senso di marcia ha due corsie, la corsia più a sinistra può essere utilizzata per creare una fila di auto parcheggiate in doppia fila. Semplice, ma efficace. Regola numero tre: se un automobilista per sopraggiunte necessità si deve fermare, lo può fare esattamente nel punto in cui si trova. Risparmiando tempo.

Superiamo Messina, ci imbarchiamo alla volta di Villa San Giovanni e dopo una quindicina di chilometri della sempre bella Salerno-Reggio Calabria eccoci al Granillo. I semafori di Reggio sono uno spettacolo, fissi sul giallo e l’anarchia totale sotto.

La vittoria è ormai storia, il gol di Do Prado il giusto premio per la faticaccia. Scriviamo i pezzi e muoviamo alla volta nuovamente della Sicilia. Di nuovo Villa, traghetto, Messina ed eccoci a Catania. Ci fermiamo ad un ristorante per la cena, mentre all’esterno un simpatico parcheggiatore abusivo controlla attentamente la nostra auto. Quattro euro il costo della sorveglianza (non armata).

Attraversiamo Catania, che è proprio come ce la ricordavamo: piena di vita e di traffico. Ogni via è un ingorgo. Il lungomare è animato da simpatiche passeggiatrici dell’est in tenuta da battaglia, altrettanto simpatici ragazzi vendono improbabili biglietti (nessuno sa di cosa) a bordo strada ed il pericolo maggiore in tale simpatico marasma è rappresentato dagli scooter talebani. Tali bicicli sono guidati da adolescenti kamikaze con papalina di Dolce&Gabbana o Armani, firmati dalla testa ai piedi, rigorosamente senza casco e più spericolati dei piloti americani del Cernis.

Raggiungiamo il Fontanarossa, trascorriamo qualche ora di riposo all’interno dell’auto. E’ un freddo terribile, ogni tanto accendo il riscaldamento ma inevitabilmente Lupo apre lo sportello perché ha caldo. Lo distraggo un po’ facendolo collegare a Facebook col mio pc, giusto per vedere cosa sta scrivendo Gimmy Reporter alle quattro di mattina, l’orario in cui solitamente dà il meglio. Trascorriamo la notte all’aeroporto di Catania, esattamente 4 anni dopo esserci stati per un Catania-Cesena per la promozione, con Castori in panchina.

Alle 6,40 finalmente decolliamo ed alle 8,10 siamo di nuovo a Forlì. E’ un freddo cane, i 16 gradi della Sicilia sono solo un ricordo. Siamo stanchi, distrutti. Non si dorme da due giorni. Ormai è tardi per rimettersi a letto. E’ già ora di ripartire, ma che spettacolo. E che tre punti.

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Tags: Cesena 1940 · Lifestyle

2 responses so far ↓

  • 1 Henning-Schelotten // Jan 20, 2010 at 9:49 am

    Che bel pezzo, da SERIE AAA :-) )

  • 2 Sbiro // Jan 20, 2010 at 6:59 pm

    e Sbiro dov’era….?

    Per la cronaca: ad un simile deja-vu non avrei mai rinunciato..

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