Eccezionalmente in anticipo, il prossimo pezzo che ho preparato per Cesena-Ancona, in programma venerdì 2 aprile alle 19 (state attenti, si gioca venerdì sera perchè dicono che poi sia Pasqua…). E’ il resoconto di una trasferta sulla carta facilissima, a conti fatti degna di Indiana Jones… (per poco anche di Jhon Holmes).
Un giorno intero a letto per riprendermi da tutto più un succulento pasto a base di riso integrale, rigorosamente in bianco. E’ il mio day after Brescia, quella che forse sarà ricordata come l’impresa dell’anno, un po’ come le vittorie di Pisa e Ferrara, rispettivamente con Castori e Bisoli, nelle indimenticabili annate promozione. D’accordo, a voler proprio essere scaramantici dovremmo considerare anche il libro di Jhon Guiducci in uscita (con le foto tra l’altro di Vittorio Calbucci) che è stato sempre foriero di cambi di categoria, ma è bene tornare al calcio parlato, decisamente meglio di quello sognato.
Oggi voglio raccontare la trasferta di Brescia. Partiamo in 4: io, Fabio, Lupo ed un amico finlandese, Jouni, che da Oulu è venuto tre giorni a Cesena solo per assistere a questa trasferta e vedere in azione i famosi tifosi italiani. Mi chiede se vedrà questo famoso “Tifo”, proprio così, con la ‘T’ maiuscola, come se fosse un nome proprio dal sapore vagamente latino, l’equivalente di ciò che è per noi la “torcida” brasiliana. Per gradire la cucina italiana alle 6 di pomeriggio (un’ora in ritardo rispetto al tipico orario di cena finlandese) si spara un piatto di tagliatelle al ragù in un autogrill nei pressi di Desenzano.
Il viaggio d’andata scivola via senza problemi. Accompagniamo Jouni in un bar davanti all’entrata della settore ospiti. Deve incontrarsi con alcuni ragazzi del Bronx Vigne che non sono arrivati. Jouni parla solo inglese. Lo affido temporaneamente ad alcuni ragazzi di Santa Maria Nuova che parlano solo italiano. Ma sanno farsi intendere ottimamente a gesti. E poi il linguaggio dell’alcol è universale. Lo portano al bar dei brasciani a bere “the italian vodka”, ovvero la grappa.
Inizia la partita. Jouni incontra quelli del Bronx Vigne e scatta mille foto dall’interno del settore ospiti. Il buon Luca Serafini, al mio fianco, nella ripresa si irrigidisce preso dal timore di non riuscire a spedire in tempo utile tutti i pezzi. A dieci minuti dalla fine chiede da quanti anni il Cesena non espugnava Brescia, ed a questo punto non è più questione di scaramanzie varie, e si becca da tutti i colleghi romagnoli una serie di simpatici improperi lunghi appunto 30 anni. Intanto sul campo il Cesena gioca la partita perfetta, come il Milan come il Manchester United tre anni fa o come il Manchester United contro il Milan quest’anno. Vittoria, tripudio.
In sala stampa le facce distrutte di alcuni giornalisti bresciani, quelli che fino a due anni fa insultavano Castori in preda ancora ai livori post Lumezzane (che bello pensare che brucia ancora così tanto), non ha prezzo. Iachini racconta che la partita è stata decisa da un episodio, com’è nel suo stile. Sono d’accordo, un episodio lungo 90 minuti, ma pur sempre un episodio. Del resto nessuno ha seguito Budel a fine serata, sotto la doccia e nel post partita. Vieri forse all’epoca non poteva di parlare di episodi, visto che dopo non aver toccato palla per 90 minuti veniva seguito dagli scagnozzi del team Onestà anche durante le sue scorribande nei locali milanesi. Ma questo è un altro discorso.
Ci prepariamo a tornare a casa. Io mi accordo di essere divorato dall’influenza. La tensione, il freddo, l’emozione, mi hanno distrutto. Ogni singolo muscolo mi fa male, sono a digiuno, non mi andava niente da mangiare e la testa scoppia. Ma sono felice per il trionfo. Entro nel pullmino e mi accascio nel sedile posteriore per dormire. Mi risveglio un’ora più tardi. Siamo fermi un parcheggio nei prezzi di Fontanellato, tra Piacenza e Parma. Un camion turco con una manovra degna di Oler Togni ci ha impedito di entrare all’autogrill di Cremona e siamo rimasti senza benzina.
Vi puntualizzo la situazione: tre giornalisti, un finlandese che chissà cosa stesse pensando, un parcheggio buio in piena Emilia, pieno di camion, trans e scambisti. Ci soccorrono gli amici del Carlino, che caricano il buon Fabio e lo portano a prendere un po’ di benzina. Provo comunque a dormire. Sono svegliato dalle parole di Lupo: “Salve”.
“A chi dici Lupo?”
“Ah, a quel trans che si è fermato a mezzo metro da noi e mi stava fissando. Aveva un appuntamento con quello dentro quella macchina là e quando ci ha visto se n’è andato. Gli abbiamo rovinato il lavoro e si stava agitando”.
Simpaticamente l’umile trans si rimette in macchina e continua a battere l’area di servizio. Proviamo a spiegare la situazione a Jouni, che sicuramente avrà una storia singolare da raccontare al suo ritorno a casa.
Collasso nuovamente, arriva Serafini con la benzina e finalmente ripartiamo. Alle 4.45 sono a casa, nel mio letto. Non male per una trasferta a Brescia, distante al massimo tre ore. Ma chissenefrega, i tre punti valgono tutto. In condizioni pietose mi infilo sotto le coperte sperando di riuscire a dormire. Non mi misuro nemmeno la febbre. Divento fan su facebook di “Fontanellato” e provo ad addormentarmi. Tre punti valgono mille dosi di tachipirina,











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